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sabato 4 gennaio 2014

Adnan Abu Khater, di anni 17, era rimasto ferito il pomeriggio di giovedì 2 gennaio dal fuoco dell'esercito israeliano lungo il confine ad est di Jabalia, nel nord di Gaza. Era stato trasportato all'ospedale Kamal Odwan in condizioni critiche. Dal Kamal Odwan hospital è stato trasferito allo Shifa hospital in Gaza city per essere operato. Data la gravità delle sue condizioni e l'impossibilità di curarlo nella Striscia per mancanza di attrezzature, è stato chiesto il coordinamento per l\attraversamento del valico di Erez ed il ricovero in un ospedale israeliano. Purtroppo, durante il percorso, il giovane è morto, all'altezza del valico di Erez. 
In ospedale abbiamo incontrato uno dei fratelli del giovane deceduto ai quali i dottori stavano ingessando un braccio. L'uomo era visibilmente scioccato. Abbiamo preferito di visitare la famiglia del giovane nei prossimi giorni.

Ieri 3 gennario, mentre ci trovavamo in ospedale per parlare con i dottori, un altro giovane veniva ferito nella stessa area lungo il confine ad est di Jabalia. Il giovane è stato trasportato in ospedale. Il suo nome è Khaled Ibrahim Owda, di anni 21. Il proiettile l'ha colpito alla gamba destra. Il giovane ci ha detto che stava pregando con altre persone presso il cimitero di Jabalia quando i soldati israeliani hanno aperto il fuoco. L'ambulanza non ha potuto raggiungere il posto. Il giovane è stato trasportato su un "tuk tuk" fino a raggiungere l'ambulanza. Le sue condizioni sono buone e la ferita è leggera.

Abbiamo successivamente lasciato l'ospedale, ma mentre eravamo in auto, abbiamo ricevuto una chiamata che ci ha avvisati che un altro ferito era appena giunto in ospedale. Velocemente siamo tornati verso l'ospedale.

Thaer Mohammed Rabaa, di anni 25, era rimasto ferito dal fuoco dell'esercito israeliano nello stesso posto dei casi precedenti, lungo il confine ad est di Jabalia. Il proiettile ha colpito Thaer al fianco sinistro. Il proeittile è entrato ed uscito. Gli infermieri ci hanno detto che le sue condizioni sono stabili. Fuori la sala in cui era stato ricoverato vi erano una decina di parenti e sua madre visibilmente scioccata. 
Alcuni parenti ci hanno detto che i ragazzi stavano lanciando pietre contro i soldati, come usano fare ogni venerdì. Ed infatti, sono molti i giovani che rimangono feriti o uccisi dall'esercito il venerdi pomeriggio lungo il confine. "Stavano gareggiando a chi si avvicinava di più alla barriera di separazione", ci ha detto un parente di Thaer. Purtroppo le forze israeliane sparano indiscriminatamente su questi giovani presi dal desiderio di sfidare l'occupazione militare.
Oggi siamo tornati in ospedale per visitare Thaer. Ci ha detto che si trovava in terreno accanto al cimitero ad est di Jabalia, a circa 300 metri di distanza dalla barriera di separazione. Ci ha detto che i soldati israeliani hanno raggiunto il confine con una jeep ed hanno aperto il fuoco sui giovani. Thaer ci ha anche detto che alcuni soldati stavano lanciando gas lacrimogeni ad un gruppo di ragazzi che lanciavano pietre. 

Sempre all'alba di ieri 3 gennaio l'aviazione militare israeliana aveva condotto diverse incursioni aeree colpendo terreni agricoli in diversi punti della Striscia. Le autorità israeliane avevano anche inspiegabilmente chiuso alla stampa il valico di Erez.

Thaer Mohammed Rabaa, 25 anni


la ferita da arma da fuoco sul fianco sinistro di Thaer Mohammed Rabaa, 25 anni

Khaled Ibrahim Owda, 21 anni



martedì 29 ottobre 2013

Il grande cratere causato dalla bomba lanciata dal caccia F-16



Lunedì 28 ottobre l'aviazione militare israeliana ha bombardato un terreno agricolo a nord di Gaza city. 
L'attacco aereo è avvenuto alle 9.25 di mattina. Un caccia F-16 ha bombardato un terreno colmo di aberi di olivo sulla strada Mukhabarat, vicino Soudanya, a nord di Gaza city. 

Attorno al terreno vi sono abitazioni ed una scuola primaria femminile.
Il bombardamento ha creato un'enorme voragine. Il terreno appartiene alla famiglia Shohaber, che dagli alberi di olivo produce olio. La famiglia Shohaber è proprietaria anche di una compagnia di trucks che traportanto materiali dal valico di Karem Shalom a Gaza, quindi si tratta di una famiglia conosciuta.

Hazem Shohaber, proprietario del terreno, mi ha detto che anche la sua abitazione è stata danneggiata. L'abitazione è nuova, la sua famiglia vive lì da soli 3 mesi. "Ero seduto dietro il muro che recinge il terreno quando è avvenuto il bombardamento, sono rimasto scioccato, non ero capace di fare nulla. Grazie a Dio i miei bambini non si trovavano nella terra ma erano a scuola, di solito usano giocare qui", ha detto Hazem.

Le finestre della sua abitazione sono crollate, come anche quelle di abitazioni adiacenti.
A pochi metri di distanza dal terreno bombardato c'è una scuola primaria femminile. 
"Le bambine erano in classe, sono scappate, la situazione era terribile. Gli insegnanti non potevano calmarle, sono arrivate le ambulanze, tutti temevano che le bambine fossero morte nell'esplosione", ha continuato a raccontarci Hazem.

