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mercoledì 19 marzo 2014

I pescatori Jihad Aby Ryala (23 anni) e Shabaan Aby Ryala (33 anni) - foto di Rosa Schiano


Martedì 11 marzo, la marina militare israeliana ha arrestato due pescatori palestinesi e confiscato la loro barca da pesca a circa 3 miglia nautiche dalla costa di Gaza. 

I due cugini, Shabaab Abu Ryala, 33 anni, Jihad Abu Ryala, 24 anni, del campo rifugiati di Shati, erano andati a pescare verso le 7 del mattino. Jihad ci ha detto che "Verso le 14.00, due navi militari israeliane si sono avvicinate alla nostra barca ed i soldati hanno iniziato a sparare. Eravamo a circa 4 miglia dalla costa. Abbiamo cercato di scappare. I soldati hanno sparato sulla nostra barca e sul motore, stavamo per affondare. La nostra barca era distrutta".
I pescatori avevano cercato di scappare e stavano tornando verso la costa quando sono stati arrestati a circa 2 miglia e mezzo dalla costa. 

VIDEO
Avevamo visto il loro arresto "in diretta" da un edificio di Gaza city, assistendo impotenti al loro rapimento. Ho girato questo video in cui si vedono le due navi della marina militare israeliana trainare la piccola barca dei due pescatori dopo averli arrestati 





Jihad ci ha detto: "Un soldato mi ha ordinato di andare sulla parte anteriore della barca e di togliermi i vestiti, di tuffarmi e di salire a bordo della loro nave, che si trovava a pochi metri di distanza dalla nostra barca. Non ho accettato di togliermi i vestiti, ma loro mi hanno gridato di farlo. Mio cugino Shabaan cercava di convincermi di ascoltare i soldati israeliani. Così mi sono spogliato e mi sono tuffato in mare, avevo freddo ed nuotato indietro per tornare alla mia barca, ma i soldati hanno iniziato a sparare e a dirmi 'vieni sulla nave'. Una delle navi israeliane era vicina alla nostra barca, ma i soldati ci hanno chiesto di nuotare verso l'altra nave israeliana che era distante da noi. Ho deciso di nuotare. Quando ho raggiunto la nave, i soldati mi hanno tirato a bordo, mi hanno fatto indossare un pantalone, mi hanno ammanettato con le mani dietro la schiena, mi hanno bendato ed incappucciato".

La famiglia di di Jihad ci ha mostrato il completo pantalone e felpa e ciabatte che l'esercito ha dato ai due pescatori. "Hanno preso la nostra barca che vale 12.000 dollari e ci hanno dato un completo che vale meno di 20 shekels", ha esclamato un membro della famiglia. 


il completo fornito ai pescatori dall'esercito israeliano - foto di Rosa Schiano

Mentre le navi israeliane si dirigevano al porto israeliano di Ashdod, i soldati hanno chiesto ai due pescatori informazioni generali, nome e numero di carta di identità. "Io non ricordo il numero della mia carta di identità - ho detto al soldato - che ha usato poi forza su di me. Stava cercando di ottenere informazioni da me, poi un altro soldato gli ha detto 'lascialo stare'", ci ha riferito Jihad.

Nel porto di Ashdod, i due pescatori sono stati sbendati e le loro mani liberate dalle manette per permettere loro di scendere dalla nave. Ai pescatori è stata data la felpa e le ciabatte.

"Ci hanno incappucciati di nuovo ed ammanettati. Ci hanno portati in una piccola stanza dove ci hanno poi sbendati ed hanno liberato le nostre mani dalle manette. Una dottoressa dell'esercito ha controllato la nostra salute, la pressione del sangue. Quando ha finito, siamo stati ammanettati e bendati di nuovo.

"Ci hanno lasciati da soli per una ventina di minuti. Un investigatore è venuto ad interrogarmi. Durante l'interrogatorio mi hanno sbendato mentre mio cugino era ancora bendato. L'investigatore mi ha chiesto i nomi dei membri della mia famiglia dal più piccolo al più grande di età. Mi ha chiesto chi fossero i miei amici. Poi sono stato bendato ed ammanettato. Mi hanno poi portato in un'altra stanza dove sono rimasto per circa un'ora. Successivamente un investigatore è venuto e mi ha chiesto 'Puoi dirmi come i soldati ti hanno trattato a bordo della nave?' e poi mi ha chiesto 'Ricordi il numero delle navi che hanno sparato sulla tua barca?' Ho risposto di sì, ho detto che il numero delle tre navi sono 844-838-831. Poi mi hanno lasciato da solo per circa 4 ore. Poi un soldato è venuto, mi ha tolto le manette, mi ha colpito duramente alla schiena e mi ha detto che potevo andare a casa".
I due pescatori sono stati trasportati al valico di Erez e l'hanno attraversato verso mezzanotte. 

I due pescatori hanno perso, oltre alla barca, anche due GPS ed un telefono che erano sulla barca.
Jhad era stato già arrestato dalla marina israeliana una volta nel 2008, mentre per suo cugino si tratta della terza volta.
Un pescatore ci ha riferito che dal 2010 Israele non ha restituito nessuna delle piccole barche da pesca confiscate.

Jihad ha due figli piccoli  e pesca da quando aveva 10 anni. 
La sua è una famiglia di pescatori.

31 persone dipendevano dalla barca confiscata. La pesca è la loro unica fonte di sussistenza.
La sua famiglia possiede un'altra piccola barca priva di motore e leggermente danneggiata.

"Entrambi non hanno lavoro, non hanno speranza", ci ha detto il padre di Shabaan. 

Jihad Abu Ryala con suo figlio e suo cugino Shabaan Abu Ryala - foto di Rosa Schiano


Il campo rifugiati di Shati era buio. Da qualche giorno nella Striscia di Gaza si hanno solo 6 ore di elettricità quotidiane a causa della mancanza di carburante. La corrente è venuta a mancare verso le 18.30 locali, al termine dell'incontro con i due pescatori. Camminando nel campo rifugiati di Shati, era forte l'odore delle acque reflue che scorrevano lungo l'asfalto. Alcuni bambini giocavano con dei pattini a rotelle, ed ogni tanto, qualcuno nell'oscurità cadeva, ma si rialzava subito. Li abbiamo salutati e ci hanno sorriso. Loro, non perdono mai il sorriso.

Guardando il mare sulla mia destra, osservavo le luci delle barche dei pescatori e l'impotenza che avevo avvertito durante il nostro incontro mi assaliva e si mischiava alla rabbia. 

"La situazione qui sta peggiorando sempre di più", ci ha detto un amico palestinese. 
Qui si continua a vivere grazie alle misere donazioni ed ai pacchi cibo. I "rifugiati", vittime di una doppia ingiustizia, sognano ancora di tornare alle loro terre e tramandano la loro storia di generazione in generazione. 

Le violazioni quotidiane dell'esercito israeliano avvengono alla luce del sole. Le abbiamo anche riprese con macchine fotografiche e videocamere. Tutto ciò l'abbiamo riportato centinaia di volte nel corso degli anni. Eppure, tutto ciò è considerato normale. Nessuna potenza innternazionale interviene per fermare le forze israeliane, nessun organo internazionale sanziona Israele. Per questo, l'esercito entra nelle acque di Gaza sulle quali ha imposto un limite illegale e  fa ciò che vuole. 

A volte, i pescatori che hanno subito attacchi chiedono al nostro traduttore che cosa loro possono ottenere attraverso i report che scriviamo. Che cosa rispondere? A volte diciamo loro che i report servono a far aumentare la consapevolezza nelle persone. Ma nel concreto, se le nostre istituzioni non intervengono, nulla potrà cambiare. Il BDS è una buona risposta alle violazioni israeliane.

