lunedì 10 giugno 2013

Amer, 20 anni, ferito dal fuoco israeliano nel sud della Striscia di Gaza



La mattina di lunedì 10 giugno, un ragazzo palestinese è rimasto ferito dal fuoco dell'esercito israeliano mentre lavorava nell'area di Sofa, nel sud della Striscia di Gaza, al confine con Israele. 

Amer Abu Hadayed, 20 anni, stava raccogliendo pietre da rivendere come materiale da costruzione insieme ad i suoi fratelli Yasser e Saher. I tre erano andati a lavorare alle 6.00 del mattino a bordo di un tok tok. Una jeep militare israeliana si era avvicinata per poi allontanarsi e successivamente ritornare sul posto dove i tre stavano lavorando. I soldati hanno iniziato a sparare nella loro direzione attorno a loro. Verso le 7.00 i tre ragazzi, che si trovavano a circa 30 metri dalla barriera che separa Israele dalla Striscia di Gaza, hanno cercato di scappare per non essere feriti, ma Amer è stato colpito alla spalla da uno dei proiettili.
Amer ed uno dei suoi fratelli sono scappati mentre il terzo li ha seguiti con il tok tok ed ha successivamente trasportato Amer in ospedale.


I tre ragazzi guadagnano 80 shekels per una giornata di lavoro, di cui 15 shekels di solito vanno al conducente del tok tok, che oggi non era presente. In pratica in una giornata i ragazzi guardagnano circa 6 euro a testa, lavorando ogni giorno in un'area estremamente pericolosa. 

In ospedale Amer, nonostante ricorverato nel reparto di terapia intensiva, ci ha raccontato quello che e' successo ed ha aggiunto che due settimane prima i soldati avevano sparato molto verso di loro e che erano scappati. 

Amer si trova tuttora nel reparto di terapia intensiva dell' European hospital.
Il Dottor Ihab Alassal ci ha detto che il proiettile  è entrato ed uscito dal corpo di Amer. Le sue condizioni ora sono stabili. Ha riportato un accumulo di sangue nello spazio pleurico, ovvero lo spazio tra il polmone e la parete toracica. Il dottor Alassal ha aggiunto che Amer si trova ora sotto osservazione e monitoraggio degli accessi vascolari e della pressione del sangue. Ha aggiunto che se le condizioni di Amer dovessero peggiorare procederanno ad una esplorazione chirurgica.


La famiglia di Amer è composta da 10 membri, i due genitori, due figlie femmine e 6 figli maschi.
Uno dei figli, Mahmoud, 24 anni, lavora come barbiere, mentre tre dei figli maschi raccolgono pietre da rivendere, ed i restanti sono disoccupati. Vivono in Khan Younis, in una zona chiamata Al Junra, nel sud della Striscia di Gaza.
Mahmoud era con uno dei fratelli fuori il reparto di terapia intensiva. Ripeteva costantemente "Sono disperato", parlando delle dure condizioni economiche in cui versa la sua famiglia. Sogna di lasciare Gaza, di trasferirsi in Italia o altrove, per sperare in un futuro migliore. 
"Non torneremo più a raccogliere pietre", ci ha detto Yasser i cui occhi raccontavano tutto lo spavento per ciò che hanno vissuto.

L'assedio che Israele ha illegalmente imposto sulla Striscia di Gaza produce mancanza di economia e quindi altro livello di disoccupazione. La scarsa quantità di materiale da costruzione che entra attraverso il valico di Karm Abu Salem (Kerem Shalom) costringe le aziende palestinesi a raccogliere pietre per la costruzione di edifici

Gli accordi per il cessate il fuoco del 21 novembre 2012 hanno stabilito che le forze militari israeliane devono "astenersi dal colpire i residenti nelle aree lungo il confine" e "cessare le ostilità nella Striscia di Gaza, via terra, via mare e via aria, compreso le incursioni e le uccisioni mirate." 
Tuttavia attacchi militari israeliani via terra e via mare si sono susseguiti a partire dal giorno successivo al cessate il fuoco, ed aerei militari israeliani hanno sorvolato costantemente il cielo della Striscia di Gaza. Quattro civili sono stati uccisi dalla fine dell'offensiva militare "Pilastro di Difesa" ed almeno 90 sono i civili feriti. 
Questi attacchi contro la popolazione civile di Gaza continuano ad avvenire nel silenzio internazionale. 



Amer Abu Hadayed, 20 anni, ricoverato nel Reparto di Terapia Intensiva dell'European hospital


1 commento:

Silvia Paperblog ha detto...

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