Sono salita a casa della famiglia Shohaber. Hazem ha tre figli grandi e tre bambine che erano nella scuola al momento del bombardamento. Hazem ha voluto mostrarci le lesioni sulle pareti della sua abitazione causate dall'esplosione. Tutti i vetri delle finestre sono crollati. 
Sua moglie ci ha offerto una tazza di caffè. L'accoglienza palestinese non viene mai a mancare neanche nelle situazioni più tragiche.
Una delle bambine, Farah, 6 anni, aveva timore di farsi vedere, appariva scioccata. 
Dovrà ora sicuramente superare il trauma e lo spavento generato dall'esplosione. Forse, l'esplosione le ha ricordato i terribili giorni dei bombardamenti di novembre durante l'operazione Pilastro di Difesa. Ne soffriamo noi adulti, come i bambini potrebbero restare immuni da certi traumi?
Farah si nascondeva sotto il tavolo. Chissà quanti bambini oggi l'avranno fatto. 


Un resto della bomba ritrovato sul terreno

I vetri rotti di un'abitazione vicina

la scuola elementare accanto al terreno bombardato


i vetri in frantumi dell'abitazione della famiglia Shohaber


Hazem Shohaber mostra le lesioni sulle parteti della sua abitazione





Gli accordi per il cessate il fuoco del 21 novembre 2012 hanno stabilito che le forze militari israeliane devono "astenersi dal colpire i residenti nelle aree lungo il confine" e "cessare le ostilità nella Striscia di Gaza, via terra, via mare e via aria, compreso le incursioni e le uccisioni mirate." 
Tuttavia attacchi militari israeliani via terra e via mare si sono susseguiti a partire dal giorno successivo al cessate il fuoco, ed aerei militari israeliani hanno sorvolato costantemente il cielo della Striscia di Gaza.
Il bombardamento avvenuto ieri mattina costituisce un'ulteriore violazione di questi accordi.


martedì 11 dicembre 2012


Tra le vittime della recente guerra israeliana contro Gaza, denominata "Pillar of cloud" (14 novembre 2012-21 novembre 2012) , vi sono anche tre giornalisti uccisi intenzionalmente e brutalmente in due attacchi martedì 20 novembre 2012. I giornalisti uccisi sono Hussam Mohammed Salama, 30 anni, Mahmoud Ali al-Koumi, 29 anni, uccisi in Gaza city, e Mohammed Mousa Abu Eisha, 24 anni, ucciso in Deir El Balah.

Quel pomeriggio di giovedì 20 novembre 2012, verso le 17.45, un aereo militare israeliano ha attaccato l'auto su cui viaggiavano Hussam Mohammed Salama e Mahmoud Ali al-Khoumi. I due non solo erano colleghi di lavoro, entrambi cameramen del canale televisivo al-Aqsa, erano anche amici. L'auto era chiaramente contrassegnata dalla scritta "TV", visibile anche agli aerei. I due si stavano dirigendo allo Shifa hospital per filmare l'arrivo in ospedale delle vittime degli attacchi israeliani. Proprio come io e molti fotografi/giornalisti palestinesi abbiamo fatto durante quei terribili giorni. Stessa strada, stessa voglia di testimoniare quell'orrore.


Hussam Mohammed Salama, 30 anni, Mahmoud Ali al-Koumi, 29 anni


Mohammed, il padre di Hussam, aveva gli occhi lucidi di pianto raccontando dell'attacco all'auto dove viaggiava il figlio. "Gli israeliani li hanno uccisi perché stavano testimoniando tutta la situazione. Dapprima hanno lanciato un missile, poi un secondo missile ha bruciato ogni cosa nell'auto, facendo in modo così che nessuno potesse rimanere vivo", mi racconta il padre di Hussam.
Sembra che l'aviazione militare israeliana abbia usato armi proibite dalla legge internazionale.
Il padre di Hussam racconta che il secondo missile era "silenzioso", non ha provocato alcun suono mentre arrivava sull'auto. I vigili del fuoco tentavano di spegnere il fuoco, hanno impiegato mezz'ora per estrapolare i corpi dall'auto. Il padre di Hussam racconta che quando poi ha posto una mano sul corpo del figlio, la sua mano era quasi bruciata. 
Il corpo del figlio era nero per le bruciature. "Non ho mostrato il suo viso alla madre ed alla moglie, ho coperto il suo corpo ed ho iniziato a piangere", continua il padre di Hussam.

"Voglio chiedere ad ogni persona di coscienza di giudicare chi ha li ha uccisi nelle corti di tutti il mondo, e mi rivolgo anche alle organizzazioni per i diritti umani, dove sono i diritti umani?", conclude il padre di Hussam.

Hussam Salama aveva 4 figli, Ayaa (4 anni), Hamza (8 mesi), Khitam (5 anni) e Mohammed (2 anni e mezzo). Bambini ora rimasti senza padre, ucciso perché testimoniava. Al figlio più grande, la famiglia ha detto che suo padre ora è andato in paradiso. La famiglia di Hussam non si aspettava una simile tragedia, non se l'aspettavano proprio perché Hussam era solo un giornalista. 

Quel giorno, Hussam era tornato a casa per prendere la batteria della videocamera, racconta suo padre. Due giorni prima era andato a girare un video presso l'abitazione della famiglia Al Dalu, distrutta da un bombardamento. "Era stato il primo ad arrivare sul posto - racconta il padre - per cercare di filmare quanto era avvenuto".