Nonostante ufficialmente il limite imposto dalle autorità israeliane sulle acque della Striscia di Gaza sia di 6 miglia nautiche dalla costa palestinese, le forze israeliane impongono un limite di 1 o 2 miglia nelle acque a nord della Striscia. Si osserva che il limite si sta restringendo anche nelle acque a sud della Striscia di Gaza, in particolare di fronte Rafah. 
Questi attacchi continui contro i pescatori di Gaza minano la loro capacità di sussistenza e costuiscono una violazione del diritto internazionale

Background
Israele ha progressivamente imposto restrizioni ai pescatori palestinesi sull'accesso al mare. Le 20 miglia nautiche stabilite sotto gli accordi di Jericho nel 1994 tra Israele e l'Organizzazione di Liberazione della Palestina  (OLP), sono state ridotte a 12 miglia sotto l'Accordo Bertini nel 2002. Nel 2006, l'area acconsentita alla pesca è stata ridotta a 6 miglia nautiche dalla costa. A seguito della offensiva militare israeliana "Piombo Fuso" (2008-2009) Israele ha imposto un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, impedendo ai palestinesi l'accesso all' 85% delle acque a cui hanno diritto secondo gli accordi di Jericho del 1994.
Gli accordi raggiunti tra Israele e la resistenza palestinese dopo l'offensiva militare israeliana di novembre 2012, "Pilastro di Difesa", hanno acconsentio ai pescatori di Gaza di raggiungere nuovamente le 6 miglia nautiche dalla costa. Nonostante questi accordi, la marina militare israeliana non ha cessato gli attacchi contro i pescatori di Gaza, anche all'interno di questo limite. A Marzo 2013, Israele ha imposto nuovamente un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, affermando che tale decisione era stata presa a seguito dell'invio di alcuni razzi palestinesi verso il sul di Israele. Mercoledi' 22 maggio 2013, le autorità militari israeliane hanno diffuso attraverso alcuni media la decisione di estendere nuovamente il limite a 6 miglia nautiche dalla costa.


la marina israeliana arresta i due pescatori - foto di Rosa Schiano

la marina israeliana arresta i due pescatori - foto di Rosa Schiano

la marina israeliana arresta i due pescatori - foto di Rosa Schiano

la marina israeliana arresta i due pescatori - foto di Rosa Schiano

la marina israeliana arresta i due pescatori - foto di Rosa Schiano

la marina israeliana arresta i due pescatori - foto di Rosa Schiano

la marina israeliana arresta i due pescatori - foto di Rosa Schiano





giovedì 23 gennaio 2014

Ahmad Kamal Abo Warda e Yousef Amin Abo Warda (photo by Charlie Andreasson)


Yousef Amin Abo Warda, 18 anni, e suo cugino Ahmad Kamal Abo Warda, 16 anni, verso le 6 del mattino di lunedì, erano usciti di casa per andare a pescare con la loro piccola barca senza motore.
Verso le 7.30 stavano pescando nelle acque di fronte ad un'area chiamata Al Waha, nel nord della Striscia di Gaza, ed avevano lanciato le reti  a circa 3 kilometri di distanza dalla costa (circa 1.6 miglia nautiche).

L'arresto

Yousef ci ha raccontato che due navi grandi della marina militare israeliana si sono avvicinate alle  imbarcazioni dei pescatori. Mentre gli altri pescatori hanno potuto scappare, per Yousef e Ahmad è stato impossibile a bordo della loro barca senza motore e resa pesante dell'acqua di mare che penetrava attraverso un foro. 
"I soldati da una delle navi militari hanno iniziato a sparare in acqua, mentre la seconda nave girava attorno a noi velocemente per creare delle onde", ci ha detto Yousef.
I soldati, come usano fare, hanno chiesto ai due giovani pescatori di svestirsi, tuffarsi in acqua e raggiungere a nuoto la nave israeliana.
"Cercavo di avvicinarmi alla loro nave nuotando, ma la nave si allontanava, così per me diventava dura. Ho gridato muovendo le mie braccia che ero stanco, che non potevo più nuotare. La nave si è fermata. Sono andato direttamente alla scala che hanno tirato giù e sono salito a bordo", ci ha raccontato Yousef.
"Mi hanno fatto inginocchiare ed hanno ammanettato le mie mani dietro la schiena. Poi mi hanno dato dei vestiti e mi hanno aiutato ad indossarli. Hanno gridato a mio cugino Ahmad di nuotare verso la nave. Dopo circa una mezz'ora Ahmad era seduto dietro di me, entrambi eravamo con mani e piedi legati", ha aggiunto Yousef. I soldati hanno anche colpito alla schiena i due pescatori con dei calci. 

L'arrivo al porto di Ashdod
Dopo circa un'ora e trenta, la nave ha raggiunto il porto israeliano di Ashdod. I soldati hanno sbendato e tolto le manette ai due pescatori per permettere loro di scendere dalla nave.Una volta a terra, i pescatori sono stati nuovamente ammanettati e bendati.
Sono state chieste loro le generalità, il loro nome, il luogo di residenza, la data di nascita, il numero di telefono. I soldati hanno scritto queste informazioni in ebraico su un foglio. Hanno chiesto a Yousef di tenere il foglio tra le mani e gli hanno scattato una fotografia.Yousef  ed Ahmad sono rimasti in due stanze separate per circa 3 ore.
"Successivamente, alcuni soldati mi hanno portato nella stanza dove era detenuto Ahmad. Ci hanno lasciati in una stanza ammanettati per altre tre ore. Poi ci hanno fatti salire su una jeep e ci hanno portati ad Erez", ci ha detto Yousef.

Erez ed il lungo interrogatorio
In Erez i due pescatori sono stati portati in una stanza ed interrogati separatamente.
L'investigatore ha chiesto ad Yousef del suo nome, della sua famiglia, dei suoi fratelli, dell'età dei suoi parenti, del lavoro ed altre informazioni personali. "L'investigatore mi ha mostrato una mappa al computer che mostrava la città di Jabalia, mi ha detto il nome delle strade con dettagli specifici. Mi ha chiesto di selezionare la mia casa. Mi ha mostrato una casa dove ci sono persone che lavorano per Hamas e le brigate Al Qassam, e mi ha chiesto se li conosco. Gli ho detto di no. Poi mi ha mostrato altre case di persone legate ad Hamas, me ne ha mostrate più di due. Stava tentando di ottenere informazioni da me. Gli ho detto che non sapevo niente. Mi ha detto 'Hai paura? Se in un posto al sicuro e puoi dirci qualsiasi cosa. Questa gente (Hamas) sta cercando di distruggere la tua vita, sono dei terroristi', mi ha detto l'investigatore. Mi ha mostrato circa 6 famiglie che vivono nel mio quartiere", ci ha detto Yousef.
L'investigatore gli ha poi mostrato la spiaggia ed ha chiesto ad Yousef dove tiene la sua barca ed in quale punto della spiaggia lavora. L'investigatore ha chiesto ad Yousef anche di un sito della polizia nell'area e di quante persone ci lavorano. Yousef gli ha risposto che conosce solo i due poliziotti ai quali i pescatori mostrano in spiaggia i loro permessi e che non si recano ai siti governativi. L'investigatore ha chiesto ad Yousef di un sito di allenamento delle brigate Al Qassam, Yousef gli ha risposto di non sapere nulla. 
"L'investigatore mi ha poi mostrato foto di alcune hasaka (piccole barche da pesca) e mi ha chiesto a chi appartenessero, e mi ha chiesto di alcune caffetterie sulla spiaggia e del porto, gli ho detto di non sapere nulla sul porto e che non vado lì. L'investigatore mi ha chiesto 'Nel campo rifugiati di Jabalia c'è un sito che appartiene ad Hamas?' , gli ho detto di non sapere", ci ha raccontato Yousef.
Sembra che i soldati abbiano tentato di approfittarsi della sua giovane età esercitando su di lui molta pressione attraverso queste domande.
"L'investigatore mi ha chiesto cosa ne pensassi di Al Sisi (il generale egiziano a capo delle forze armate egiziane) e come è il rapporto tra Hamas ed Al Sisi. Gli ho risposto che io non seguo le notizie o la politica, gli ho detto che io vado a pescare e torno a casa", ci ha raccontato Yousef.
Le domande dell'investigatore rasentavano il ridicolo, tanto che un timido sorriso è apparso sul viso di tutti  noi nonostante la tragicità della situazione. 
"L'investigatore mi ha detto 'Se ti trovi vicino il confine e vieni ferito dall'esercito, chi rimproveresti e riterresti responsabile?', 'Voi siete responsabili', gli ho detto. E lui mi ha risposto 'Hamas dovrebbe essere rimproverato, non noi'. L'investigatore poi mi ha chiesto 'Cosa pensi dell'attuale governo di Hamas e come lo giudichi in paragone con Fatah? Ti senti a tuo agio? Perché lo avete eletto? Eravate felici sotto il governo israeliano. Molti palestinesi venivano qui a lavorare ed avevano soldi. Puoi paragonare la vostra vita attuale a quella in cui Israele controllava Gaza'. 'Io ho solo 18 anni - gli ho detto - non lo posso sapere e non sono mai andato in Israele'. 
L'investigatore ha chiesto poi ad Yousef informazioni sui tunnels, Yousef gli ha risposto che lui è solo un pescatore e non ne ha mai visto uno. Infine, l'investigatore gli ha chiesto se si sentiva affamato. Yousef ha detto di sì. I soldati gli hanno portato un sandwich shawarma ed una Coca-Cola.
Poi Yousef è stato portato in un'altra stanza ed  rimasto lì un'ora. Nel frattempo gli investigatori hanno interrogato suo cugino Ahmad. I soldati hanno poi accompagnato i due giovani pescatori al gate di Erez ed hanno detto loro di tornare nella Striscia di Gaza. 
"Hanno chiuso la porta del gate alle nostre spalle. C'è una grande distanza tra il gate di uscita di Erez e il gate di ingresso palestinese, a piedi bisogna camminare almeno 30 minuti. Noi quasi correvamo, anche perché avevamo freddo".

