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domenica 23 febbraio 2014

Mohammed Helles (photo by Rosa Schiano)

Era il venerdì della protesta della resistenza popolare. Centinaia di giovani palestinesi si erano riuniti lungo il confine ad est di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza. 
Come ogni venerdì, alcuni giovani, tra i più coraggiosi, si avvicinavano alla barriera che separa i territori palestinesi da quelli che Israele ha occupato nel 1948, nel tentativo di piazzare una bandiera palestinese per rivendicare il diritto alla propria terra. Altri lanciavano pietre con le fionde in direzione dei soldati. Camionette militari israeliane erano disposte lungo il confine. I militari israeliani hanno iniziato a sparare proiettili e gas lacrimogeno ad altezza d'uomo. Il bollettino di questa giornata riporta 14 giovani palestinesi feriti da arma da fuoco e gas lacrimogeno compreso un bambino in gravi condizioni.

Il bambino, Mohammed Helles, di età tra i 12 ed i 14 anni, è stato colpito alla testa da un candelotto di gas lacrimogeno. Alcune delle immagini scattate dal fotografo palestinese Mahmud Hams (AFP) sono inquietanti:

Mohammed Helles (photo by Mahmud Hams - AFP)

Mohammed Helles (photo by Mahmud Hams - AFP)

Mohammed Helles (photo by Mahmud Hams - AFP)


Mohammed Helles (photo by Mahmud Hams - AFP)

Abbiamo visitato Mohammed Helles nel reparto di Terapia Intensiva dell'ospedale Shifa in Gaza city.
Prima di entrare in sala, uno dei dottori ci aveva riferito che il bambino non era in grado di parlare, forse nemmeno di ascoltare. Mohammed respirava normalmente, senza ventilazione elettronica. Il suo capo era fasciato. Un dottore del reparto ci ha riferito che il bambino era arrivato in ospedale con un Glasgow Coma Scale di 11. Frammenti di esplosivo hanno colpito il cervello e sarebbe stato successivamente sottoposto ad un intervento chirurgico.  Il report ospedaliero parla di trauma cranico dovuto a "missile esplosivo" contusioni multiple al cervello, corpo estraneo nello scalpo. Il dottore del reparto si mostrava ottimista e ci ha rassicurati dicendoci che il bambino sarà in grado di recuperare.

Resta, tuttavia, un dubbio sull'arma che abbia colpito Mohammed, in quanto il tipo di ferita che ha subito è una ferita da arma da fuoco.

Mohammed Helles (photo by Rosa Schiano)



Il secondo bambino, Fadel Abu Odwan, di 12 anni, è rimasto ferito invece lungo il confine nell'area di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza. L'esercito israeliano spesso apre il fuoco verso i terreni agricoli palestinesi causando vittime fra i civiili.
Fadel  è stato trasportato all'ospedale Nasser in Khan Younis dove si trova ricoverato attualmente nel reparto di terapia intensiva.
Ha subito una ferita da arma da fuoco nell'area pelvica. L'arteria femorale sinistra è rotta, ha subito una forte emorragia ed è stato sottoposto ad un intervento di orchiectomia, l'esportazione dei testicoli. Fadel era sedato per il dolore intenso. Fadel è cosi piccolo, ma il suo futuro è ormai segnato.

Fadel Abu Odwan (photo by Rosa Schiano)

Fadel Abu Owan  (photo by Rosa Schiano)


Fadel Abu Odwan (photo by Mahmoud Bassam)

Fadel Abu Odwan (photo by Mahmoud Bassam)


Le aggressioni da parte dell' esercito dell'occupazione israeliana e l'illegale assedio imposto sulla Striscia di Gaza continuano sotto il silenzio internazionale.


lunedì 10 febbraio 2014

protesta della resistenza popolare, 10 febbraio 2014, Gaza


Venerdì abbiamo preso parte alla manifestazione della resistenza popolare che settimanalmente centinaia di ragazzi palestinesi tengono lungo il confine ad est di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza.
Consapevoli degli attacchi che avremmo subito da parte dell'esercito israeliano, eravamo muniti di cipolle, acqua e lievito per sollevarci dal dolore dei lacrimogeni. 

Ragazzi palestinesi di età compresa tra i 10 ed i 24 anni si sono riuniti lì per sfidare l'occupazione militare israeliana, avvicinandosi alla barriera di separazione, lanciando pietre o piazzando bandiere palestinesi sopra la barriera. 

Piazzare una bandiera sopra la barriera che separa i territori palestinesi da quelli che Israele ha occupato nel 1948 rappresenta una vittoria che vale la vita per molti di questi ragazzi.

L'esercito israeliano in jeep si è schierato lungo la barriera. Tre soldati si sono nascosti dietro una collina con le armi puntate verso i manifestanti. Alcuni soldati usciti da una jeep hanno iniziato a sparare proiettili e lacrimogeni, nonostante sapessero che davanti a loro avevano solo dei ragazzini disarmati o muniti solo delle tipiche fionde.

Il vento era a nostro favore, motivo per cui inizialmente il gas dei lacrimogeni non ci ha colpiti. Successivamente l'esercito ha lanciato lacrimogeni a lunga distanza così che fossimo tutti avvolti dal gas. Molti giovani hanno iniziato a correre guardando verso il cielo per evitare di essere colpiti dai cilindri. Il gas bruciava negli occhi e nei polmoni.

"Siamo qui per liberare Gerusalemme ed affermare il diritto alla nostra terra", ci ha detto un giovane. 

Alla protesta erano presenti anche due giovani che erano rimasti feriti nelle manifestazioni precedenti, di cui uno, in stampelle, portava il fissatore esterno nella sua gamba destra. Ci ha salutati con un enorme sorriso, nonostante tutto. 