Tutte le organizzazioni per i diritti umani hanno visto quello che è successo. "In ogni paese, anche in America, quando uccidono qualcuno, non bruciano il corpo", continua Mohammed ricordando il corpo del figlio.

Ho fotografato il report dello Shifa hospital ed un certificato legale con i dati di Hussam. Sul suo corpo vi erano bruciature di 4°grado.





















Due missili hanno colpito l'auto su cui viaggiavano i due giornalisti.  Il secondo missile infatti, serviva solo a "bruciare" ciò che era all'interno dell'auto. Lanciare acqua provocava fuoco. Supponiamo siano state utilizzate armi proibite, armi all'uranio impoverito, armi probabilmente al fosforo bianco, durante quest'offensiva militare.
A questo proposito voglio invitare équipes di specialisti a condurre analisi per verificare le armi utilizzate.
Credo sia arrivato il momento di dire basta. Il silenzio internazionale non è che una vergognosa approvazione che consente ad Israele di utilizzare queste armi.

Successivamente sono salita al piano superiore dell'abitazione per salutare le donne della famiglia. Erano presenti anche mogli e madri di altre vittime di attacchi israeliani. La loro forza ed il loro coraggio è ammirevole. Ho incontrato anche i 4 bambini di Hussam, ora rimasti senza padre.

Ayaa (4 anni) ed Hamza (8 mesi)

Khitam (5 anni) e Mohammed (2 anni e mezzo)

Mohammed Salama, il padre di Hussam Mohammed Salama



Successivamente ho fatto visita alla famiglia di Mahmoud Ali al-Khoumi
Uno dei fratelli di Mahmoud , Belal, 24 anni, è infermiere presso lo Shifa hospital.
Si trovava nel reparto di Terapia Intensiva quando il corpo del fratello è stato portato in ospedale.

"Mahmoud era un fotografo. Nella sua vita lavorava come giornalista per la televisione Al-Aqsa - inizia a raccontare Belal - Durante l'ultima guerra, era tornato a casa solo 3-4 volte. Gli israeliani sapevano che l'auto sulla quale viaggiava era un'auto della televisione, c'era la scritta "TV" sull'auto".
Le autorità israeliane hanno comunicato di aver colpito l'auto dei due giornalisti perché i due sarebbero stati responsabili di lanci di missili verso Israele. Quando però è stato chiesto di fornire loro le prove di una simile accusa, non hanno fornito alcuna prova. Menzogne usate per giustificare i crimini contro l'umanità continuamente perpetrati dall'esercito israeliano.

Mahmoud aveva 3 figli piccoli, Hamza (5 anni), Ali (4 anni), Sohaib (2 anni), e sua moglie è incinta.
Hamza ha lo stesso nome della figlia del suo collega ucciso Hussam Salama. I due erano molto amici, oltre che colleghi, e per questo Mahmoud aveva chiamato sua figlia come la figlia di Hussam.

Suo fratello era un giornalista e "dovevano essere rispettati i suoi diritti come quelli di ogni giornalista", afferma Belal, che appellandosi ai paesi europei afferma che possiamo rivolgerci alle corti internazionali per giudicare gli assassini di suo fratello.
Conclude affermando che le organizzazioni locali per i diritti umani sono deboli, e c'è bisogno dell'intervento di organizzazioni internazionali per i diritti umani, che possano aver maggior peso.


Questi crimini hanno l'obiettivo di far tacere la stampa ed impedire ai giornalisti di riportare le violazioni dei diritti umani commessi dall'esercito israeliano contro i civili della Striscia di Gaza.

Due giorni prima dell'attacco sull'auto dei due giornalisti, il 18 novembre, 10 giornalisti erano rimasti feriti in un bombardamento che ha colpito gli uffici del canale al-Quds e della televisione al-Aqsa
Durante i giorni della guerra, molti sono stati gli attacchi contro televisioni, centri media, uffici stampa e stazioni radio per impedire la comunicazione.

Questo è il prezzo per la verità. A volte, per essere più sicuri, muovendoci verso o dallo Shifa hospital, abbiamo utilizzato una di quelle macchine marcate dalla scritta "TV", credendo erroneamente che la scritta "TV" ci avesse protetti dai bombardamenti... non sapendo che essere giornalisti significa costituire un target per l'esercito israeliano. 


Belal Ali al-Khoumi, 24 anni, fratello di Mahmoud Ali al-Khoumi




Il terzo giornalista è Mohammed Mousa Abu Eisha, 24 anni, ucciso in Deir El Balah.
Quello stesso pomeriggio del 20 novembre 2012, verso le 18.30-19.00,  dopo la preghiera in moschea, Mohammed stava tornando a casa con un amico, Hassan Yousef al-Ostaz, 22 anni.
Mousa Mahmoud Abu Eisha, 54 anni, padre di Mohammed Mousa, li aveva incontrati per strada.
"Dopo che li ho salutati, sono andato a casa, ed ho sentito un'enorme esplosione molto vicina", ha raccontato il padre di Mohammed. Il padre è andato velocemente sul posto, ed ha trovato i corpi di suo figlio e dell'amico. Un drone israeliano aveva lanciato un missile sui due giovani.
"Il corpo di Hassan era in pezzi - racconta Mousa, il padre di Mohammed - mentre Mohammed sanguinava dal naso e dagli occhi".  Mohammed era ancora vivo ma il padre sapendo che il figlio stava morendo, gli aveva chiesto di pronunciare la Shahadah, "La ilaha illa Allah, Mohammed rasul Allah" ("Non c'è nessuno meritevole di preghiera, eccetto Allah, Mohammed è il messaggero di Allah").
"Gli ho chiesto di pronunciare la Shahadah, lui l'ha pronunciata, e poi gli ho chiesto di salutare suo fratello. Mohammed ha accennato un sì muovendo gli occhi", continua a raccontare Mousa.
Il fratello di Mohammed, Emad, 18 anni, era un combattente, ed era stato ucciso nel 2002 in uno scontro a fuoco con i soldati israeliani.
Dopo circa 15 minuti, persone sono arrivate sul posto, poi è arrivata l'ambulanza, che ha trasferito Mohammed all' Al Aqsa Martyrs hospital, dove è morto dopo qualche minuto.