Possiami immaginarli, questi due ragazzini, correre nel freddo della notte per tornare a casa quanto prima.

I parenti dei due ragazzi, spaventati per la mancanza di notizie, avevano cercato di contattare la Croce Rossa Internazionali ed altre associazioni. Avevano anche chiesto ad alcuni pescatori di cercarli in mare. Ma solo verso le 23.00 la Croce Rossa Internazionale aveva comunicato loro che i due erano stati arrestati. 

Escalation
I pescatori ci hanno confermato che dall'inizio del 2014 vi è un aumento degli attacchi contro i pescatori di Gaza e la situazione peggiora di giorno in giorno. Secondo i pescatori, le forze militari israeliane aumentano gli attacchi nelle stagioni della pesca per impedire ai pescatori di pescare.

Perdita e speranza
La grande famiglia Abo Warda, il cui nome è utilizzato anche per indicare il quartiere in cui questa famiglia abita, conta circa 35 pescatori, di cui circa la metà sono stati arrestati.
Nel mese di novembre avevamo incontrato altri due giovani della stessa familglia, Saddam e Mahmoud Abo Warda, che erano stati arrestati ed uno ferito di striscio da un proiettile all'addome. Anche loro erano stati attaccati mentre pescavano su una barca senza motore e quindi impossibilitati a scappare.
Diverse barche di questa famiglia sono state confiscate e si trovano attualmente nel porto israeliano di Ashdod.
Yousef ed Ahmad hanno perso le reti, oltre che la barca.
"Prima avevamo tre barche con le reti, ora alla mia famiglia è rimasta solo una barca e senza reti. Chiedo alla comunità internazionale di fermare questi attacchi israeliani", ci ha detto Yousef. 
"Otto persone in questa casa sono pescatori, una delle nostre barche è stata danneggiata durante l' offensiva israeliana "Operazione Pilastro di Difesa" nel novembre 2012, non possimo aggiustarla e dobbiamo comprare nuove reti", ci ha detto Mahmoud, un altro pescatore presente durante l'incontro.

Background
Israele ha progressivamente imposto restrizioni ai pescatori palestinesi sull'accesso al mare. Le 20 miglia nautiche stabilite sotto gli accordi di Jericho nel 1994 tra Israele e l'Organizzazione di Liberazione della Palestina  (OLP), sono state ridotte a 12 miglia sotto l'Accordo Bertini nel 2002. Nel 2006, l'area acconsentita alla pesca è stata ridotta a 6 miglia nautiche dalla costa. A seguito della offensiva militare israeliana "Piombo Fuso" (2008-2009) Israele ha imposto un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, impedendo ai palestinesi l'accesso all' 85% delle acque a cui hanno diritto secondo gli accordi di Jericho del 1994.
Gli accordi raggiunti tra Israele e la resistenza palestinese dopo l'offensiva militare israeliana di novembre 2012, "Pilastro di Difesa", hanno acconsentio ai pescatori di Gaza di raggiungere nuovamente le 6 miglia nautiche dalla costa. Nonostante questi accordi, la marina militare israeliana non ha cessato gli attacchi contro i pescatori di Gaza, anche all'interno di questo limite. A Marzo 2013, Israele ha imposto nuovamente un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, affermando che tale decisione era stata presa a seguito dell'invio di alcuni razzi palestinesi verso il sul di Israele. Mercoledi' 22 maggio, le autorità militari israeliane hanno diffuso attraverso alcuni media la decisione di estendere nuovamente il limite a 6 miglia nautiche dalla costa.


Yousef Amin Abo Warda, 18 anni (photo by Rosa Schiano)



venerdì 10 gennaio 2014

Mercoledi 8 gennaio, Mohammed Khader Al Sultan, pescatore palestinese di 27 anni, era stato arrestato dalla marina militare israeliana mentre pescava nelle acque di Gaza con i sue due fratelli Hamdi ed Ahmad su una piccola imbarcazione a motore chiamata "hasaka".
Mohammed è stato rilasciato la sera dello stesso giorno dalle autorità israeliane.

Siamo andati ad incontrarlo nella sua abitazione in Beit Lahia, nel nord della Striscia di Gaza.
"Eravamo andati a pescare verso le 6 del mattino. Verso le 8.40 due motoscafi israeliani si sono avvicinati alla nostra barca ed i soldati hanno iniziato a sparare in acqua", ci ha raccontato Mohammed.
I tre fratelli pescatori si trovavano a meno di un miglio nautico dalla costa di Soudanya, nel nord di Gaza. 

I soldati israeliani hanno gridato loro di fermare il motore e si sono avvicinati alla parte frontale della barca.
'Fermate il motore, avvicinatevi, alzate le mani', hanno gridato ai pescatori. 
"Poi ci hanno chiesto di tuffarci in acqua. Ho detto loro che mio fratello era troppo giovane, non poteva nuotare. Mi sono spogliato e mi sono tuffato in acqua. I soldati mi hanno poi tirato a bordo del motoscafo. Uno dei soldati mi ha chiesto degli altri due pescatori. Gli ho risposto che quello giovane non poteva nuotare e l'altro era malato ed avrebbe rischiato la morte. 'Lascerò andare a casa i tuoi fratelli e prenderò te', mi ha detto".
I soldati gli hanno dato dei vestiti. Sul motoscafo i soldati hanno costretto poi Mohammed a tuffarsi di nuovo ed a nuotare fino a raggiungere una grande nave israeliana che si trovava a circa 90 metri di distanza. 
A bordo della nave, i soldati l'hanno bendato, l'hanno vestito, hanno ammanettato le sue mani ed i suoi piedi. "Poi non ho visto più cosa succedeva, non vedevo più nulla", ci ha detto Mohammed. Nel porto israeliano di Ashdod i soldati hanno smanettato i suoi piedi e l'hanno sbendato. Successivamente Mohammed è stato interrogato. Durante l'interrogatorio, i soldati hanno di nuovo ammanettato i suoi piedi e le sue mani.
C'erano due persone, una persona parlava arabo e l'altra parlava ebraico. Gli investigatori hanno chiesto a Mohammed il suo nome, la sua età, il suo numero di telefono, dettagli personali sui suoi fratelli e la sua famiglia ed altre informazioni personali. Successivamente lo hanno incappucciato e l' hanno lasciato in una stanza da solo per circa un'ora e mezza. "Poi sono venuti 5 soldati di cui uno parlava arabo. Mi ha detto 'Ti mostro delle foto e tu dimmi cosa vedi'. Mi ha chiesto in quale zona della spiaggia lavoro, lui mi mostrava immagini della spiaggia. Di ogni zona della spiaggia hanno delle foto. 'Seleziona una delle foto', mi ha detto. Gli ho mostrato una delle immagini della spiaggia in cui lavoro. L'investigatore mi ha chiesto di indicare un sito governativo vicino la spiaggia e mi ha chiesto quante persone ci lavorano. 'Non lo so, non conosco nessuno che lavora lì ', gli ho detto. Allora lui mi ha chiesto come fosse possibile che io non conoscessi nessuno se mi devo recare lì per prendere il mio permesso per lavorare come pescatore. Gli ho detto che conosco solo due persone che sono venute sulla spiaggia al di fuori del sito governativo. Poi l'investigatore mi ha chiesto di un altro sito governativo della protezione civile. Mi ha chiesto se i poliziotti lì avessero armi. Gli ho detto che non sapevo, che alcuni le hanno ed altri no. Infine il soldato mi ha detto 'Grazie per il tuo aiuto." C'era un filo di ironia nell'ultima parte del racconto di Mohammed. Il tutto, dall'arresto all'interrogatorio, sembra un paradosso, il tutto è assolutamente umanamente inaccettabile. "Successivamente mi hanno forzato a parlare con una persona al telefono che mi ha chiesto di nuovo il mio nome, informazioni personali, il numero della mia carta di identità. Mi hanno lasciato solo per due ore. Poi i soldati sono tornati con un foglio su cui era scritto in ebraico. Mi hanno tolto il cappuccio e mi hanno fatto indossare dei bei vestiti. Mi hanno chiesto di tenere il foglio in mano e mi hanno scattato una foto".
Non sappiamo cosa ci fosse scritto su quel foglio. Secondo un altro pescatore presente nel nostro incontro, si tratterebbe di un report medico sulle condizioni di salute che gli israeliani possono utilizzare nelle cause contro di loro in tribunale. Le umiliazioni sono proseguite. "Hanno coperto il mio viso di nuovo e mi hanno lasciato così un paio di ore,mi hanno messo manette di plastica e mi hanno fatto spogliare. Un soldato mi ha chiesto di alzarmi e di sedermi per tre volte. Poi mi hanno fatto indossare di nuovo i vestiti. Mi hanno ammanettato, incappucciato e portato con una macchina al valico di Erez. Erano circa le 18.10", ci ha raccontato Mohammed.