La tensione saliva con il passare del tempo, e presto i lacrimogeni hanno lasciato il posto ai proiettili. Un'ambulanza ha poco dopo raggiunto il posto. 

Il bollettino di questa giornata riporta 5 giovani feriti, di cui 3 da arma da fuoco e due da gas lacrimogeno.

Nizar Mahey El Dein Zaqout, 23 anni, è stato ricoverato al Kamal Odwan hospital in Beit Lahia. L'abbiamo incontrato il giorno seguente in ospedale. Ha riportato ferita da arma da fuoco al ginocchio sinistro con frattura e da frammenti di esplosivo. È stato sottoposto a chirurgia al mattino e deve rimanere sotto osservazione per controllo dei nervi.
Nizar aveva posto una bandiera palestinese sopra la barriera di separazione ed un soldato gli ha sparato. alcuni ragazzi l'hanno trasportato correndo verso l'ambulanza. 
"Perché rischi la vita?", gli ho chiesto. "Perché questa è la nostra terra. Gerusalemme ci appartiene. Loro vivono nella nostra terra contro la nostra volontà", ha risposto Nizar.
Anche il venerdì precedente Nizar era andato alla protesta ed era rimasto ferito da gas lacrimogeno.
Non appena ho saputo il suo nome gli ho chiesto se fosse parente di un ragazzo ucciso due anni fa. Mi ha detto di sì. Suo cugino Mahmoud Zaquout, 19 anni, era stato ucciso dall'esercito il 30 marzo di due anni fa durante la Global March to Jerusalem, vicino il valico di Erez, nel nord della Striscia. Suo cugino era stato ucciso da un proiettile mentre cercava di porre una bandiera palestinese sopra la barriera di separazione. (Qui avevo raccontato della sua storia e di quella giornata http://ilblogdioliva.blogspot.it/2012/04/mahmoud-19-anni-ucciso-ad-erez-nel-land.html ). 
Nizar ci ha detto che continuerà ad andare a queste manifestazioni di resistenza popolare che sono iniziate nuovamente a Gaza circa 2 mesi fa. Nizar ci ha anche detto che da circa 6 settimane le manifestazioni sono diventate più aggressive. 
"Potrei diventare un martire lottando per la liberazione di Gerusalemme e per aprire una linea tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania. Noi manifestiamo anche per i diritti delle detenute palestinesi nelle carceri israeliane", ci ha detto Nizar.


Ali Ziad Salim Abu Dan, 19 anni, è invece rimasto ferito gravemente e ricoverato nel reparto di terapia intensiva dello Shifa hospital in Gaza city. Suo padre ci ha detto che il proiettile è entrato dal petto ed ha coinvolto cuore e fegato, ad una distanza di pochi millimetri dalla spina dorsale. 
È arrivato in coma in ospedale, si è svegliato il giorno successivo. È stato ricoverato in ICU sotto ventilazione artificiale. L'ultimo aggiornamento che abbiamo ricevuto da suo padre domenica sera riporta che le sue condizioni stanno migliorando ed il giovane sta respirando senza ventilazione.

Il terzo ferito, Ahmad Mahmoud Al Najjar, 23 anni, è stato colpito da un proiettile alla gamba destra, non ha subito frattura, ed è stato rilasciato dall'ospedale.

Gli altri due giovani sono rimasti feriti da gas lacrimogeno e sono stati rilasciati dall'ospedale.

Molti di questi giovani rischiano la propria vita perché credono nella liberazione della propria terra. Diventare martiri significa esser ricordati per aver lottato coraggiosamente per la stessa. 
Alcuni, rischiano perché sono disperati; le loro condizioni di vita, l'assedio, la mancanza di lavoro, non danno loro alcuna speranza per il futuro. 

Noi continueremo ad essere testimoni, come Nizar ci ha chiesto, per dar loro voce e per essere loro accanto nella lotta per i propri diritti, perché la questione palestinese non è solo un questione umanitaria ma una questione politica.


Nizar Mahey El Dein Zaqout, 23 anni


Ulteriori foto che ho scattato durante la protesta:

















sabato 4 gennaio 2014

Adnan Abu Khater, di anni 17, era rimasto ferito il pomeriggio di giovedì 2 gennaio dal fuoco dell'esercito israeliano lungo il confine ad est di Jabalia, nel nord di Gaza. Era stato trasportato all'ospedale Kamal Odwan in condizioni critiche. Dal Kamal Odwan hospital è stato trasferito allo Shifa hospital in Gaza city per essere operato. Data la gravità delle sue condizioni e l'impossibilità di curarlo nella Striscia per mancanza di attrezzature, è stato chiesto il coordinamento per l\attraversamento del valico di Erez ed il ricovero in un ospedale israeliano. Purtroppo, durante il percorso, il giovane è morto, all'altezza del valico di Erez. 
In ospedale abbiamo incontrato uno dei fratelli del giovane deceduto ai quali i dottori stavano ingessando un braccio. L'uomo era visibilmente scioccato. Abbiamo preferito di visitare la famiglia del giovane nei prossimi giorni.

Ieri 3 gennario, mentre ci trovavamo in ospedale per parlare con i dottori, un altro giovane veniva ferito nella stessa area lungo il confine ad est di Jabalia. Il giovane è stato trasportato in ospedale. Il suo nome è Khaled Ibrahim Owda, di anni 21. Il proiettile l'ha colpito alla gamba destra. Il giovane ci ha detto che stava pregando con altre persone presso il cimitero di Jabalia quando i soldati israeliani hanno aperto il fuoco. L'ambulanza non ha potuto raggiungere il posto. Il giovane è stato trasportato su un "tuk tuk" fino a raggiungere l'ambulanza. Le sue condizioni sono buone e la ferita è leggera.

