giovedì 14 novembre 2013

Abdullah Abu Mneifi, 25 anni

Mercoledì 13 novembre un palestinese è rimasto ferito dal fuoco delle forze militari israeliane vicino il campo rifugiati di Maghazi, al centro della Striscia di Gaza. 

Abdullah Abu Mneifi, 25 anni, stava lavorando in un terreno agricolo con altri tre contadini a circa 600 metri dalla barriera di separazione.

Siamo andati a visitare Abdullah all'ospedale Shifa. Nella stanza in cui era ricoverato, vi erano alcuni zii ed un contadino presente al momento dell'aggressione militare.
Abdullah è un lavoratore che guadagna 30 Nis al giorno dal lavoro nei campi. 
I lavoratori sono abitutati a sentire gli spari, la presenza militare israeliana è costante nelle aree lungo il confine. 
Il testimone ci ha detto che hanno sentito improvvisamente tre spari, ed Abdullah è rimasto ferito alla spalla destra. Un altro proiettile era arrivato vicino i piedi. Erano circa le 14.50.
I contadini hanno trasportato Abdullah per circa 1 km prima di raggiungere la prima ambulanza che lo ha trasportato all' Aqsa Martyrs hospital in Deir El Balah.
Il testimone ci ha detto che non avevano visto soldati israeliani. C'erano veicoli militari muoversi. 

Nella stessa giornata, in Deir El Balah, un altro contadino è stato ferito dal fuoco israeliano alla gamba, è membro della famiglia Abu Daher ed è stato ricoverato all'Aqsa Martyrs hospital.

Abdullah è sposato ed ha due figli. Il lavoro nei campi rappresenta per lui l'unica fonte di sussistenza. 

Il proiettile è entrato ed uscito dalla spalla di Abdullah. Deve essere sottoposto ad un nuovo intervento chirurgico in quanto il proiettile ha causato la rottura di un nervo.

Rimarremo in contatto con la sua famiglia per essere aggiornati sulle sue condizioni.

Continuiamo a far sentire le voci di queste vittime nel silenzio internazionale. 

Dall'inizio del cessate il fuoco dopo l'offensiva militare israeliana "Pilastro di Difesa" nel mese di novembre 2012, le forze israeliane hanno ucciso 7 civili palestinesi e ferito almeno 130 persone nelle aree lungo il confine. Eppure, secondo quegli accordi, le forze israeliane avrebbero dovuto cessare gli attacchi aerei, via terra e via mare.
Un numero che sarà probabilmente destinato presto a salire quello dei feriti nelle terre lungo il confine, quando inizierà nuovamente la stagione della semina e molti contadini lavoreranno nelle loro terre agricole, terre che costituiscono per queste famiglie l'unica fonte di sussistenza.


Abdullah Abu Mneifi, 25 anni


report ospedaliero










mercoledì 13 novembre 2013

13 Novembre 2013 - La marina militare israeliana oggi è entrata nelle acque di Gaza fino a raggiungere il porto.
E' un atto gravissimo.
Nessun media ha riportato la notizia né fotografato o filmato.
Le uniche foto esistenti sono quelle che ho scattato. 
Ne pubblico qui alcune









martedì 12 novembre 2013

Mahmoud Abu Warda e Saddam Abu Warda



Domenica mattina 10 novembre, i due fratelli Saddam Abu Warda (23 anni) e Mahmoud Abu Warda (18 anni), sono stati arrestati dalla marina militare israeliana  nelle acque di Gaza e rilasciati in tarda serata. Mahmoud è rimasto ferito da un proiettile sul lato destro dell'addome. 

Siamo andati a trovare i due giovani pescatori nella loro abitazione nella città di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza. 
In mancanza di elettricità, la casa era al buio, come la maggior parte delle abitazioni della Striscia di Gaza soffocata dall'assedio e dalla grave crisi di carburante. E l'acqua, in manca di elettricità, non poteva raggiungere l'abitazione.