Mohammed è sposato, ha una figlia di 2 anni ed un bambino di 4 anni. Vive in una piccola abitazione di due stanze, in attesa di muoversi presso una nuova abitazione in costruzione. "A causa dell'assedio mancano i materiali da costruzione", ci ha detto un suo parente.
La pesca è per loro, come per centinaia di famiglie palestinesi, l'unica fonte di sussistenza. 

Appare chiaro che attraverso questi attacchi le forze militari israeliane stiano restingendo sempre di più l'area acconsentita alla pesca  impedendo ai pescatori di accedere alle acque a nord della Striscia di Gaza. Il limite reale imposto da Israele sulle acque a nord di Gaza non è di 6 miglia nautiche dalla costa ma di 1-2 miglia nautiche. 

Inoltre appare chiaro che attraverso questi arresti, o meglio dire rapimenti, dei pescatori palestinesi da parte delle forze israeliane di occupazione, le autorità israeliane cercano di ottenere informazioni su persone e luoghi della Striscia di Gaza cercando in tutti i modi di trovare dei collaborazionisti.


Background
Israele ha progressivamente imposto restrizioni ai pescatori palestinesi sull'accesso al mare. Le 20 miglia nautiche stabilite sotto gli accordi di Jericho nel 1994 tra Israele e l'Organizzazione di Liberazione della Palestina  (OLP), sono state ridotte a 12 miglia sotto l'Accordo Bertini nel 2002. Nel 2006, l'area acconsentita alla pesca è stata ridotta a 6 miglia nautiche dalla costa. A seguito della offensiva militare israeliana "Piombo Fuso" (2008-2009) Israele ha imposto un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, impedendo ai palestinesi l'accesso all' 85% delle acque a cui hanno diritto secondo gli accordi di Jericho del 1994.
Gli accordi raggiunti tra Israele e la resistenza palestinese dopo l'offensiva militare israeliana di novembre 2012, "Pilastro di Difesa", hanno acconsentio ai pescatori di Gaza di raggiungere nuovamente le 6 miglia nautiche dalla costa. Nonostante questi accordi, la marina militare israeliana non ha cessato gli attacchi contro i pescatori di Gaza, anche all'interno di questo limite. A Marzo 2013, Israele ha imposto nuovamente un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, affermando che tale decisione era stata presa a seguito dell'invio di alcuni razzi palestinesi verso il sul di Israele. Mercoledi' 22 maggio, le autorità militari israeliane hanno diffuso attraverso alcuni media la decisione di estendere nuovamente il limite a 6 miglia nautiche dalla costa.




Mohammed Khader Al Sultan con i suoi fratelli Hamdi ed Ahmad

mercoledì 20 novembre 2013

Ammar Asad al-Sultan, 19 anni, e Mohsen Zayed, 25 anni


Domenica 17 novembre due pescatori palestinesi sono stati arrestati dalla marina militare israeliana nelle acque di Gaza e la loro barca è stata confiscata.

I due pescatori, Ammar Asad al-Sultan, 19 anni, e Mohsen Zayed, 25 anni, stavano pescando su una piccola imbarcazione, tipo "hasaka", sprovvista di motore a circa 1 miglio dalla costa di Soudania, nel nord della Striscia di Gaza. I due sono stati rilasciati dalle autorità israeliane verso le 3 del mattino del giorno successivo.

Siamo andati a trovare i due pescatori presso l'abitazione di Ammar, in un'area chiamata Salatin, a nord di Gaza. 
"Siamo andati a pescare verso le 17.00. Verso le 18.30, una nave della marina militare israeliana si è avvicinata alla nostra barca ed i soldati hanno aperto il fuoco sull'acqua. Abbiamo cercato di tirare su velocemente le nostre reti per scappare, ma non ci siamo riusciti", ci ha detto Ammar. 
I due pescatori infatti, essendo su una barca senza motore, non potevano scappare.
"Ho 25 anni, e non ho mai vissuto qualcosa di così terrificante nella mia vita. Temevo di perdere la mia vita", ha detto Mohsen.
I soldati israeliani hanno chiesto ai due pescatori di spogliarsi e di tuffarsi in acqua. "Faceva molto freddo, si gelava. Hanno chiesto di tuffarci in acqua singolarmente e di nuotare per 30 metri fino a raggiungere la nave israeliana", ci ha detto Ammar.
A bordo della nave israeliana, i soldati hanno ammanettato i pescatori alle mani ed ai piedi alla parte anteriore della nave, ed hanno coperto loro il capo. Un soldato ha chiesto loro i nomi. La nave si è diretta verso sud ed è poi tornata indietro e dopo circa 1 ora e 40 ha raggiunto il porto israeliano di Ashdod.
"In Ashdod due soldati ci hanno presi e trasportati in una piccola stanza, ci hanno tolto le manette. Poi un dottore dell'esercito ha controllato la nostra salute, la pressione del sangue e la temperatura. Poi ci hanno tenuti ammanettati di nuovo per circa 30 minuti in una stanza, poi ci hanno separati e ci hanno interrogati singolarmente. Mi hanno sbendato e tolto le manette, poi mi hanno chiesto della mia famiglia, del mio lavoro, di ogni cosa della mia vita privata, di quanti bambini avessi. Poi un investigatore mi ha chiesto se seguissi un partito politico in Gaza. Mi ha chiesto quanti fratelli avessi. Otto, ho risposto. E mi ha detto 'Sei un bugiardo', 'Non lo sono" ho detto, e lui mi ha insultato e mi ha detto "Tu hai nove fratelli". Io gli ho detto che uno dei miei fratelli è morto quando aveva 5 anni, per questo non l'avevo contato", ci ha raccontato Mohsen. Gli jnterrogatori israeliani sono sempre rudi, umilianti, talvolta violenti.
Dopo l'interrogatorio, i soldati hanno coperto nuovamente loro il capo, li hanno ammanettati, e li hanno trasportati in un'altra stanza. Ammar ci ha raccontato che un soldato gli ha chiesto di spogliarsi e ha controllato il suo corpo con un dispositivo capace di controllare se una persona fa uso di armi da fuoco. Come una sorta di naso capace di sentire la presenza di agenti chimici o polvere da sparo.
"L'investigatore, il cui nome era Jamal, mi ha chiesto il motivo per cui stavo pescando nell'area non consentita. Poi mi ha mostrato una mappa di carta, dove mi ha chiesto di indicare la mia abitazione, mi ha chiesto dei miei fratelli, del loro lavoro. Ho risposto che uno dei miei fratelli è pescatore, un altro è contadino. L'investigatore mi ha chiesto se conoscessi qualcuno che lavora per Hamas, e mi ha detto 'Uno dei tuoi fratelli lavora per Hamas. Noi seguiamo ogni giorno i suoi passi'. Io gli ho risposto che non lo so, e che mio fratello non lavora per Hamas. L'investigatore allora mi ha detto 'Io so tutto ciò che accade in Gaza, noi vi guardiamo. Voi potreste essere attaccati da noi, perché tuo fratello lavora con un'organizzazione terroristica'. Poi mi ha detto di riferire a mio fratello di star lontano da certe persone e che tutta la famiglia sarà in pericolo se non sarà lontano da loro. L'investigatore mi ripeteva le stesse cose 10 volte. Poi mi hanno ammanettato", ci ha detto Ammar.