Abbiamo successivamente lasciato l'ospedale, ma mentre eravamo in auto, abbiamo ricevuto una chiamata che ci ha avvisati che un altro ferito era appena giunto in ospedale. Velocemente siamo tornati verso l'ospedale.

Thaer Mohammed Rabaa, di anni 25, era rimasto ferito dal fuoco dell'esercito israeliano nello stesso posto dei casi precedenti, lungo il confine ad est di Jabalia. Il proiettile ha colpito Thaer al fianco sinistro. Il proeittile è entrato ed uscito. Gli infermieri ci hanno detto che le sue condizioni sono stabili. Fuori la sala in cui era stato ricoverato vi erano una decina di parenti e sua madre visibilmente scioccata. 
Alcuni parenti ci hanno detto che i ragazzi stavano lanciando pietre contro i soldati, come usano fare ogni venerdì. Ed infatti, sono molti i giovani che rimangono feriti o uccisi dall'esercito il venerdi pomeriggio lungo il confine. "Stavano gareggiando a chi si avvicinava di più alla barriera di separazione", ci ha detto un parente di Thaer. Purtroppo le forze israeliane sparano indiscriminatamente su questi giovani presi dal desiderio di sfidare l'occupazione militare.
Oggi siamo tornati in ospedale per visitare Thaer. Ci ha detto che si trovava in terreno accanto al cimitero ad est di Jabalia, a circa 300 metri di distanza dalla barriera di separazione. Ci ha detto che i soldati israeliani hanno raggiunto il confine con una jeep ed hanno aperto il fuoco sui giovani. Thaer ci ha anche detto che alcuni soldati stavano lanciando gas lacrimogeni ad un gruppo di ragazzi che lanciavano pietre. 

Sempre all'alba di ieri 3 gennaio l'aviazione militare israeliana aveva condotto diverse incursioni aeree colpendo terreni agricoli in diversi punti della Striscia. Le autorità israeliane avevano anche inspiegabilmente chiuso alla stampa il valico di Erez.

Thaer Mohammed Rabaa, 25 anni


la ferita da arma da fuoco sul fianco sinistro di Thaer Mohammed Rabaa, 25 anni

Khaled Ibrahim Owda, 21 anni



domenica 22 dicembre 2013

Nel primo pomeriggio di venerdì 20 dicembre 2013, le forze israeliane di occupazione hanno ucciso un ragazzo di 27 anni, Odah Jihad Hamad, e ferito suo fratello Raddad, di 22 anni, a nord di Beit Hanoun, nel nord della Striscia di Gaza. Il Palestinian Center for Human Rights riporta che le forze israeliane  hanno aperto il fuoco direttamente sui due civili nonostante fosse chiaro che i due stessero raccogliendo acciaio e plastica dalla discarica vicino la barriera di separazione. Raddad ha riportato al Pchr che era andato alla discarica con suo fratello Odah verso le 12.00. Verso le 15.30, le forze israeliane hanno aperto il fuoco ed un proiettile ha colpito Odah alla testa. Raddad, ha detto di aver cercato di raggiungere suo fratello ma le forze israeliane hanno sparato ferendolo alla mano destra. E' scappato ed ha cercato di chiamare la Palestine Red Crescent Society per chiedere un'ambulanza. L'ambulanza è arrivata con ritardo solo alle 16.15 quando ha ottenuto il coordinamento attraverso della Croce Rossa Internazionale. Odah è stato trasportato al Beit Hanoun hospital dove è morto poco dopo. 

Inoltre, sempre nel pomeriggio, due ragazzi palestinesi sono stati feriti dal fuoco dell' esercito israeliano vicino il cimitero ad est di Jabalia, a nord di Gaza city.  I tre feriti, Mohammad Hammouda Ayoub (23 anni), Dya Ahmad Al Natour (17 anni), e Ali Hasan Khalil (20) ,  sono stati trasportati al Kamal Odwan hospital.

Mohammad Hammouda Ayoub, 23 anni

Mohammed lavora in un negozio che vende carbone nei pressi del cimitero ad est di Jabalya, a nord della Striscia di Gaza. Mohammed ci ha raccontanto che, terminato il suo turno di lavoro, verso le 11.30, si stava allontanando quando ha visto un gruppo di ragazzi avvicinarsi al suo negozio. Ha chiesto loro di andare via, poi i soldati hanno iniziato a sparare. Questo posto si trova accanto al confine, e, soprattutto il venerdì, i ragazzi si recano lì per lanciare pietre contro i soldati. Le forze militari israeliane senza esitazione iniziano a sparare. Giovani palestinesi rimangono feriti così ogni settimana o ogni due settimane in questa zona.
Mohammed è stato colpito da un proiettile alla gamba destra. I ragazzi sono scappati. Mohammed è rimasto a terra 15 minuti prima che qualcuno arrivasse ad aiutarlo. L'ambulanza non poteva raggiungere il posto, un ragazzo in moticicletta ha preso Mohammed e l'ha trasportato all'ambulanza che aspettava vicino la moschea Abu Baker. Il negozio dove lavora Mohammed dista circa 600 mt dalla barriera di separazione. Mohammed pensa che gli spari provenivano da una delle torri di controllo poste lungo il confine, all'interno delle quali ci sono mitragliatrici automatiche.
Mohammed ci ha mostrato il proiettile che i dottori hanno estratto dalla sua gamba, si tratta di un proiettile 250mm. Il proiettile ha causato una frattura e si era spostato all'interno dell'arto. 
I dottori hanno posto un fissatore esterno. Dovrà tenerlo per 6 mesi.
La famiglia di Mohammed, del campo rifugiati di Jabalia, è composta da 11 persone. Mohammed è l'unico  membro della famiglia che ha un lavoro stabile. Suo padre lavora saltuariamente. Mohammed guadagnava 30 shekels al giorno (circa 6 euro). Ci ha detto che, a causa della mancanza di lavoro, sarebbe disposto ad accettare qualsiasi paga.
Gli altri due ragazzi rimasti feriti hanno riportato ferite minori agli arti inferiori e sono stati rilasciati dall'ospedale. 