Mohammed Mousa Abu Eisha si era sposato 2 mesi e mezzo fa, e sua moglie è incinta.
Era manager della al-Quds Educational radio. Questa radio trasmette programmi educativi rivolti agli studenti.
Durante i giorni della guerra, i programmi si erano fermati e la radio trasmetteva la cronaca costante degli attacchi, minuto dopo minuto.
Le poche radio che durante la guerra trasmettevano informazioni degli attacchi erano necessarie per noi attivisti, per i giornalisti e per gli infermieri che potevano così prepararsi all'arrivo improvviso di vittime.
Senza le radio non avremmo potuto sapere degli attacchi che si susseguivano lungo tutta la Striscia di Gaza, e  non avremmo potuto comunicarli in tempo reale.
Un tale sistema informativo locale così veloce dava certamente fastidio alle Autorità israeliane, che non hanno esitato quindi a colpire radio, televisioni ed uffici dei media.

Nei giorni precedenti Israele aveva bombardato la Shrouk Tower, edificio dedicato ai media, ferendo molti giornalisti, nonché altri attacchi di cui ho parlato prima. Nel frattempo, forze israeliane avevano proseguito attacchi informatici contro siti di notizie palestinesi ed interferito in radio locali.


Mohammed Mousa Abu Eisha era consapevole che Israele avrebbe potuto bombardare gli uffici della sua radio, e per questo aveva detto ai giornalisti di evacuare gli uffici e di recarsi allo Shifa hospital, per essere in posto più sicuro.  Mohammed era stato uno dei fondatori della sua radio, che era nata circa un anno fa.
Il padre di Mohammed poi ha iniziato a descrivere quella giornata densa di bombardamenti, anche nell'area di Dei El Balah.

La radio di cui Mohammed era manager continuerà a lavorare, anche se la sua morte ha lasciato un grande vuoto. I suoi colleghi intitoleranno lo studio con il suo nome.

"E'stato uno shock per la madre e soprattutto per la sorella di Mohammed che a volte viene a visitare l'appartamento di suo fratello per salutarlo", prosegue  il padre.
Mohammed aveva 4 fratelli, di cui uno morto, e due sorelle.

Mousa poi ha ricordato di nuovo il corpo di suo figlio. "La temperatura del corpo era molto alta, è scesa solo dopo 10-15 minuti. Questo tipo di missili è nuovo, è proibito dalla legge internazionale". 

Di fronte all' impotenza davanti a tanti soprusi, e parlando del riconoscimento della Palestina come stato non-membro alle Nazioni Unite, il padre di Mohammed ha poi concluso: "Noi abbiamo uno stato ora, ma nei fatti, non l'abbiamo".

Noi speriamo che con organizzazioni internazionali ci si possa rivolgere alla corte penale internazionale.

Successivamente Mousa ci invita a visitare l'appartamento del figlio. Un appartamento nuovo, dal pavimento lucido, accogliente. Ci mostra le camere da letto, quella matrimoniale, e due camere per i figli che sarebbero nati dalla giovane famiglia una camera rosa per le figlie femmine ed una camera azzurra per i figli maschi.
Poi ci  mostra i vestiti di Mohammaed nell'armadio, la cucina, dove poi improvvisamente ha smesso di parlare ed i suoi occhi sono diventati gonfi di lacrime.
Quei figli non arriveranno più, perché Israele ha ucciso Mohammed.
"Prima, questo appartamento aveva sempre le luci accese, dopo la morte di Mohammed ho spento tutte le luci. Khalas, è finito tutto", ha detto Mousa.
In quell'appartamento nuovo ora rimane solo il silenzio ed il ricordo di una famiglia che non potrà mai esistere.
La moglie di Mohammed ora vive con la propria famiglia. Il bambino che ha in grembo nascerà senza padre.

Gli occhi gonfi di lacrime di Mousa provocavano dentro di me un misto di rabbia e di dolore immenso.
Dar loro voce è il minimo che io possa fare.
Noi continueremo il nostro lavoro di informazione, sempre, facendo  appello alle organizzazioni per i diritti umani perché presentino questi crimini alle corti penali internazionali.


Mousa Mahmoud Abu Eisha, 54 anni, accanto alla foto del figlio ucciso, Mohammed Mousa Abu Eisha, 24 anni

la stanza dell'appartamento di Mohammed destinata alle figlie che sarebbero nate

Mousa Mahmoud Abu Eisha nella stanza dedicata ai nipotini  maschi che sarebbero nati







Hussam Mohammed Salama, Mahmoud Ali al-Khoumi, Mohammed Mousa Abu Eisha


martedì 4 dicembre 2012


Il 18 novembre 2012, nel quinto giorno dell' offensiva militare israeliana "Pillar of Cloud" contro Gaza, il bollettino di guerra riportava 72 persone uccise, incluso 19 i bambini,  670 i feriti, la maggior parte donne e bambini.