I due pescatori sono poi stati trasportati ad Erez e rilasciati. 

Le famiglie di questi pescatori dipendono dalla pesca. Senza barca, non hanno altri mezzi di sussitenza.
Il padre di Ammar ci ha detto che è la terza volta che perde le reti. Le reti sono state confiscate dai soldati israeliani insieme alla barca, il padre di Ammar si era indebitato per comprarle. E' disoccupato dal 2004, pesca per sopravvivere. 
"Chiedo alla comunità internazionale di permetterci di vivere come le persone nel resto del mondo al di fuori di Gaza. Faccio appello al mondo intero per fermare questi crimini ed aiutare i pescatori di Gaza, soprattutto i pescatori del nord della Striscia di Gaza. Abbiamo figli che hanno bisogno di vestiti, scarpe, i bambini non conoscono i problemi, non comprendono perché non possono avere ciò di cui hanno bisogno. Ora sta arrivando l'inverno e non ho soldi per comprare nuovi vestiti", ci ha detto il padre di Ammar.

E' il secondo attacco israeliano nei confronti dei pescatori palestinesi a distanza di una settimana. Ed è il secondo attacco consecutivo contro pescatori su una imbarcazione senza motore a poche miglia (1-2 miglia) dalla costa a nord di Gaza. Sembra quindi che le forze israeliane, attraverso questi arresti contro civili intenti a svolgere il proprio lavoro, vogliano in tutti i modi impedire ai pescatori di accedere alle acque a nord della Striscia di Gaza. Il limite reale imposto da Israele sulle acque a nord di Gaza non è di 6 miglia nautiche dalla costa ma di 1-2 miglia nautiche. 



Background
Israele ha progressivamente imposto restrizioni ai pescatori palestinesi sull'accesso al mare. Le 20 miglia nautiche stabilite sotto gli accordi di Jericho nel 1994 tra Israele e l'Organizzazione di Liberazione della Palestina  (OLP), sono state ridotte a 12 miglia sotto l'Accordo Bertini nel 2002. Nel 2006, l'area acconsentita alla pesca è stata ridotta a 6 miglia nautiche dalla costa. A seguito della offensiva militare israeliana "Piombo Fuso" (2008-2009) Israele ha imposto un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, impedendo ai palestinesi l'accesso all' 85% delle acque a cui hanno diritto secondo gli accordi di Jericho del 1994.
Gli accordi raggiunti tra Israele e la resistenza palestinese dopo l'offensiva militare israeliana di novembre 2012, "Pilastro di Difesa", hanno acconsentio ai pescatori di Gaza di raggiungere nuovamente le 6 miglia nautiche dalla costa. Nonostante questi accordi, la marina militare israeliana non ha cessato gli attacchi contro i pescatori di Gaza, anche all'interno di questo limite. A Marzo 2013, Israele ha imposto nuovamente un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, affermando che tale decisione era stata presa a seguito dell'invio di alcuni razzi palestinesi verso il sul di Israele. Mercoledi' 22 maggio, le autorità militari israeliane hanno diffuso attraverso alcuni media la decisione di estendere nuovamente il limite a 6 miglia nautiche dalla costa.



venerdì 20 settembre 2013

Saleem El Faseh, 57 anni


Mercoledì 18 settembre un pescatore palestinese è rimasto ferito dal fuoco della marina militare israeliana mentre pescava su un peschereccio davanti alle coste di Gaza.

Saleem El Faseh è un pescatore di 57 anni. L'abbiamo incontrato nell' ospedale Shifa di Gaza city dove è stato ricoverato. Saleem ci ha detto che era andato a pescare verso le 14.30  su un peschereccio a bordo del quale vi erano altri 4 pescatori.Verso le 17.00 una nave della marina militare israeliana ha aperto il fuoco, senza preavviso, direttamente contro la loro imbarcazione. I pescatori si trovavano a circa 6 miglia dalla costa, entro il limite consentito dalle autorità israeliane. I soldati hanno sparato per 5 minuti e due proiettili hanno colpito subito la mano destra di Saleem, di cui uno ha tranciato il mignolo. 

I pescatori sono scappati e si sono diretti verso la costa di Gaza. Hanno chiamato la polizia costiera che ha raggiunto il peschereccio con un hasaka (piccola barca) dal motore più veloce, per trasportare Saleem quanto prima sulla costa. Un' ambulanza lo stava attendendo ed al suo arrivo l'ha trasportato all'ospedale Shifa.

I due proiettili hanno colpito la mano destra di Saleem causando perdita di un mignolo e di parte del tessuto interno.
Alcuni dei suoi parenti ci hanno mostrato una foto scattata con il cellulare in cui si vedono due tagli profondi sul dorso della mano. Saleem è stato sottoposto ad operazione chirurgica attraverso cui è stato impiantato un fissatore interno all'arto. Saleem deve rimanere sotto osservazione, bisogna verificare se il sangue è in grado di raggiungere le altre dita della mano. Un' infezione inoltre lo costringe a prendere antibiotici.

Saleem è sposato ed ha 13 figli, 5 maschi e 6 femmine. E' l'unico pescatore della sua famiglia, che vive nel campo rifugiati di Shati e che non ha altre fonti di reddito se non la pesca. 
"E' da 46 anni che sono pescatore, ho iniziato all'età di 10 anni", ci ha detto Saleem.
"Tornerai a pescare?", gli abbiamo chiesto. "Certo, ho perso solo l'uso di una mano", ci ha detto.
Abbiamo chiesto a Saleem un messaggio da inviare ai  nostri governi ed  alla comunuta internazionale. "Chiedo che ci sostengano, chiedo che sostenagno soprattutto i pescatori", ci ha detto Saleem.

Saleem sorrideva, nonostante tutto. La stanza dell'ospedale era piena di parenti ed amici che ci hanno ringraziati per la visita. La semplicità ed il cuore forte e puro di queste  persone mi commuove ogni volta.
Abbiamo promesso di restare in contatto e di rivederci quando Saleem sarà rilasciato dall'ospedale. 