Foto del proiettile estratto dall'arto di Mohammed


Inoltre, sempre nel pomeriggio, due ragazzi sono stati feriti ad est del villaggio di Khuza'a, a sud della Striscia di Gaza. I due feriti, Omar Sobh Qudaih, 21 anni, e Abd Halim Alnaqa, 23 anni, sono stati trasportati all' European hospital. Omar ci ha detto che verso le 14.30 stavano raccogliendo fave a circa 500 metri di distanza dalla barriera di separazione. Il proiettile non è entrato, ha colpito la sua gamba di striscio. Ha bisogno di antibiotici e necessita di cambiare le fasciature. 

la ferita di Omar Sobh Qudaih


Il giorno successivo, sabato mattina, alle 7.30 circa, soldati israeliani hanno aperto il fuoco contro contadini e lavoratori vicino il confine in Khuza'a, a sud della Striscia di Gaza. Un contadino è stato ferito alla gamba, Ismael Al Najjar, 21 anni. Eravamo appena arrivati sul posto per svolgere la quotidiana attività di interposizione quando abbiamo trovato l'ambulanza che stava andando  a recuperare Ismael.
Ismail pensa che i proiettili siano stati sparati dalle torri di controllo. Ismail ci ha detto che si trovava con altri due lavoratori a circa 600 mt dal confine e che stava camminando verso il suo allevamento di polli. Il proiettile ha colpito la sua gamba di striscio. Un infermiere ci ha detto che le sue condizioni sono stabili.

Domenica mattina in un gruppo di internazionali abbiamo accompagnato i contadini nelle loro terre in Khuza'a, nel sud della Striscia di Gaza. Le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro di noi ed i contadini che stavano arando la terra con due trattori.
Qui un video:




Gli accordi per il cessate il fuoco del 21 novembre 2012 hanno stabilito che le forze militari israeliane devono "astenersi dal colpire i residenti nelle aree lungo il confine" e "cessare le ostilità nella Striscia di Gaza, via terra, via mare e via aria, compreso le incursioni e le uccisioni mirate." 
Tuttavia attacchi militari israeliani via terra e via mare si sono susseguiti a partire dal giorno successivo al cessate il fuoco, ed aerei militari israeliani hanno sorvolato costantemente il cielo della Striscia di Gaza. Otto civili sono stati uccisi nella Striscia di Gaza dalla fine dell'offensiva militare "Pilastro di Difesa" e più di 130 sono i civili feriti.
Questi attacchi contro la popolazione civile di Gaza continuano ad avvenire nel silenzio internazionale.


domenica 15 dicembre 2013

Mohammed Rafiq El Shanbary, 17 anni


Questa mattina un giovane palestinese è rimasto ferito dal fuoco israeliano in Beit Lahia, a nord della Striscia di Gaza. 

Mohammed El Shanbary, 17 anni, stava raccogliendo patate in un terreno agricolo in Beit Lahia, a nord della Striscia di Gaza. "Sono andato a lavoro alle 9.00 del mattino, dopo circa 30 minuti i soldati hanno iniziato a sparare", ci ha raccontato Mohammed. 
Mohammed si trovava con un altro lavoratore ed il proprietario del terreno, a circa 500 mt di distanza dal muro che separa la Striscia di Gaza dai territori che Israele ha occupato nel 1948, tra Beit Lahia ed il villagio beduino. 
Mohammed e suo padre Rafiq pensano che i proiettili siano stati sparati dalle torri di controllo disposte lungo il confine, all'interno di cui si trovano mitragliatrici automatiche. 
Un proiettile ha ferito Mohammed alla tibia sinistra. Mohammed ha perso i sensi, il proprietario del terreno ha chiamato suo padre chiedendo di chiamare un'ambulanza. L'ambulanza ha trasportato Mohammed al Kamal Odwan hospital.

Il proiettile è entrato ed uscito dalla tibia provocando una frattura. Mohammed sarebbe stato poi operato mezz'ora dopo la nostra visita. Il dottore ci ha detto che avrebbero inserito un fissaggio in platino all'interno della gamba. 

Mohammed aveva iniziato a lavorare nei campi un mese fa. Il lavoro dipende dalle stagioni del raccolto.
Suo padre non ha un lavoro stabile, quindi Mohammed ed il suo fratello maggiore di 21 anni lavorano per aiutare l'intera famiglia composta da 10 persone. 
Mohammed può guadagnare dai 25 ai 40 shekels giornalieri, dipende da quante casse di patate raccoglie. Per una cassa di patate guadagna 2 shekels. 

"Prima sparavano solo per spaventarci, non direttamente sui nostri corpi", ci ha detto Mohammed.
"Noi lavoriamo solo per poter comprare il pane per la nostra famiglia, e loro ci colpiscono", ci ha detto suo padre Rafiq.