"Abbiamo lanciato le reti in mare ad una distanza di circa 400 metri dalla zona marittima vietata ed eravamo lontani dalle navi militari israliane", ha iniziato a raccontare Saddam.  I due pescatori stavano pescando su una piccola imbarcazione "hasaka" senza motore. 
Saddam ci ha riferito che una nave militare israeliana si è avvicinata ed i soldati hanno iniziato a gridare di andar va in meno di 5 minuti. "Abbiamo dovuto tagliare le nostre reti per scappare, i soldati della marina si erano avvicinati molto ed avevano iniziato a sparare contro la nostra barca", ha proseguito Saddam. 
I due pescatori, sulla barca senza motore, non erano in grado scappare. I soldati della marina militare israeliana hanno chiesto ai due pescatori di spogliarsi e di tuffarsi in acqua e nel frattempo continuavano ad aprire il fuoco. "Ero scioccato, non riuscivo a muovermi, continuavano a sparare e pensavo che 
sarei stato ucciso", ci ha detto Saddam. 
Mentre ascoltavamo la testimonianza di Saddam, caccia F-16 volavano a quota bassa sopra le nostre teste come una minaccia costante nell'oscurità.
"Ho gridato chiedendo ai soldati di smettere di sparare e di salvare le nostre vite", ha detto Saddam. 
Secondo il suo racconto, un'altra nave militare israeliana ha raggiunto poi la loro piccola barca ed ha attaccato i pescatori con cannonate di acqua. I due pescatori si sono tuffati in acqua. "Tre navi militari israeliane erano attorno a noi, la nostra barca era diventata ormai distante, e l'acqua era fredda", ha continuato a raccontare Saddam. Saddam ci ha detto che i soldati hanno chiesto loro di nuotare fino alla zona marittima non consentita, ovvero oltre le 6 miglia nautiche. 
"Ero spaventato, mio fratello era distante da me ed i soldati continuavano a sparare, era stato ferito, non poteva nuotare. L'ho raggiunto per salvarlo, il suo sangue nel mare. Due gommoni israeliani ci hanno raggiunti, i soldati hanno preso mio fratello Mahmoud ed hanno chiuso la sua ferita per fermare l'emorragia. Non hanno preso anche me, mi hanno lasciato in acqua. Mi hanno chiesto di nuotare fino a raggiungere l'indicatore che delimita la zona marittima consentita, poi mi hanno preso. Mi hanno incappucciato, non potevo vedere più nulla. Hanno puntato un'arma alla mia testa ed hanno ammanettato le mie mani ed i miei piedi. Mi hanno colpito con dei calci alla schiena. Poi ho perso i sensi per circa un'ora, non ricordo più nulla", ha continuato a raccontare Saddam. I due pescatori sono stati trasportati in Israele in un centro medico nel porto di Ashdod. "Quando mi sono svegliato ho visto mio fratello accanto a me. Due soldati poi mi hanno portato in una stanza speciale e mi hanno interrogato. Gli investigatori mi hanno chiesto perché stavamo pescando nell'area marittima non consentita. Ho risposto loro che ci trovavamo a 500 metri di distanza dall'area non consentita e che i soldati ci hanno forzati a nuotare fino a raggiungere l'area non consentita. Un investigatore mi ha chiesto se mio fratello non fosse stato ferito dai soldati israeliani, mi ha chiesto come fosse rimasto ferito. Io gli ho risposto che mio fratello era stato ferito dai soldati, ma l'investigatore cercava di convincermi che Mahmoud non era stato ferito dai soldati.  Io allora gli ho detto che tre navi israeliane spravano sopra le nostre teste e che il sangue di mio fratello era ovunque nel mare!". Il racconto di Saddam è straziante, e lui era emotivamente provato da questa esperienza. 
Gli investigatori hanno poi mostrato a Saddam una mappa su un laptop che mostrava che la loro barca si trovava nell'area marittima non consentita. Gli investigatori hanno interrogato i due pescatori individualmente. Dopo gli interrogatori, i due fratelli sono stati trattenuti in un'altra stanza, ed a fine giornata sono stati trasferiti ad Erez, dove sono stati sottoposti ad un altro interrogatorio. "Mi hanno chiesto della mia famiglia, dei miei vicini di casa, dei pescatori, e di ogni dettaglio della mia vita. Poi mi hanno mostrato una mappa e mi hanno chiesto informazioni di ogni casa attorno alla mia abitazione, mi hanno chiesto quante barche avessi e mi hanno detto che se torno a pescare nell'area non consentita mi arresteranno di nuovo", ci ha raccontanto Saddam. 
Nel porto israeliano di Ashdod ora ci sono 3 barche appartenenti alla famiglia di Saddam. In passato infatti altri membri della famiglia erano stati arrestati. 
Ora non hanno più una barca con cui andare a pescare.
Dopo l'interrogatorio, i pescatori sono stati trattenuti due ore in una stanza prima di essere rilasciati attraverso il valico di Erez in tarda serata.