FOTO. Radiografia: prima dell'operazione e dopo l'operazione





Saleem El Faseh, 57 anni


Foto della mano ferita di Saleem prima dell' operazione: 

 









Background 

Israele ha progressivamente imposto restrizioni ai pescatori palestinesi sull'accesso al mare. Le 20 miglia nautiche stabilite sotto gli accordi di Jericho nel 1994 tra Israele e l'Organizzazione di Liberazione della Palestina  (OLP), sono state ridotte a 12 miglia sotto l'Accordo Bertini nel 2002. Nel 2006, l'area acconsentita alla pesca è stata ridotta a 6 miglia nautiche dalla costa. A seguito della offensiva militare israeliana "Piombo Fuso" (2008-2009) Israele ha imposto un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, impedendo ai palestinesi l'accesso all' 85% delle acque a cui hanno diritto secondo gli accordi di Jericho del 1994.
Gli accordi raggiunti tra Israele e la resistenza palestinese dopo l'offensiva militare israeliana di novembre 2012, "Pilastro di Difesa", hanno acconsentio ai pescatori di Gaza di raggiungere nuovamente le 6 miglia nautiche dalla costa. Nonostante questi accordi, la marina militare israeliana non ha cessato gli attacchi contro i pescatori di Gaza, anche all'interno di questo limite. A Marzo 2013, Israele ha imposto nuovamente un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, affermando che tale decisione era stata presa a seguito dell'invio di alcuni razzi palestinesi verso il sul di Israele. Mercoledi' 22 maggio, le autorità militari israeliane hanno diffuso attraverso alcuni media la decisione di estendere nuovamente il limite a 6 miglia nautiche dalla costa.



domenica 1 settembre 2013


Ibrahim Al-Najjar


Ibrahim Abdullah Al-Najjar, 21 anni, e Ismael Wael Al-Bardaweel, 19 anni, sono stati feriti dal fuoco della marina militare egiziana il 30 agosto mentre pescavano sulle loro hasaka (piccole barche da pesca palestinesi) nelle acque di Rafah, al confine tra l'Egitto e la Striscia di Gaza. Altri cinque pescatori sono stati arrestati.

I due pescatori feriti sono stati trasferiti all' ospedale Abu Yousef Al-Najjar, in Rafah.

Siamo andati a far loro visita in ospedale. La piccola sala ospedaliera era affollata dai loro parenti.

Yousef al Najjar, 23 anni, fratello di Ibrahim, con lui sulla barca, ci ha raccontato: "Alle 2 del mattino siamo andati a pescare sulla nostra barca con altri tre pescatori".
Sulla loro hasaka c'erano in tutto 5 pescatori, tutti membri della stessa famiglia:
Ibrahim Al-Najjar (21 anni), 
Yousef Al-Najjar (23 anni), 
Odail Al-Najjar (18 anni), 
Jamil Al-Najjar (19 anni), 
Ali Al Najjar (23 anni).

"Verso le 3.30, una nave della marina militare egiziana ci ha attaccati, insieme ad alcuni motoscafi. Ci hanno attaccati ad una distanza di circa 2-3 metri", ci ha detto Yousef. 


La marina militare egiziana ha tentato di arrestare i pescatori che pero' hanno cercato di scappare e di raggiungere la costa. 
I militari egiziani hanno cosi' aperto il fuoco direttamente contro i pescatori, impotenti sulle loro piccole barche non veloci.


I militari egiziani hanno puntato al braccio di Ibrahim, il braccio che stava usando per manovrare la barca per scappare. Ibrahim ha riportato una ferita da arma da fuoco con frattura aperta e comminuta, ovvero l'osso è  rotto in piu' punti, con formazione di piccoli frammenti.
Ibrahim è rimasto ferito anche al suo piede destro e da frammenti di esplosivo.

Ismael Wael Al-Bardaweel si trovava invece con altri tre pescatori, membri della stessa famiglia, a bordo di un'altra barca accanto a quella di Ibrahim. 
A bordo vi erano:
i fratelli Ismael Wael Al-Bardaweel (19 anni),
Mohammed Al-Bardaweel (16 anni),
Abdallah Al-Bardaweel (12 anni),
ed il cugino Mahmoud Al-Bardaweel (11 anni).

Come si nota dalle età, molti di questi pescatori sono minori o addirittura bambini.

I pescatori hanno cercato di scappare al fuoco della marina militare egiziana insieme alla barca della famiglia Al-Najjar.

"Non eravamo lontani dalla costa. Siamo arrivati a poche centinaia di metri dalla costa ed abbiamo passato di pochi metri la linea di confine con le le acque egiziane, in tutto eravamo sei barche", ci hanno raccontato.
Dalla descrizione che ci hanno fatto i pescatori, la marina militare egiziana pare li abbia attaccati alle spalle, entrando dapprima in acque palestinesi per poi sorprenderli ed attaccarli fino a 100 mt  dalla costa. 

Un'altra barca di pescatori e' stata invece raggiunta dalla marina egiziana e cinque pescatori sono stati arrestati.
Abbiamo avuto notizia che i pescatori arrestati sono: Ismail Jamal Basala, Khaled Jamal Basala, Maher Mazen Basala, e Mahmoud Nahedh Basala, Radwan Shallouf. 
Non abbiamo notizie sulla loro detenzione, ma i pescatori che abbiamo visitato ci hanno riferito che i cinque pescatori arrestati dovrebbero essere detenuti in Al-Arish.



Le barche dei due pescatori sono state danneggiate nell'attacco. Le famiglie di entrambi dipendono dalla pesca, entrambe non hanno altre risorse per sopravvivere.

"Non possiamo vivere ora perché le nostre barche sono state danneggiate", ci ha detto Ismael.
Ed Ibrahim ha aggiunto: "Siamo senza difese, non c'è niente che possiamo fare".
"Vorremmo che la marina egiziana ci lasci fare il nostro lavoro", ha concluso Yousef.

Sembra incredibile ora ritrovarsi a riportare di attacchi contro i pescatori palestinesi da parte della marina militare egiziana, quando fino a questo momento era solo la marina militare israeliana ad attaccare, arrestare e ferire i pescatori di Gaza. 
Quanto è avvenuto è di una gravità estrema. Le autorità egiziane, dopo il colpo di stato con cui il 3 luglio è stato destituito Morsi, hanno vietato ai pescatori di Gaza di entrare nelle acque egiziane, ma ciò non dà il diritto a militari egiziani di sparare deliberatamente su civili palestinesi.

I pescatori palestinesi si avvicininano o tentano di entrare in acque egiziane a causa dei limiti imposti dalla autorità israeliane nelle acque di Gaza. Il limite, da 3 miglia è stato esteso a 6 miglia nautiche dalla costa, ma la marina militare israeliana continua ad attaccare i pescatori all'interno di questo limite, nonostante gli accordi con cui si è giunti al cessate il fuoco dopo l'offensiva militare israeliana di novembre 2012 affermino che le forze militari israeliane debbano "astenersi dal colpire i residenti nelle aree lungo il confine" e "cessare le ostilità nella Striscia di Gaza, via terra, via mare e via aria, compreso le incursioni e le uccisioni mirate." Questi accordi non sono stati mai rispettati dall'esercito israeliano. 
Inoltre, all'interno dello spazio marittimo concesso ai pescatori palestinesi non c'è quantita' di pesce sufficiente ed i pescatori di Gaza non possono sostenere le proprie famiglie. 
I pescatori di Gaza devono lavorare all'interno di una vera e propria prigione i cui limiti sono imposti con l'uso delle armi.



Background 
Israele ha progressivamente imposto restrizioni ai pescatori palestinesi sull'accesso al mare. Le 20 miglia nautiche stabilite sotto gli accordi di Jericho nel 1994 tra Israele e l'Organizzazione di Liberazione della Palestina  (OLP), sono state ridotte a 12 miglia sotto l'Accordo Bertini nel 2002. Nel 2006, l'area acconsentita alla pesca è stata ridotta a 6 miglia nautiche dalla costa. A seguito della offensiva militare israeliana "Piombo Fuso" (2008-2009) Israele ha imposto un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, impedendo ai palestinesi l'accesso all' 85% delle acque a cui hanno diritto secondo gli accordi di Jericho del 1994.
Gli accordi raggiunti tra Israele e la resistenza palestinese dopo l'offensiva militare israeliana di novembre 2012, "Pilastro di Difesa", hanno acconsentio ai pescatori di Gaza di raggiungere nuovamente le 6 miglia nautiche dalla costa. Nonostante questi accordi, la marina militare israeliana non ha cessato gli attacchi contro i pescatori di Gaza, anche all'interno di questo limite. A Marzo 2013, Israele ha imposto nuovamente un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, affermando che tale decisione era stata presa a seguito dell'invio di alcuni razzi palestinesi verso il sul di Israele. Mercoledi' 22 maggio, le autorità militari israeliane hanno diffuso attraverso alcuni media la decisione di estendere nuovamente il limite a 6 miglia nautiche dalla costa.