Gli accordi per il cessate il fuoco del 21 novembre 2012 hanno stabilito che le forze militari israeliane devono "astenersi dal colpire i residenti nelle aree lungo il confine" e "cessare le ostilità nella Striscia di Gaza, via terra, via mare e via aria, compreso le incursioni e le uccisioni mirate." 
Tuttavia attacchi militari israeliani via terra e via mare si sono susseguiti a partire dal giorno successivo al cessate il fuoco, ed aerei militari israeliani hanno sorvolato costantemente il cielo della Striscia di Gaza. Sette civili sono stati uccisi dalla fine dell'offensiva militare "Pilastro di Difesa" e più di 130 sono i civili feriti.
Questi attacchi contro la popolazione civile di Gaza continuano ad avvenire nel silenzio internazionale.


Radiografie su cui appare la frattura alla tibia 



venerdì 20 settembre 2013

Saleem El Faseh, 57 anni


Mercoledì 18 settembre un pescatore palestinese è rimasto ferito dal fuoco della marina militare israeliana mentre pescava su un peschereccio davanti alle coste di Gaza.

Saleem El Faseh è un pescatore di 57 anni. L'abbiamo incontrato nell' ospedale Shifa di Gaza city dove è stato ricoverato. Saleem ci ha detto che era andato a pescare verso le 14.30  su un peschereccio a bordo del quale vi erano altri 4 pescatori.Verso le 17.00 una nave della marina militare israeliana ha aperto il fuoco, senza preavviso, direttamente contro la loro imbarcazione. I pescatori si trovavano a circa 6 miglia dalla costa, entro il limite consentito dalle autorità israeliane. I soldati hanno sparato per 5 minuti e due proiettili hanno colpito subito la mano destra di Saleem, di cui uno ha tranciato il mignolo. 

I pescatori sono scappati e si sono diretti verso la costa di Gaza. Hanno chiamato la polizia costiera che ha raggiunto il peschereccio con un hasaka (piccola barca) dal motore più veloce, per trasportare Saleem quanto prima sulla costa. Un' ambulanza lo stava attendendo ed al suo arrivo l'ha trasportato all'ospedale Shifa.

I due proiettili hanno colpito la mano destra di Saleem causando perdita di un mignolo e di parte del tessuto interno.
Alcuni dei suoi parenti ci hanno mostrato una foto scattata con il cellulare in cui si vedono due tagli profondi sul dorso della mano. Saleem è stato sottoposto ad operazione chirurgica attraverso cui è stato impiantato un fissatore interno all'arto. Saleem deve rimanere sotto osservazione, bisogna verificare se il sangue è in grado di raggiungere le altre dita della mano. Un' infezione inoltre lo costringe a prendere antibiotici.

Saleem è sposato ed ha 13 figli, 5 maschi e 6 femmine. E' l'unico pescatore della sua famiglia, che vive nel campo rifugiati di Shati e che non ha altre fonti di reddito se non la pesca. 
"E' da 46 anni che sono pescatore, ho iniziato all'età di 10 anni", ci ha detto Saleem.
"Tornerai a pescare?", gli abbiamo chiesto. "Certo, ho perso solo l'uso di una mano", ci ha detto.
Abbiamo chiesto a Saleem un messaggio da inviare ai  nostri governi ed  alla comunuta internazionale. "Chiedo che ci sostengano, chiedo che sostenagno soprattutto i pescatori", ci ha detto Saleem.

Saleem sorrideva, nonostante tutto. La stanza dell'ospedale era piena di parenti ed amici che ci hanno ringraziati per la visita. La semplicità ed il cuore forte e puro di queste  persone mi commuove ogni volta.
Abbiamo promesso di restare in contatto e di rivederci quando Saleem sarà rilasciato dall'ospedale. 


FOTO. Radiografia: prima dell'operazione e dopo l'operazione





Saleem El Faseh, 57 anni


Foto della mano ferita di Saleem prima dell' operazione: 

 









Background 

Israele ha progressivamente imposto restrizioni ai pescatori palestinesi sull'accesso al mare. Le 20 miglia nautiche stabilite sotto gli accordi di Jericho nel 1994 tra Israele e l'Organizzazione di Liberazione della Palestina  (OLP), sono state ridotte a 12 miglia sotto l'Accordo Bertini nel 2002. Nel 2006, l'area acconsentita alla pesca è stata ridotta a 6 miglia nautiche dalla costa. A seguito della offensiva militare israeliana "Piombo Fuso" (2008-2009) Israele ha imposto un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, impedendo ai palestinesi l'accesso all' 85% delle acque a cui hanno diritto secondo gli accordi di Jericho del 1994.
Gli accordi raggiunti tra Israele e la resistenza palestinese dopo l'offensiva militare israeliana di novembre 2012, "Pilastro di Difesa", hanno acconsentio ai pescatori di Gaza di raggiungere nuovamente le 6 miglia nautiche dalla costa. Nonostante questi accordi, la marina militare israeliana non ha cessato gli attacchi contro i pescatori di Gaza, anche all'interno di questo limite. A Marzo 2013, Israele ha imposto nuovamente un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, affermando che tale decisione era stata presa a seguito dell'invio di alcuni razzi palestinesi verso il sul di Israele. Mercoledi' 22 maggio, le autorità militari israeliane hanno diffuso attraverso alcuni media la decisione di estendere nuovamente il limite a 6 miglia nautiche dalla costa.



sabato 15 giugno 2013

Omar Abu Muhareb, 48 anni


Venerdì pomeriggio, 14 giugno 2013, Omar Abu Muhareb, un contadino palestinese di 48 anni, è rimasto ferito dal fuoco dell’esercito israeliano nell’area di Deir El Balah, al centro della Striscia di Gaza.
Omar stava irrigando la sua terra nel villaggio di Wadi As-Salqa, a 600 metri dalla barriera che separa Israele dalla Striscia di Gaza.
Omar ha riferito che jeeps israeliane si muovevano lungo il confine mentre stava lavorando. Improvvisamente, dopo circa 10 minuti dall'inizio del lavoro,  alle 19.30 circa, un proiettile l’ha colpito alla gamba destra. I soldati hanno sparato probabilmente da una jeep hummer.
Omar era da solo nella sua terra mentre altri contadini stavano lavorando nelle terre adiacenti.
“Non ho sentito sparare, i soldati hanno usato proiettili silenziosi. Improvvisamente mi sono ritrovato ferito. Ho corso per 50 metri, poi sono caduto ed ho gridato ai miei cugini che ero ferito”, ha riferito Omar. I suoi cugini l’hanno trasportato all’Aqsa Martyrs hospital.