La famiglia di Saddam, composta da 15 membri, sopravvive con la pesca. Anche gli altri 8 fratelli sono pescatori. Non hanno altre fonti di reddito, e non credono che avranno indietro la loro barca.
Mahmoud ci ha mostrato la ferita sulla parte destra dell'addome. Il proiettile miracolosamente non è  entrato all'interno del corpo ma l'ha sfiorato. I dottori nel centro medico di Ashdod hanno chiuso la sua ferita con due punti. 
Anche Mahmoud ci ha riferito del maltrattamento verbale e fisico da parte dei soldati israeliani.
Gli abbiamo chiesto se tornerà a pescare. "Certo, non abbiamo altra scelta, dobbiamo affrontare il pericolo".
Ciò che questi pescatori guardagnano permette loro solo di sopravvivere. A volte tornano a casa senza alcun guadagno. 
A volte, ciò che questi pescatori guadagnano copre solo le spese del carburante.

I pescatori ci hanno detto che vorrebbero un maggior supporto da parte delle associazioni internazionali, soprattutto nel nord della Striscia di Gaza. Qui, dove gli attacchi sono più frequenti, la maggior parte dei pescatori hanno perso le proprie barche. 

Noi continuiamo a sperare che un giorno la comunità internazionale rompa il silenzio affinché Israele smetta di attaccare i pescatori di Gaza e rilasci tutte le barche confiscate.


i due fratelli Mahmoud Abu Warda e Saddam Abu Warda

la ferita di Mahmoud Abu Warda


Background 

Israele ha progressivamente imposto restrizioni ai pescatori palestinesi sull'accesso al mare. Le 20 miglia nautiche stabilite sotto gli accordi di Jericho nel 1994 tra Israele e l'Organizzazione di Liberazione della Palestina  (OLP), sono state ridotte a 12 miglia sotto l'Accordo Bertini nel 2002. Nel 2006, l'area acconsentita alla pesca è stata ridotta a 6 miglia nautiche dalla costa. A seguito della offensiva militare israeliana "Piombo Fuso" (2008-2009) Israele ha imposto un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, impedendo ai palestinesi l'accesso all' 85% delle acque a cui hanno diritto secondo gli accordi di Jericho del 1994.
Gli accordi raggiunti tra Israele e la resistenza palestinese dopo l'offensiva militare israeliana di novembre 2012, "Pilastro di Difesa", hanno acconsentio ai pescatori di Gaza di raggiungere nuovamente le 6 miglia nautiche dalla costa. Nonostante questi accordi, la marina militare israeliana non ha cessato gli attacchi contro i pescatori di Gaza, anche all'interno di questo limite. A Marzo 2013, Israele ha imposto nuovamente un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, affermando che tale decisione era stata presa a seguito dell'invio di alcuni razzi palestinesi verso il sul di Israele. Mercoledi' 22 maggio, le autorità militari israeliane hanno diffuso attraverso alcuni media la decisione di estendere nuovamente il limite a 6 miglia nautiche dalla costa.

martedì 29 ottobre 2013

Il grande cratere causato dalla bomba lanciata dal caccia F-16



Lunedì 28 ottobre l'aviazione militare israeliana ha bombardato un terreno agricolo a nord di Gaza city. 
L'attacco aereo è avvenuto alle 9.25 di mattina. Un caccia F-16 ha bombardato un terreno colmo di aberi di olivo sulla strada Mukhabarat, vicino Soudanya, a nord di Gaza city. 

Attorno al terreno vi sono abitazioni ed una scuola primaria femminile.
Il bombardamento ha creato un'enorme voragine. Il terreno appartiene alla famiglia Shohaber, che dagli alberi di olivo produce olio. La famiglia Shohaber è proprietaria anche di una compagnia di trucks che traportanto materiali dal valico di Karem Shalom a Gaza, quindi si tratta di una famiglia conosciuta.