Ibrahim Al-Najjar

Le radiografie di Ibrahim Al-Najjar:
foto 1: dopo l'operazione
foto 2: prima dell'operazione



Ismael Al-Bardaweel 

La radiografia di Ismael



giovedì 4 luglio 2013

Nelle prime ore del mattino di domenica 30 giugno 2013, un pescatore palestinese di 30 anni, Sharif Arafat, è rimasto ferito su un peschereccio a largo delle coste di Soudania, a nord della Striscia di Gaza.
Il capitano della barca, Nafiz Al Habeel, ci ha riferito che  durante la notte il forte vento aveva spinto il peschereccio a circa 6 miglia dalla costa di Soudania. Verso mezzanotte una nave della marina militare israeliana si era avvicinata per poi andare via. Nelle prime ore del mattino, attorno alle 3.30-4.00, i pescatori hanno lanciato le reti in mare. Una nave della marina militare israeliana si è avvicinata al loro peschereccio ed ha iniziato a sparare. Nafiz ci ha riferito che i pescatori hanno cercato di nascondersi per evitare i proiettili, mentre Sharif Arafat è corso sul lato dove si trovano le reti. Sharif, pescatore inesperto, non sa bene come muoversi in caso di spari da parte dell'esercito. Una delle reti ha circondato la sua gamba. "Sharif era terrorizzato, la sua caviglia era intrappolata", ci ha detto Nafiz. Sharif si è aggrappato alla barca per non cadere in acqua, perché non sa nuotare, mentre le reti lo tiravano giù. La caviglia si è così fratturata e spezzata, e Sharif è caduto in acqua. Nafiz ci ha detto di aver cercato di tirare su le reti con il motore. "Queste reti galleggiano, ho gridato a Sharif di aggrapparsi ad una sfera della rete", ci ha detto Nafiz. Sharif è stato poi tirato a bordo e portato al porto di Gaza city attraverso un hasaka, una piccola barca che in genere accompagna i pescherecci. 
Durante l'incidente i pescatori avevano riacceso le luci delle barche, che in genere spengono quando lanciano le reti. La marina militare israeliana allora si è allontanata, probabilmente perché i soldati avevano capito che era accaduto qualcosa di grave.

Abbiamo incontrato Sharif Arafat nell'ospedale Shifa di Gaza city, dove  è stato ricoverato a seguito dell'incidente. 
Un report ospedaliero attesta che Sharif ha riportato una semiamputazione post traumatica alla caviglia destra.
Sharif Arafat non è un pescatore professionista. "Sono andato a pescare solo a causa della situazione economica, non so neanche nuotare", ci ha detto Sharif, che ha iniziato a pescare da soli 5 mesi. Sharif è sposato, ha una bambina e sua moglie è incinta di una seconda figlia.
Sharif era spaventato all'idea che il suo piede potesse essere amputato. Suo fratello Alaa, accanto a lui in ospedale, era in lacrime. La sera stessa Sharif è stato trasferito d'urgenza in un ospedale in Israele per essere operato, grazie anche all'intervento del Palestinian Center for Human Rights che ha chiesto l'accelerazione delle pratiche. Nella Striscia di Gaza infatti non è disponibilie la chirurgia di cui necessiterebbe.
Siamo tuttora in attesa di notizie sulle condizioni di Sharif Arafat.



Background 
Israele ha progressivamente imposto restrizioni ai pescatori palestinesi sull'accesso al mare. Le 20 miglia nautiche stabilite sotto gli accordi di Jericho nel 1994 tra Israele e l'Organizzazione di Liberazione della Palestina  (OLP), sono state ridotte a 12 miglia sotto l'Accordo Bertini nel 2002. Nel 2006, l'area acconsentita alla pesca è stata ridotta a 6 miglia nautiche dalla costa. A seguito della offensiva militare israeliana "Piombo Fuso" (2008-2009) Israele ha imposto un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, impedendo ai palestinesi l'accesso all' 85% delle acque a cui hanno diritto secondo gli accordi di Jericho del 1994.
Gli accordi raggiunti tra Israele e la resistenza palestinese dopo l'offensiva militare israeliana di novembre 2012, "Pilastro di Difesa", hanno acconsentio ai pescatori di Gaza di raggiungere nuovamente le 6 miglia nautiche dalla costa. Nonostante questi accordi, la marina militare israeliana non ha cessato gli attacchi contro i pescatori di Gaza, anche all'interno di questo limite. A Marzo 2013, Israele ha imposto nuovamente un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, affermando che tale decisione era stata presa a seguito dell'invio di alcuni razzi palestinesi verso il sul di Israele. Mercoledi' 22 maggio, le autorità militari israeliane hanno diffuso attraverso alcuni media la decisione di estendere nuovamente il limite a 6 miglia nautiche dalla costa.






 Nafiz Al Habeel, con la figlia di Sharif Arafat

domenica 9 giugno 2013

  I due pescatori arrestati, Khader Marwan Al-Saidi, 24 anni e Hassan Ali Murad, 27 anni


Durante la notte di venerdì 7 giugno 2013 vi è stata una escalation di attacchi da parte della marina militare israeliana contro i pescatori di Gaza. Il comitato dei pescatori della Union of Agricultural Workers Committees aveva riportato attacchi lungo tutta la costa di Gaza e l'arresto di due pescatori, oltre alla distruzione di reti per la pesca.

I due pescatori arrestati, Khader Marwan Al-Saidi, 24 anni, e Hassan Ali Murad, 27 anni, sono stati arrestati verso le 3.00 del mattino di venerdì e sono stati rilasciati il giorno successivo, ma la loro barca è stata confiscata.

I due pescatori vivono nel campo rifugiati di Shati.
Giovedì pomeriggio erano usciti in mare verso le 15.00 e si erano diretti verso sud, fermandosi a pescare a sud delle coste di Shalihat. 

L'attacco

Hassan Ali Murad ci ha riferito che una nave della marina militare israeliana ha iniziato ad attaccarli sparando verso le lroo barche alle 2.00 del mattino.
"Con noi c'erano altre 6-7 hasaka, stavamo pescando in gruppo. Quando i soldati hanno iniziato a sparare tutti i pescatori sono scappati, ma il motore della nostra barca era guasto e non siamo riusciti a scappare. Abbiamo cercato di accendere il generatore ma non ci siamo riusciti". I pescatori si trovavano a circa 6 miglia dalla costa. Abbiamo urlato ai soldati "Andate via, siamo a meno di 6 miglia!", ma i soldati hanno continuato a sparare", ha aggiunto Hassan.