Quel giorno l'aviazione militare israeliana ha bombardato un edificio di tre piani in Nasser street, Gaza city,
sterminando una intera famiglia.

Io mi trovavo, come ogni giorno, allo Shifa hospital. Improvvisamente le ambulanze hanno portato i corpi delle piccole vittime del brutale attacco:
Ibrahim Al Dalu, 11 mesi
Jamal Al Dalu, 6 anni
Yousif Al Dalu, 5 anni
Sara Al Dalu, 3 anni

Anche la loro madre è morta: Samah Al Dalu, 22 anni, ed il loro padre, Mohammed Al Dalu, 28 anni.
Morta anche la zia dei bimbi Ranin Al Dalu, 22 anni, e la seconda zia, Yara Al Dalu, 17 anni, il cui corpo è stato ritrovato solo 4 giorni dopo tra le macerie delle'edificio. Morta anche le due nonne, Suhila Al Dalu, 75 anni, e Tahani al Dalu, 48 anni. 
Il bombardamento sull'edificio della famiglia Al Dalu ha coinvolto anche un edificio accanto, in cui due persone sono rimaste uccise: Abdallah Mzanar, 20 anni, e Amina Mznar, 80 anni.

Un'intera famiglia sterminata. il bombardamento è avvenuto sull'intero edificio di tre piani, completamente distrutto.

Ecco alcune foto che ho scattato nell'ospedale Shifa alle piccole vittime. Era presente Yasser Saluha, fratello della madre dei bambini.

 





Lunedì 3 dicembre 2012 ho avuto modo di parlare con il fratello del padre dei bambini, Abdallah Giamal Al Dalu (20 anni). Ha raccontato di quella notte. "Ero fuori con mio padre, per poter andare a prendere del cibo, quando ho ricevuto una chiamata in cui mi era stato detto che la mia casa era crollata. Sono rimasto scioccato". Abdallah ed il padre vivevano nello stesso edificio dove viveva il resto della famiglia.
A Gaza le famiglie usano vivere insieme in uno stesso edificio. Abdallah ed il padre sono così gli unici superstiti della famiglia Al Dalu. Tutti gli altri membri della famiglia sono morti sotto le macerie.
"Sono andato a casa, l'ho vista distrutta, non riuscivo a parlare - ha continuato a raccontare Abdallah - piangevo, tutta la mia famiglia era nella casa. Poi sono andato in ospedale ed ho visto i corpi, è stato un disastro".
Gli occhi di Abdallah rivivevano ciò che avevano visto quel pomeriggio.
Tre giorni dopo il bombardamento bulldozers palestinesi hanno scavanto nelle macerie ed hanno ritrovato i corpi del padre dei bimbi, Mohammed Giamal Al Dalu e della zia, Yara Al Dalu.

Ora Abdallah ed suo padre sono in affitto presso un'altra abitazione. Non hanno letti per domrire né l'arredamento necessario, né hanno vestiti da indossare.

Abdallah ha chiesto a noi internazionali di chiedere alla corte internazionale di "investigare su quello che è successo, sui bambini e le donne uccisi in questo massacro".

Prima di andar via, ho incontrato nell'edificio un altro dei fratelli di Mohammed Giamal Al Dalu, Ahmal Giamal Al Dalu. Ahmal non si trovava a Gaza durante la guerra, ma in Turchia, dove vive con moglie e famiglia. "Vogliamo giustizia - ha detto Ahmal - vogliamo giustizia più dell'aiuto economico, perché i soldi possono arrivare. Quello che è successo non è uno sbaglio, è un crimine. Non è un comportamento umano. Non è il primo crimine, sono 64 anni che si ripetono questi crimini. Viviamo senza acqua, senza elettricità. E' abbastanza".  
Ho trascritto le sue parole nel buio dell'edificio mentre un amico illuminava il mio blocco note con la sola luce del cellulare, e l'ho salutato con la promessa di rimanere in contatto.



Abdallah Giamal Al Dalu, fratello di Mohammed Giamal Al Dalu



Qui le foto dell'abitazione bombardata





L'edificio accanto all'abitazione bombardata, in cui due persone sono morte, Abdallah Mzanar, 20 anni, ed Amina Mznar, 80 anni. L'anziana donna era su una sedia a rotelle e si trovava in cucina al momento del bombardamento. La sua sedia a rotelle è stata ritrovata fra le macerie.







La foto di Abdallah Mzanar, 20 anni, ucciso nell'edificio accanto a quello della famiglia Al Dalu.




Un poster da un edificio accanto chiede "Why were they killed?"




Nostro compito ora è quello di non permettere che si dimentichino questi crimini e di far sì che la famiglia Al Dalu abbia giustizia, portando quanto accaduto nei tribunali internazionali. 







venerdì 23 novembre 2012

Ottavo giorno di guerra. 21 novembre 2012.

Gli attacchi aerei su case, automobili, strade,edifici civili e strutture del governo sono proseguiti durante tutta la giornata.

Durante la notte, verso le 00.45, attacchi aerei hanno colpito una stazione di polizia al centro di Khan Younis, a sud della Striscia di Gaza, distruggendola e danneggiando una moschea, alcune abitazioni ed una clinica. Sei civili, incluso due bambini, sono rimasti feriti.