Hazem Shohaber, proprietario del terreno, mi ha detto che anche la sua abitazione è stata danneggiata. L'abitazione è nuova, la sua famiglia vive lì da soli 3 mesi. "Ero seduto dietro il muro che recinge il terreno quando è avvenuto il bombardamento, sono rimasto scioccato, non ero capace di fare nulla. Grazie a Dio i miei bambini non si trovavano nella terra ma erano a scuola, di solito usano giocare qui", ha detto Hazem.

Le finestre della sua abitazione sono crollate, come anche quelle di abitazioni adiacenti.
A pochi metri di distanza dal terreno bombardato c'è una scuola primaria femminile. 
"Le bambine erano in classe, sono scappate, la situazione era terribile. Gli insegnanti non potevano calmarle, sono arrivate le ambulanze, tutti temevano che le bambine fossero morte nell'esplosione", ha continuato a raccontarci Hazem.

Sono salita a casa della famiglia Shohaber. Hazem ha tre figli grandi e tre bambine che erano nella scuola al momento del bombardamento. Hazem ha voluto mostrarci le lesioni sulle pareti della sua abitazione causate dall'esplosione. Tutti i vetri delle finestre sono crollati. 
Sua moglie ci ha offerto una tazza di caffè. L'accoglienza palestinese non viene mai a mancare neanche nelle situazioni più tragiche.
Una delle bambine, Farah, 6 anni, aveva timore di farsi vedere, appariva scioccata. 
Dovrà ora sicuramente superare il trauma e lo spavento generato dall'esplosione. Forse, l'esplosione le ha ricordato i terribili giorni dei bombardamenti di novembre durante l'operazione Pilastro di Difesa. Ne soffriamo noi adulti, come i bambini potrebbero restare immuni da certi traumi?
Farah si nascondeva sotto il tavolo. Chissà quanti bambini oggi l'avranno fatto. 


Un resto della bomba ritrovato sul terreno

I vetri rotti di un'abitazione vicina

la scuola elementare accanto al terreno bombardato


i vetri in frantumi dell'abitazione della famiglia Shohaber


Hazem Shohaber mostra le lesioni sulle parteti della sua abitazione





Gli accordi per il cessate il fuoco del 21 novembre 2012 hanno stabilito che le forze militari israeliane devono "astenersi dal colpire i residenti nelle aree lungo il confine" e "cessare le ostilità nella Striscia di Gaza, via terra, via mare e via aria, compreso le incursioni e le uccisioni mirate." 
Tuttavia attacchi militari israeliani via terra e via mare si sono susseguiti a partire dal giorno successivo al cessate il fuoco, ed aerei militari israeliani hanno sorvolato costantemente il cielo della Striscia di Gaza.
Il bombardamento avvenuto ieri mattina costituisce un'ulteriore violazione di questi accordi.


venerdì 20 settembre 2013

Saleem El Faseh, 57 anni


Mercoledì 18 settembre un pescatore palestinese è rimasto ferito dal fuoco della marina militare israeliana mentre pescava su un peschereccio davanti alle coste di Gaza.

Saleem El Faseh è un pescatore di 57 anni. L'abbiamo incontrato nell' ospedale Shifa di Gaza city dove è stato ricoverato. Saleem ci ha detto che era andato a pescare verso le 14.30  su un peschereccio a bordo del quale vi erano altri 4 pescatori.Verso le 17.00 una nave della marina militare israeliana ha aperto il fuoco, senza preavviso, direttamente contro la loro imbarcazione. I pescatori si trovavano a circa 6 miglia dalla costa, entro il limite consentito dalle autorità israeliane. I soldati hanno sparato per 5 minuti e due proiettili hanno colpito subito la mano destra di Saleem, di cui uno ha tranciato il mignolo. 

I pescatori sono scappati e si sono diretti verso la costa di Gaza. Hanno chiamato la polizia costiera che ha raggiunto il peschereccio con un hasaka (piccola barca) dal motore più veloce, per trasportare Saleem quanto prima sulla costa. Un' ambulanza lo stava attendendo ed al suo arrivo l'ha trasportato all'ospedale Shifa.