L'arresto e l'interrogatorio

Una barca zodiac a bordo della quale vi erano 6 soldati si è avvicinata a loro. I soldati israeliani hanno ordinato ai due pescatori di svestirsi, tuffarsi in acqua e raggiungere a nuoto la barca israeliana. "I soldati hanno sparato verso di noi  mentre nuotavamo", ci ha detto Hassan. A bordo della barca israeliana i due pescatori sono stati bendati ed ammanettati. I soldati hanno poi confiscato la barca dei pescatori e tutto l'equipaggiamento. Hassan ha precisato che il generatore costa circa 6.000 dollari, la barca costa circa 3.000 dollari, l'equipaggiamento ha un valore di circa 1.000 dollari, per un totale di 10.000 dollari, che i pescatori dovranno comunque continuare a pagare perché si sono indebitati per poter affrontare queste spese.
"Siamo stati trattenuti per circa 30 minuti sulla barca israeliana, al freddo, poi i soldati ci hanno trasportati sulla nave grande della marina militare israeliana. Ci hanno stesi a terra e ci hanno colpito con i piedi dietro la testa, poi ci hanno incappucciati. Non potevo respirare, dopo mezz'ora mi sentivo morire per la mancanza di aria", ci ha detto Hassan. I pescatori sono stati trasportati al porto di Ashdod in Israele, sono stati dati loro una maglia ed un pantalone e sono rimasti ammanettati e bendati fino alle 12.00 del giorno successivo. Hassan ci ha anche raccontato che i soldati li hanno derisi e li hanno picchiati. Un dottore ha fatto poi loro visita, ed ha informato Hassan di soffrire di diversi problemi di salute. Hassan gli ha risposto:"Che cosa vuoi da noi? Avete preso la nostra barca, avete preso la nostra vita, ed ora vuoi controllare la mia salute?" Il dottore gli ha risposto che era sua responsabilità controllare la sua salute. Hassan gli ha detto:"Non sono arrabbiato per la mia salute, sono arrabbiato perché non posso più sfamare i miei bambini".  I due pescatori sono stati trattenuti 4 ore in una stanza per poi essere interrogati. Un ufficiale ha chiesto ad Hassan se conoscesse membri di Hamas, se fosse coinvolto in gruppi armati ed altre domande di questo tipo. Hassan gli ha risposto: "Stai ditruggendo la mia vita e mi fai queste domande?". L'ufficiale gli ha detto:"La nostra preoccupazione è distruggere la vita dei pescatori", intendendo che questa fosse la loro missione.
Due anni fa Hassan era stato già arrestato dalla marina militare israeliana insieme a suo cugino, che era stato ferito da un proiettile alla gamba. "Chi nutrirà i nostri bambini ora? Non abbiamo altre risorse. Chi pagherà i nostri debiti?" ha aggiunto Hassan.
Mentre ascoltavao la testimonianza di Hassan, un altro membro della famiglia è intervenuto dicendo: "Ogni pescatore preferirebbe morire ed essere sparato alla testa piuttosto che perdere la propria barca. La barca è la nostra fonte di vita".
Hassan ha aggiunto che durante l'interrogatorio in Ashdod, l'ufficiale gli ha detto: "Puoi chiedere ad un avvocato di riavere indietro la barca ma stai sicuro che non ti ridaremo il generatore". 
Hassan gli ha risposto: "L'avvocato ha bisogno di soldi, io non posso pagarlo". L'ufficiale ha replicato:"Non sono affari miei, sono affari dell'avvocato".
A Gaza Hassan ha chiesto aiuto ad un avvocato ma quest'ultimo gli ha detto che il procedimento costerebbe una somma di denaro equivalente all'acquisto di una nuova barca.
Khader Marwan Al-Saidi è poi intervenuto dicendo che l'ufficiale gli ha detto: "Vi devo osservare in mare notte e giorno e questo mi infastidisce, per questo motivo vi distruggiamo la barca.". Khader ha aggiunto che gli ufficiali israeliani sanno tutto della loro vita. Khader recentemente è diventato padre. L'ufficiale durante l'interrogatorio gli ha detto: "Come sta il tuo bambino?".
L' ufficiale inoltre gli ha detto: "State portando con voi internazionali per essere protetti. Se porti internazionali con te la volta successiva colpiremo la tua barca. Non abbiamo paura di voi e non abbiamo paura degli internazionali. Non pensare che gli internazionali possano proteggerti. Possiamo sparare quando vogliamo, nessuno ci ferma".
Oltre al dramma rappresentato dalla perdita della barca e di ogni mezzo di sussistenza, i pescatori subiscono continuamente anche violenza psicologica. Hassan ci ha mostrato i pantaloni che l'esercito israeliano aveva dato loro. I soldati gli hanno detto che hanno lo stesso valore della barca e del generatore.

Verso Erez, il rlascio

Dopo l'interrogatorio, durato circa 30 minuti, i due pescatori sono stati trattenuti due ore prima di essere portati ad Erez. I soldati hanno ammenattato anche le gambe dei pescatori e li hanno costretti a piegarsi per prendere uno scatolo che conteneva i loro vestiti da lavoro. Poi li hanno costretti a camminare per 500 metri con mani e piedi legati fino a raggiungere una jeep militare che li ha portati ad Erez. In Erez i due pescatori hanno docuto camminare altri 500 metri.
Il valico di Erez era chiuso. Un soldato voleva portare i pescatori nuovamente ad Ashdod, mentre un altro soldato insisteva per permettere loro di attraversare il confine. Hassan ha raccontato che fortunatamente un'anziana donna palestinese che tornava da un ospedale israeliano aveva raggiunto il confine. La donna ha chiesto ai soldati di aprire il valico per poter tornare a casa. Dopo circa 10 minuti i soldati hanno aperto il valico. I due pescatori hanno poi camminato per circa 2 chilometri per raggiungere l'ufficio palestinese, dove sono stati interrogati dalla sicurezza interna. Dopo l'interrogatorio, i due, stremati e senza auto, si sono seduti in strada. L'anziana donna che aveva attraversato il valico ha offerto loro un passaggio in auto. "Non potete immaginare quello che è successo. Anche se lo vedeste in televisione non ci credereste", ha aggiunto Khader. 

Le difficoltà economiche

Hassan è sposato ed ha quattro bambini. Nella sua piccola casa, in cui bagno e cucina sono nella stessa stanza, vivono in 6 persone. Hassan pesca da quando aveva 10 anni. Suo padre era malato e non poteva lavorare, così il piccolo Hassan dopo la scuola andava a pescare. 
Khader Marwan Al-Saidi è sposato ed ha un bambino. Nella sua casa vivono 14 persone, mentre l'intera famiglia conta 70 persone in tutto. 
Dalla barca confiscata, di cui suo padre è proprietario, dipendevano circa 24 persone.


I continui attacchi contro i pescatori e l'appello alla comunità internazionale

Mentre ascoltavamo la testimonianza dei due pescatori, abbiamo appreso che la marina militare israeliana stava attaccando barche di pescatori di fronte alle coste di Soudania, nel nord della Striscia di Gaza. Zacaria Baker, a capo del Comitato dei pescatori della Union of Agricultural Work Committes  ci ha riferito che le forze israeliane stavano aprendo il fuoco contro i pescatori palestinesi ed una delle barche era stata circondata a circa 2 miglia dalla costa. Zacaria, al telefono con un referente sul posto, non riusciva ad ascoltare bene la telefonata a causa degli spari.
Abbiamo continuato ad ascoltare la terribile testimonianza dei due pescatori mentre nell'atmosfera saliva la tensione per quanto stava accadendo nello stesso momento. 
Hassan ha lanciato un messaggio alla comunità internazionale: "Chiediamo alla comunità internazionale di sostenere i pescatori palestinesi. Le autorità israeliane hanno comunicato attraverso i media di permettere ora ai pescatori palestinesi di raggiungere le 6 miglia nautiche dalla costa, ma in realtà stanno attaccando i pescatori all'interno di questo limite, a 4-5 miglia dalla costa, chiediamo alla comunità internazionale di aiutarci. Le persone che maggiormente sono colpite a Gaza sono i pescatori . Sappiamo che la situazione a Gaza è difficile, siamo sotto assedio, noi pescatori siamo attaccati ogni giorno e mentre vi sto parlando in questo momento i soldati stanno attaccando altri pescatori. Chiediamo alla comunità internazionale di stare dalla nostra parte."
I pescatori pensano che le Ong potrebbero aiutarli nel coprire i costi della barca confiscata. 

Background

Israele ha progressivamente imposto restrizioni ai pescatori palestinesi sull'accesso al mare. Le 20 miglia nautiche stabilite sotto gli accordi di Jericho nel 1994 tra Israele e l'Organizzazione di Liberazione della Palestina  (OLP), sono state ridotte a 12 miglia sotto l'Accordo Bertini nel 2002. Nel 2006, l'area acconsentita alla pesca è stata ridotta a 6 miglia nautiche dalla costa. A seguito della offensiva militare israeliana "Piombo Fuso" (2008-2009) Israele ha imposto un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, impedendo ai palestinesi l'accesso all' 85% delle acque a cui hanno diritto secondo gli accordi di Jericho del 1994.
Gli accordi raggiunti tra Israele e la resistenza palestinese dopo l'offensiva militare israeliana di novembre 2012, "Pilastro di Difesa", hanno acconsentio ai pescatori di Gaza di raggiungere nuovamente le 6 miglia nautiche dalla costa. Nonostante questi accordi, la marina militare israeliana non ha cessato gli attacchi contro i pescatori di Gaza, anche all'interno di questo limite. A Marzo 2013, Israele ha imposto nuovamente un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, affermando che tale decisione era stata presa a seguito dell'invio di alcuni razzi palestinesi verso il sul di Israele. Mercoledi' 22 maggio, le autorità militari israeliane hanno diffuso attraverso alcuni media la decisione di estendere nuovamente il limite a 6 miglia nautiche dalla costa.