Inoltre, sempre in nottata, a nord della Striscia di Gaza, l'esercito israeliano ha sparato colpi di artiglieria al confine tra la Striscia di Gaza ed Israele danneggiando l'ospedale di Beit Hanoun.

Verso le 02:00 del mattino, aerei israeliani hanno sparato missili sul complesso governamentale di  Abu Khadra, al centro di Gaza City, distruggendolo. Molte abitazioni vicine, negozi, banche e due uffici stampa sono stati danneggiati.

Inoltre, al primo mattino, aerei israeliani hanno bombardato il ponte di Al-Sikka, che collega il campo rifugati di Nuseirat ed il villaggio di Al-Mughraqa village, ed il ponte sulla costa che collega Gaza city con l'area centrale della Striscia di Gaza. 
I ponti sono stati distrutti e la Striscia di Gaza è stata così divisa in due parti.

Verso le 06:00, aerei israeliani hanno bombardato la casa della famiglia al-Hadidi, ad ovest del campo rifugiati di Nussairat.

Verso le 08:20, aerei israeliani hanno bombardato una casa appartenente ad Akram Hussein Abu Khaled, nel villaggio Al-Zawaida. Tre civili sono rimasti feriti.

Verso le 09:00, un drone israeliano ha lanciato un missile vicino la fattoria della famiglia Dabbour, in Jabalia, a nord di Gaza. Un giovane di 23 anni, Mustafa Abu Hmaidan, è stato ucciso.


Verso le 11:00, un aereo israeliano ha sparato un missile su un membro dellea resistenza palestinese, Fares Msnour Ahled Asbaita, 25 anni, nell'area di Shijiaia, uccidendolo.


Verso le 12:10, un drone israeliano ha attaccato un gruppo della resistenza palestinese nell'area di Beit Lahia,  a nord della Striscia di Gaza, uccidendone uno, Mohammed Adnan al-Ashqar, 22 anni.

Verso le 12.20, un aereo israeliano ha sparato un missile su civili palestinesi che stavano raccogliendo olive nell'area di Abu Nasser, nel villaggio di Abassan, ad est di Khan Younis, uccidendo due persone, tra cui una ragazzina: Ibrahim Mahmoud Nasser Abu Nasser, 80 anni e sua nipote Amira, 14 anni. 
Il figlio Mohammed, 40 anni, è rimasto ferito.

Verso le 13:00, aerei israeliani hanno colpito con quattro missili lo stadio di Al-Yarmouk in Gaza City.

Verso le 14:00, un aereo israeliano ha lanciato un missile su Nafaq street, a nord di Gaza city, uccidendo Mamhoud Atiya Abdul Raziq Abu Khousa, 13 anni.

Verso le 14:10, un drone israeliano ha colpito il giardino di un'abitazione appartenente a Talal Saadi al-Assali, 48 anni, nell'area di Jabalya.  Al-Assali, 48 anni, è stato ucciso con suo figlio Ayman, 19 anni, e sua figlia Abeer, 12 anni. 

Verso le 13.40, un attacco aereo ha colpito un gruppo della resistenza uccidendone due membri in Shijaia.

Verso le 15:00, un aereo israeliano ha lanciato un missile sull'ufficio stampa di Al-Jeel, al settimo piano del Neima building, in zona Remal, al centro di Gaza city.  Un bambino di 2 anni, Abdul Rahman Majdi Ramadan Naeem, è stato morto.

Verso le 16:30, un drone israliano ha sparato un missile su un gruppo di civili in al-Salatin street in Beit Lahia, uccidendo una persona, Fadi Mousa Sameer al-Qatanani, 29 anni, e ferendone altre 6, incluso due bambini. 

Verso le 17.00, un drone israeliano ha attaccato membri della resistenza in Tal al-Zatar nell'area di Jabalia, uccidendone uno, Ibrahim Mohammed Shihada, 23 anni

Verso le 17:20, un drone israeliano ha sparato 2 missili su un'abitazione appartenente a Naeem Abdul Hadi Kabaja, 48 anni, ad ovest di Jabalya.  Tre civili, incluso due bambini, sono rimasti feriti. 

Verso le 18:30, un aereo militare israeliano ha lanciato un missile su due civili che stavano camminando nel villaggio di Shouka, ad est di Rafah.  I due civili uccisi sono: Mohammed Kamel Abu Edwan, 18 anni e Abdullah Talaat Ibrahim, 18 anni.

Verso le 18:50 arriva in ospedale un bambino ferito, Nabil Abu Saud, 3 anni. Nabil è rimsato ferito in un attacco aereo in Uahad street in Gaza city. La porta della sua abitazione ha tagliato gli ha amputato il dito al momento dell'esplosione.







 Nabil Abu Saud, 3 anni


Nel pomeriggio arriva anche in ospedale un uomo ferito, Naim Kabaja, 42 anni, direttore di un'associazione per bambini sordi. Il nome dell'Associazione è Aftaluna.

Naim Kabaja, 42 anni


Verso le 19:30, un attacco aereo in Deir El Balah, al centro della Striscia di Gaza, ha ucciso Nader Yousef Abu Mughassib, 14 anni.


Verso le 19:45, un aereo israeliano ha sparato un missile su un gruppo della resistenza palestinese, uccidendone un membro, Mohammed Abdul Rahman Aayesh, 34 anni, in Sheikh Radwan.