La famiglia di Omar è composta da 14 membri: Omar, sua moglie, 8 figli maschi e 4 figlie femmine. Cinque dei suoi figli lavorano con lui nella terra di famiglia. Tutta la famiglia dipende dal prodotto di questa terra.
Due dei suoi figli, Nedal e Tareq, hanno riferito che Omar ha riportato una ferita di livello intermedio alla tibia destra.

Il dottor Saleman Al Attar, del dipartimento di Ortopedia dell’Aqsa Martyrs hospital, ha riferito che le condizioni generali di Omar sono buone. “La ferita da colpo di arma da fuoco genera sempre complicazioni. Il proiettile ha colpito la tibia destra e vi è la presenza di frammenti”, ha riferito il dottor Al Attar. Nella sala di emergenza, i dottori hanno eseguito una pulizia della ferita, una prima rimozione chirurgica del tessuto lacerato e devitalizzato e successivamente il bendaggio. Dopo 3 giorni o 72 ore, Omar sarà sottoposto ad una ulteriore rimozione dei tessuti devitalizzati.
I dottori non rimuoveranno il proiettile. “È pericoloso rimuovere il proiettile in quanto si trova nell’area neurovascolare, dove vi sono le arterie”, ha riferito il dottor Al Attar.
La ferita verrà chiusa. Al paziente verranno poi somministrati antibiotici ed analgesici per circa 4 settimane.
Il dottor Al Attar ha sottolineato l’effetto pesicologico nei pazienti consapevoli di conservare un proiettile all’interno del proprio corpo. “Il paziente avrà sempre l’impressione di avvertire dolore nella zona dove si trova il proiettile, anche se il dolore non è reale. Il problema è che non vi sono assistenti sociali che possano fornire supporto psicologico. Ogni palestinese soffre dalla nascita di problemi psicologici”, ha concluso il dottor Al Attar.

Durante l’ultima offensiva militare di novembre 2012, l’ospedale al Aqsa ha ricevuto moltissime vittime. “L’ospedale era pieno, cercavamo di salvare chi era in migliori condizioni mentre altri pazienti in gravi condizioni morivano”, ha concluso il dottor Al Attar.

Gli accordi per il cessate il fuoco del 21 novembre 2012 hanno stabilito che le forze militari israeliane devono "astenersi dal colpire i residenti nelle aree lungo il confine" e "cessare le ostilità nella Striscia di Gaza, via terra, via mare e via aria, compreso le incursioni e le uccisioni mirate."
Tuttavia attacchi militari israeliani via terra e via mare si sono susseguiti a partire dal giorno successivo al cessate il fuoco, ed aerei militari israeliani hanno sorvolato costantemente il cielo della Striscia di Gaza. Quattro civili sono stati uccisi dalla fine dell'offensiva militare "Pilastro di Difesa" e più di 90 sono i civili feriti.
Questi attacchi contro la popolazione civile di Gaza continuano ad avvenire nel silenzio internazionale.




lunedì 10 giugno 2013



La mattina di lunedì 10 giugno, un ragazzo palestinese è rimasto ferito dal fuoco dell'esercito israeliano mentre lavorava nell'area di Sofa, nel sud della Striscia di Gaza, al confine con Israele. 

Amer Abu Hadayed, 20 anni, stava raccogliendo pietre da rivendere come materiale da costruzione insieme ad i suoi fratelli Yasser e Saher. I tre erano andati a lavorare alle 6.00 del mattino a bordo di un tok tok. Una jeep militare israeliana si era avvicinata per poi allontanarsi e successivamente ritornare sul posto dove i tre stavano lavorando. I soldati hanno iniziato a sparare nella loro direzione attorno a loro. Verso le 7.00 i tre ragazzi, che si trovavano a circa 30 metri dalla barriera che separa Israele dalla Striscia di Gaza, hanno cercato di scappare per non essere feriti, ma Amer è stato colpito alla spalla da uno dei proiettili.
Amer ed uno dei suoi fratelli sono scappati mentre il terzo li ha seguiti con il tok tok ed ha successivamente trasportato Amer in ospedale.


I tre ragazzi guadagnano 80 shekels per una giornata di lavoro, di cui 15 shekels di solito vanno al conducente del tok tok, che oggi non era presente. In pratica in una giornata i ragazzi guardagnano circa 6 euro a testa, lavorando ogni giorno in un'area estremamente pericolosa. 

In ospedale Amer, nonostante ricorverato nel reparto di terapia intensiva, ci ha raccontato quello che e' successo ed ha aggiunto che due settimane prima i soldati avevano sparato molto verso di loro e che erano scappati. 

Amer si trova tuttora nel reparto di terapia intensiva dell' European hospital.
Il Dottor Ihab Alassal ci ha detto che il proiettile  è entrato ed uscito dal corpo di Amer. Le sue condizioni ora sono stabili. Ha riportato un accumulo di sangue nello spazio pleurico, ovvero lo spazio tra il polmone e la parete toracica. Il dottor Alassal ha aggiunto che Amer si trova ora sotto osservazione e monitoraggio degli accessi vascolari e della pressione del sangue. Ha aggiunto che se le condizioni di Amer dovessero peggiorare procederanno ad una esplorazione chirurgica.