I due proiettili hanno colpito la mano destra di Saleem causando perdita di un mignolo e di parte del tessuto interno.
Alcuni dei suoi parenti ci hanno mostrato una foto scattata con il cellulare in cui si vedono due tagli profondi sul dorso della mano. Saleem è stato sottoposto ad operazione chirurgica attraverso cui è stato impiantato un fissatore interno all'arto. Saleem deve rimanere sotto osservazione, bisogna verificare se il sangue è in grado di raggiungere le altre dita della mano. Un' infezione inoltre lo costringe a prendere antibiotici.

Saleem è sposato ed ha 13 figli, 5 maschi e 6 femmine. E' l'unico pescatore della sua famiglia, che vive nel campo rifugiati di Shati e che non ha altre fonti di reddito se non la pesca. 
"E' da 46 anni che sono pescatore, ho iniziato all'età di 10 anni", ci ha detto Saleem.
"Tornerai a pescare?", gli abbiamo chiesto. "Certo, ho perso solo l'uso di una mano", ci ha detto.
Abbiamo chiesto a Saleem un messaggio da inviare ai  nostri governi ed  alla comunuta internazionale. "Chiedo che ci sostengano, chiedo che sostenagno soprattutto i pescatori", ci ha detto Saleem.

Saleem sorrideva, nonostante tutto. La stanza dell'ospedale era piena di parenti ed amici che ci hanno ringraziati per la visita. La semplicità ed il cuore forte e puro di queste  persone mi commuove ogni volta.
Abbiamo promesso di restare in contatto e di rivederci quando Saleem sarà rilasciato dall'ospedale. 


FOTO. Radiografia: prima dell'operazione e dopo l'operazione





Saleem El Faseh, 57 anni


Foto della mano ferita di Saleem prima dell' operazione: 

 









Background 

Israele ha progressivamente imposto restrizioni ai pescatori palestinesi sull'accesso al mare. Le 20 miglia nautiche stabilite sotto gli accordi di Jericho nel 1994 tra Israele e l'Organizzazione di Liberazione della Palestina  (OLP), sono state ridotte a 12 miglia sotto l'Accordo Bertini nel 2002. Nel 2006, l'area acconsentita alla pesca è stata ridotta a 6 miglia nautiche dalla costa. A seguito della offensiva militare israeliana "Piombo Fuso" (2008-2009) Israele ha imposto un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, impedendo ai palestinesi l'accesso all' 85% delle acque a cui hanno diritto secondo gli accordi di Jericho del 1994.
Gli accordi raggiunti tra Israele e la resistenza palestinese dopo l'offensiva militare israeliana di novembre 2012, "Pilastro di Difesa", hanno acconsentio ai pescatori di Gaza di raggiungere nuovamente le 6 miglia nautiche dalla costa. Nonostante questi accordi, la marina militare israeliana non ha cessato gli attacchi contro i pescatori di Gaza, anche all'interno di questo limite. A Marzo 2013, Israele ha imposto nuovamente un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, affermando che tale decisione era stata presa a seguito dell'invio di alcuni razzi palestinesi verso il sul di Israele. Mercoledi' 22 maggio, le autorità militari israeliane hanno diffuso attraverso alcuni media la decisione di estendere nuovamente il limite a 6 miglia nautiche dalla costa.



domenica 1 settembre 2013


Ibrahim Al-Najjar


Ibrahim Abdullah Al-Najjar, 21 anni, e Ismael Wael Al-Bardaweel, 19 anni, sono stati feriti dal fuoco della marina militare egiziana il 30 agosto mentre pescavano sulle loro hasaka (piccole barche da pesca palestinesi) nelle acque di Rafah, al confine tra l'Egitto e la Striscia di Gaza. Altri cinque pescatori sono stati arrestati.

I due pescatori feriti sono stati trasferiti all' ospedale Abu Yousef Al-Najjar, in Rafah.

Siamo andati a far loro visita in ospedale. La piccola sala ospedaliera era affollata dai loro parenti.

Yousef al Najjar, 23 anni, fratello di Ibrahim, con lui sulla barca, ci ha raccontato: "Alle 2 del mattino siamo andati a pescare sulla nostra barca con altri tre pescatori".
Sulla loro hasaka c'erano in tutto 5 pescatori, tutti membri della stessa famiglia:
Ibrahim Al-Najjar (21 anni), 
Yousef Al-Najjar (23 anni), 
Odail Al-Najjar (18 anni), 
Jamil Al-Najjar (19 anni), 
Ali Al Najjar (23 anni).