Verso le 20.30, un altro bambino ferito arriva in ospedale. Obaid Bolbod, 5 anni. Ha riportato frattura al braccio. 

Obaid Bolbod, 5 anni


Successivamente, un padre porta in ospedale una bambina ferita. Inas Al Jamal, 9 mesi, rimasta ferita in un bombardamento in Sheikh Radwan. La piccola è stata colpita da frammenti alla testa.


Inas Al Jamal, 9 mesi

Sul suo cappottino, ancora il sangue. Sulla fronte uno dei segni delle ferite.

Inas Al Jamal, 9 mesi, con il padre






I bombardamenti israeliani sono proseguiti fino alle 21:10-15 di sera, nonostante la tregua fosse stato annunciato che la tregua sarebbe iniziata alle 21.00.

Durante gli otto giorni di guerra, nessun posto era al sicuro nella Striscia di Gaza.
Gli aerei militari israeliani hanno bombardato abitazioni di civili, distruggendole completamente, edifici del governo, stazioni di polizia, moschee, scuole, ospedali, cliniche, strade, ponti. Gli attacchi sono avvenuti in aree densamente popolate, ciò ha incrementato il numero dei civili feriti.
Inoltre l'esercito israeliano ha bombardato anche il porto di Gaza city e tutta la costa, distruggendo barche dei pescatori, ed  il loro materiale, fra cui reti, le stanze dei pescatori ed uffici della sicurezza del porto.

Inoltre, l'esercito israeliano ha ucciso intenzionalmente e direttamente giornalisti e bombardato gli uffici stampa e dei media palestinesi ed internazionali, uccidendo 3 giornalisti e ferendone 12.

Intere famiglie sono state uccise, come i membri della famiglia Al Dalu.
164 al momento il numero dei morti, la maggior parte civili.
Più di 1000 sono i feriti, la maggior parte donne e bambini.

Più di 1300 attacchi aerei, a cui si aggiungono i colpi di artiglieria da terra e gli attacchi da parte della marina militare israeliana dal mare.



Nella stessa giornata, durante la mattina, ho fatto visita alle famiglie raccolte nelle scuole dell'Unrwa in Gaza city. Migliaia di persone dal nord della Striscia di Gaza si sono riversate nelle scuole di Gaza city per sfuggire ai bombardamenti.
Questa famiglie provengono dalle zone di Beit Lahia, Beit Hanoun e Jabalia.
Hanno ricevuto coperte, materassi e cibo.
Ogni classe ha raccolto circa 30 - 40 persone.
Una di queste scuole, chiamata "Gaza giadida", ha raccolto 1900 persone.

"Ricordiamo ancora l'ultima guerra, non possiamo dimenticarne l'immagine. Vogliamo la pace", dice una delle persone all'interno della scuola.
Ancora, Sharifa, una giovane donna, afferma: "Siamo venuti qui per scappare alla guerra, ma non possiamo restare in questa scuola, speriamo di tornare presto alla nostra casa".





famiglie raccolte nelle scuole dell'Unrwa durante i bombardamenti


famiglie raccolte nelle scuole dell'Unrwa durante i bombardamenti







Fathma Al Sultan, 92 anni


All'esterno della scuola, il corpo dell'auto su cui viaggiavano i due giornalisti uccisi il giorno precedente.
L'aviazione militare israeliana ha bombardato quest'auto accanto alla scuola dell'Unrwa.




Durante le notte le persone sono uscite in strada a celebrare l'inizio della tregua. La speranza è che le condizioni con cui si è giunti a questa tregua siano rispettate e che la gente di Gaza possa finalmente rivivere in pace ed inizi un processo di riconoscimento dei diritti che spettano al popolo palestinese.
La mia speranza è anche che questi crimini contro l'umanità non finiscano nel dimenticatoio né passino inosservati. Quei piccoli corpi senza vita tornano nella mia mente al ritmo dei bombardamenti che mi sembra di sentire nonostante siano terminati.
Che non si dimentichi, che se ne continui a parlare. 

Settimo giorno dell'Operazione Pillar of Cloud, si susseguono incessanti gli attacchi israeliani.
Incessanti durante tutta la notte fino alle prime ore del mattino.

Ieri mattina sono andata nel quartiere di Zaytoun di Gaza city per visitare le abitazioni colpite il giorno precedente.
Ho incontrato le persone del posto e le famiglie sopravvissute delle abitazioni colpite.

L'abitazione della famiglia Abu Zor, è completamente crollata, e 4 persone sono rimaste uccise, tra cui un bambino di 4 anni, ed almeno una decina i feriti.
Le vittime sono Iyad Abu Zor, 4 anni, Nesma Abu Zor, 19 anni, Sanar Abu Zor, A'ahed Al Qatati, 38 anni. Tre bambini della famiglia Abu Zor sono attualmente in Terapia Intensiva nello Shifa hospital:
Foad Abu Zor, 6 anni, Mohammed Abu Zor, 9 anni, Hanady Abu Zor, 10 anni. Per dettagli e foto dei bimbi in ospedale leggere il mio ultimo articolo: http://ilblogdioliva.blogspot.co.il/2012/11/sesto-giorno-di-guerra-19-novembre-2012.html 

Sul posto c'era il nonno della famiglia, Sadi Abu Zor. 
Mi guardava con le lacrime agli occhi.  Poi ha iniziato a piangere. 
Nei suoi occhi tutto lo spavento, la disperazione e i l'immenso dolore per i familiari persi. 
Non ho retto. Ho iniziato a piangere anche io. Il suo dolore scoppiava dentro il mio cuore.
Le lacrime di questi uomini che hanno perso i propri figli o nipoti hanno sempre un effetto devastante dentro di me. 