La famiglia di Amer è composta da 10 membri, i due genitori, due figlie femmine e 6 figli maschi.
Uno dei figli, Mahmoud, 24 anni, lavora come barbiere, mentre tre dei figli maschi raccolgono pietre da rivendere, ed i restanti sono disoccupati. Vivono in Khan Younis, in una zona chiamata Al Junra, nel sud della Striscia di Gaza.
Mahmoud era con uno dei fratelli fuori il reparto di terapia intensiva. Ripeteva costantemente "Sono disperato", parlando delle dure condizioni economiche in cui versa la sua famiglia. Sogna di lasciare Gaza, di trasferirsi in Italia o altrove, per sperare in un futuro migliore. 
"Non torneremo più a raccogliere pietre", ci ha detto Yasser i cui occhi raccontavano tutto lo spavento per ciò che hanno vissuto.

L'assedio che Israele ha illegalmente imposto sulla Striscia di Gaza produce mancanza di economia e quindi altro livello di disoccupazione. La scarsa quantità di materiale da costruzione che entra attraverso il valico di Karm Abu Salem (Kerem Shalom) costringe le aziende palestinesi a raccogliere pietre per la costruzione di edifici

Gli accordi per il cessate il fuoco del 21 novembre 2012 hanno stabilito che le forze militari israeliane devono "astenersi dal colpire i residenti nelle aree lungo il confine" e "cessare le ostilità nella Striscia di Gaza, via terra, via mare e via aria, compreso le incursioni e le uccisioni mirate." 
Tuttavia attacchi militari israeliani via terra e via mare si sono susseguiti a partire dal giorno successivo al cessate il fuoco, ed aerei militari israeliani hanno sorvolato costantemente il cielo della Striscia di Gaza. Quattro civili sono stati uccisi dalla fine dell'offensiva militare "Pilastro di Difesa" ed almeno 90 sono i civili feriti. 
Questi attacchi contro la popolazione civile di Gaza continuano ad avvenire nel silenzio internazionale. 



Amer Abu Hadayed, 20 anni, ricoverato nel Reparto di Terapia Intensiva dell'European hospital


lunedì 3 giugno 2013

Domenica mattina un giovane contadino palestinese è rimasto ferito dal fuoco dell' esercito israeliano in un'area chiamata Abu Safiyeh, ad est di Jabalia, nel nord di Gaza. 
Il giovane, Ahmad Hamdan, 21 anni, è stato ricoverato al Kamal Odwan hospital.

Siamo andati a fargli visita in ospedale dove abbiamo incontrato anche alcuni dei suoi familiari.
Secondo quanto ci ha raccontanto suo zio Eyad Hamdan, verso le 6.00 del mattino di domenica 2 giugno Ahmad stava andando a raccogliere angurie insieme ad altri 4-5 lavoratori. La famiglia di Ahmad non è proprietaria di terre, Ahmad è un semplice lavoratore nei campi.
Quella mattina nell'area vi erano famiglie di contadini, bambini, cacciatori di uccelli. C'erano jeeps israeliane al confine ed i lavoratori hanno avvertito degli spari, ma non si sono preoccupati perché erano distanti dalla barriera che separa Israele dalla Striscia di Gaza.
Ahmad e gli altri lavoratori si stavano dirigendo a lavoro su un carro nel momento in cui il proiettile ha colpito Ahmad. Ahmad è stato ferito quindi prima che iniziasse il lavoro, verso le 6.30 del mattino. Il carro su cui si trovava era a circa 400-500 metri dalla barriera di separazione. I soldati dell'esercito israeliano hanno sparato probabilmente da una delle torri di controllo o da una piccola collina dietro cui usano appostarsi. 
Il cugino di Ahmad, Ammar Hamdan, 22 anni, era con loro. "Quando Ahmad è rimasto ferito, alcuni si sono nascosti per mettersi al riparo dai proiettili, altri sono rimasti con Ahmad ed hanno chiamato l'ambulanza. Una macchina privata ha trasportato Ahmad in un'area lontana dal pericolo ed un'ambulanza e' arrivata li' dopo 10 minuti."
I familiari ci hanno detto che usano andare a lavorare in quella zona 2-3 giorni alla settimana per raccogliere angurie. 
"E' la prima volta che sparano a quella distanza dalla barriera. A causa delle condizioni economiche della famiglia Ahmad deve lavorare in zone pericolose", ci ha detto lo zio Eyad.
La famiglia di Ahmad è composta da 11 membri, i due genitori ed i 9 figli, di cui 2 femmine e 7 maschi. Ahmad è il più grande dei figli.
Il padre non ha un lavoro fisso. Come suo figlio Ahmad, è un lavoratore, raccoglie macerie ed altro materiale per rivenderlo e poter mantenere la propria famiglia. Vivono in Beit Hanoun, nel nord della Striscia di Gaza.

Il proiettile è entrato ed uscito dalla gamba destra di Ahmad ed ha provocato una frattura femorale. I dottori hanno posto un fissaggio esterno alla gamba. All'interno della gamba vi sono frammenti di ossa .I familiari ci hanno detto che i dottori faranno poi una valutazione sulla condizione dei muscoli e dei nervi.
"Dopo quello che abbiamo visto non torneremo a lavorare li'", ci ha detto Eyad.
Accanto il letto di Ahmad era seduta una sua zia i cui occhi non smettevano di lacrimare.