Sadi Abu Zor 

Sadi Abu Zor

Il sorriso dei bambini fra le macerie



Foto dall'abitazione colpita:



Un taxi travolto dalle macerie



Un giovane della famiglia Abu Zor sopravvissuto al bombardamento, accanto all'abitazione distrutta


Bambini accanto ad una seconda abitazione colpita dagli attacchi


Interno di un terzo edificio coinvolto nell'attacco




Un altro grande edificio è stato colpito nei bombardamenti sul quartiere di Zaytoun. In questo edificio viveva la famiglia Al Kholi.






Nel primo pomeriggio l'aviazione militare israeliana ha lanciato dei volantini su Gaza city e sulla zona a nord di Gaza, Jabalia/Beit Hanoun. 
In questi volantini, l'esercito israeliano ha avvisato la popolazione di alcune aree di Gaza city di spostarsi verso altre aree della città, ed alla popolazione a nord della Striscia di Gaza ( Beit Hanoun, Beit Lahia e Jabalia ) di spostarsi verso Gaza city, perché avrebbero bombardato  
In particolare, in Gaza city, si sono rivolti ai residenti in Sheikh Ijleen, Tal al Hawa, Remal al-Janoub, Zeitoun, Shoujaiyat al-Tourkman, Shoujaiyat al-Jadida, chiedendo l'evacuazione dalle proprie case per la propria salvezza. "Obbedire agli ordini dell'esercito israeliano vi permetterà di non essere colpiti", conclude il volantino. Terrificante.
Migliaia di persone residenti a nord della Striscia di Gaza sono state accolte nelle scuole dell' UNRWA a Gaza city.

Da quel momento quelli che per noi erano minuti di terrore durante le esplosioni, sono diventati ore interminabili di terrore. L'attesa delle bombe che sarebbero arrivate era logorante.

Sarei voluta uscire per andare in ospedale, ma non era possibile. Media di comunicazione israeliani avevano avvisato che l'esercito avrebbe colpito qualsiasi cosa in movimento per le strade.

Io, avendo lasciato la mia casa che si trova accanto a Shati camp, mi trovavo in un appartamento con altri due internazionali. Ci siamo allontanati dalle finestre della casa e mi sono seduta a terra. Le ore dell'attesa sembravano infinite. Poi sono iniziati i bombardamenti. Esplosioni ovunque attorno a noi. Abbiamo avvertito i vetri dell'edificio accanto andare in frantumi.

La radio avvisava delle aree colpite minuto dopo minuto e del numero dei morti e dei feriti.

Bombardamenti sono avvenuti su tutta la Striscia di Gaza, sia da parte dell'aviazione israeliana, sia da parte della Marina militare.

Intanto carro armati israeliani facevano fuoco al confine di Beit Hanoun, nell'area chiamata Um Al Nasser.

Non solo obiettivi militari sono stati colpiti, ma anche obiettivi civili, abitazioni ed interi edifici di civili.
Inoltre, bombardata anche una banca e due edifici destinati ai media utlilizzati dai giornalisti.
Verso le 17.00 , in Deir El Balah l'aviazione militare israeliana aveva colpito la fabbrica di biscotti Al Awda. La più grande credo unica fabbrica di biscotti della Striscia di Gaza viene bombardata.


Verso le 17.50, a seguito di un bombardamento sul quartiere di Tel El Awa, 5 bambini della famiglia Al Khor sono rimasti feriti, e due persone della famiglia Altawil, di cui una donna che ha riportato frattura sono rimaste ferite in Zaytoun


Alle 17.55 attacco aereo su un'auto in Nasser street, uccisi due giornalisti: Mahmoud Komi e Hossam Salame.
Ore 18.00, attacco su Beit Lahia, a nord della Striscia di Gaza
Successivamente, attacco su Rafah, colpita un'abitazione da parte di un carro armato
Successivamente attacchi sul campo di Bureij, attacco su Deir el Salah, un'auto colpita, un morto.
Ultimi nomi delle persone uccise su Deir El Balah: Mohamed Moussa Abu Eisha 24 anni e Hassan Yousef Alastaaz 24 anni.


Ore 20.00, colpita l'abitazione della famiglia Swadih nel quartiere di Zaytoun, almeno 7 i feriti.
Nel frattempo una persona ci ha avvisato che le autorità israeliane l'avevano contattata per avvisarla di abbandonare la casa. Il panico e l'impotenza davanti a tutto questo aumentavano.
Dieci le persone uccise in serata.
In tutto, 3 i giornalisti uccisi.
Uno di essi è un giornalista cristiano: Salem Paul Sweliem, 53 anni. Lo specifico perché si sappia quanto gli israeliani non badino alla religione, al sesso né all'età delle vittime.
L'esercito israeliano colpisce indiscriminatamente.
La resistenza palestinese ha risposto lanciando razzi verso Israele. I palestinesi non hanno un esercito, non hanno aerei militari, né marine israeliane né carro armati per difendersi. Ma questa volta, la resistenza è stata capace di rispondere in maniera forte.

Intanto una radio locale ha annunciato che il Ministro della Salute ha affermato che Israele ha usato fosforo bianco in un attacco ad est di Gaza city oggi. 

Più di 1150 feriti dall'inizio dell'Operazione militare "Pillar of Cloud", 139 i morti fino a questa giornata, incluso 34 bambini.