Dopo la visita ad Ahmad abbiamo incontrato il Dr. Bassam Al Masri, capo del Reparto Ortopedia dell'ospedale  Kamal Odwan. Il Dr. Al Masri ci ha detto che Ahmed ha riportato una frattura scomposta al femore destro. Si tratta di una frattura aperta di terzo grado,  che non presenta ferita neurovascolare. La ferita aperta  ha una grandezza di circa 10-15 cm. Il dottor Al Masri ci ha detto che i dottori hanno posto alla gamba un fissaggio esterno e che Ahmad necessiterà di una nuova operazione in cui il fissaggio esterno verrà rimosso e verrà posto un fissaggio interno e verrà effettuato trapianto di ossa. Questa seconda operazione avverra' tra le 2-3 settimane od un mese. 
Dopo l'intervento, la riabilitazione durerà 6 mesi od un anno.
"Il colpo di arma da fuoco ritarda la formazione delle ossa. Generalmente una normale frattura richiede 4 mesi di riabilitazione", ci ha spiegato il Dr. Al Masri.

Gli accordi per il cessate il fuoco raggiunti dopo l'offensiva militare israeliana "Pilastro di Difesa" del novembre 2012,  hanno stabilito che le forze militari israeliane devono "astenersi dal colpire i residenti nelle aree lungo il confine" e "cessare le ostilità nella Striscia di Gaza, via terra, via mare e via aria, compreso le incursioni e le uccisioni mirate." Tuttavia attacchi militari israeliani via terra e via mare si sono susseguiti a partire dal giorno successivo al cessate il fuoco. Dall'inizio del cessate il fuoco si contano 4 civili uccisi e piu' di 90 feriti nelle aree lungo il confine.
Nel 2005 Israele ha unilateralmente e illegalmente stabilito una cosiddetta “buffer zone” all'interno del territorio palestinese, un'area in cui i contadini non possono accedere e che viene rafforzata dall'esercito israeliano che spara contro i civili nell'area. Come riporta il Palestinian Center for Human Rights, impedire l'accesso dei palestinesi alle proprie terre ed aree marittime viola numerose disposizioni del diritto umanitario internazionale, compreso il diritto al lavoro ed il diritto ad una vita dignitosa. 

Questi attacchi contro la popolazione civile continuano ad avvenire nell'assordante silenzio internazionale. 
Continueremo a riportare queste violazioni finché non verranno riconosciuti i diritti del popolo palestinese e lacrime inascoltate continueranno a scendere sui volti delle donne di Gaza. 











martedì 25 settembre 2012


Ieri mattina, intorno alle 7.00, carroarmati e bulldozers israeliani hanno fatto incursione in territorio palestinese nell'area centrale della Striscia di Gaza, ad est dei campi profughi di Burej e di Maghazi. I mezzi militari hanno spianato terreni agricoli palestinesi e soldati hanno sparato ininterrottamente anche verso case dei civili. 

Una donna di 50 anni è stata ferita da un proiettile nel campo di Bureij ed è stata trasportata all'Aqsa Martyrs hospital e rilasciata dopo trattamento. 
Sono andata a farle visita nella sua abitazione in una zona chiamata "Maqbula", in Bureij camp. 
Turquia Mohammed Faleh al Hasanat, appartenente ad una famiglia di beduini, aveva avvertito sin dal mattino gli spari dei soldati israeliani al confine, "era una pioggia di spari", ha detto. C'erano carro armati e jeeps. E' andata al piano superiore della sua abitazione per chiedere ai bambini della famiglia di scendere al piano inferiore. Verso le 8:00-8:15 è uscita in balcone per prendere i vestiti stesi. "Quando il proiettile mi ha colpito non ho sentito dolore, poi ho trovato il mio braccio sanguinante", ha continuato a raccontare Tuquia. 
E'stata colpita da un proiettile esplosivo, il cosiddetto proiettile dum dum, il cui uso è ritenuto illegale dalla legge internazionale. Come riferisce il report rilasciato dall'ospedale, il proiettile ha provocato una frattura e diversi frammenti di proiettile sono ancora all'interno dell'arto. 
"Quando ho visto il sangue, ho iniziato a gridare, - ha proseguito Turquia - i miei familiari non sapevano cosa fare, non ci sono taxi in questa zona". E'stata trasportata in motorino fino a raggiungere un'automobile che l'ha poi condotta in ospedale. 
I dottori hanno pulito la ferita, le hanno fatto iniezione di anestetico, hanno estratto alcuni frammenti dal suo braccio. Dovrà recarsi nuovamente in ospedale nei prossimi giorni.

La sua famiglia è composta da 24 persone, Turquia ha 8 figlie e 6 figli, alcuni dei quali sposati e con bimbi.
Un suo nipotino, Rayab, 2 anni, non fa altro che raccontare quello che è successo a tutte le persone che gli rivolgono la parola, non fa altro che raccontare che sua nonna è stata ferita dagli israeliani.
Sono uscita in giardino con una delle figlie di di Turquia, il piccolo Rayab ci ha seguito e gridava "yahud, yahud!", indicando con un dito un punto indefinito, come traumatizzato, spaventato dal fatto che potessero arrivare spari dei soldati da un momento all'altro.

Ieri mattina sono risultate ferite altre tre persone, membri della resistenza palestinese.
Il braccio armato del Pflp, le brigate Abu Ali Mustafa, hanno risposto alle incursioni israeliane colpendo con un missile un carro armato israeliano ed un sito dell'aviazione israeliana ad est di Al Bureij camp verso le 9.00 del mattino. In un comunicato hanno ribadito il diritto alla resistenza all'occupazione a alle aggressioni israeliane, affermando che resteranno occhio vigile a protezione del paese e dei cittadini.



report rilasciato dall'ospedale 


radiografia dove è possibile vedere il foro provocato dal proiettile sul braccio destro