"Verso le 3.30, una nave della marina militare egiziana ci ha attaccati, insieme ad alcuni motoscafi. Ci hanno attaccati ad una distanza di circa 2-3 metri", ci ha detto Yousef. 


La marina militare egiziana ha tentato di arrestare i pescatori che pero' hanno cercato di scappare e di raggiungere la costa. 
I militari egiziani hanno cosi' aperto il fuoco direttamente contro i pescatori, impotenti sulle loro piccole barche non veloci.


I militari egiziani hanno puntato al braccio di Ibrahim, il braccio che stava usando per manovrare la barca per scappare. Ibrahim ha riportato una ferita da arma da fuoco con frattura aperta e comminuta, ovvero l'osso è  rotto in piu' punti, con formazione di piccoli frammenti.
Ibrahim è rimasto ferito anche al suo piede destro e da frammenti di esplosivo.

Ismael Wael Al-Bardaweel si trovava invece con altri tre pescatori, membri della stessa famiglia, a bordo di un'altra barca accanto a quella di Ibrahim. 
A bordo vi erano:
i fratelli Ismael Wael Al-Bardaweel (19 anni),
Mohammed Al-Bardaweel (16 anni),
Abdallah Al-Bardaweel (12 anni),
ed il cugino Mahmoud Al-Bardaweel (11 anni).

Come si nota dalle età, molti di questi pescatori sono minori o addirittura bambini.

I pescatori hanno cercato di scappare al fuoco della marina militare egiziana insieme alla barca della famiglia Al-Najjar.

"Non eravamo lontani dalla costa. Siamo arrivati a poche centinaia di metri dalla costa ed abbiamo passato di pochi metri la linea di confine con le le acque egiziane, in tutto eravamo sei barche", ci hanno raccontato.
Dalla descrizione che ci hanno fatto i pescatori, la marina militare egiziana pare li abbia attaccati alle spalle, entrando dapprima in acque palestinesi per poi sorprenderli ed attaccarli fino a 100 mt  dalla costa. 

Un'altra barca di pescatori e' stata invece raggiunta dalla marina egiziana e cinque pescatori sono stati arrestati.
Abbiamo avuto notizia che i pescatori arrestati sono: Ismail Jamal Basala, Khaled Jamal Basala, Maher Mazen Basala, e Mahmoud Nahedh Basala, Radwan Shallouf. 
Non abbiamo notizie sulla loro detenzione, ma i pescatori che abbiamo visitato ci hanno riferito che i cinque pescatori arrestati dovrebbero essere detenuti in Al-Arish.



Le barche dei due pescatori sono state danneggiate nell'attacco. Le famiglie di entrambi dipendono dalla pesca, entrambe non hanno altre risorse per sopravvivere.

"Non possiamo vivere ora perché le nostre barche sono state danneggiate", ci ha detto Ismael.
Ed Ibrahim ha aggiunto: "Siamo senza difese, non c'è niente che possiamo fare".
"Vorremmo che la marina egiziana ci lasci fare il nostro lavoro", ha concluso Yousef.

Sembra incredibile ora ritrovarsi a riportare di attacchi contro i pescatori palestinesi da parte della marina militare egiziana, quando fino a questo momento era solo la marina militare israeliana ad attaccare, arrestare e ferire i pescatori di Gaza. 
Quanto è avvenuto è di una gravità estrema. Le autorità egiziane, dopo il colpo di stato con cui il 3 luglio è stato destituito Morsi, hanno vietato ai pescatori di Gaza di entrare nelle acque egiziane, ma ciò non dà il diritto a militari egiziani di sparare deliberatamente su civili palestinesi.

I pescatori palestinesi si avvicininano o tentano di entrare in acque egiziane a causa dei limiti imposti dalla autorità israeliane nelle acque di Gaza. Il limite, da 3 miglia è stato esteso a 6 miglia nautiche dalla costa, ma la marina militare israeliana continua ad attaccare i pescatori all'interno di questo limite, nonostante gli accordi con cui si è giunti al cessate il fuoco dopo l'offensiva militare israeliana di novembre 2012 affermino che le forze militari israeliane debbano "astenersi dal colpire i residenti nelle aree lungo il confine" e "cessare le ostilità nella Striscia di Gaza, via terra, via mare e via aria, compreso le incursioni e le uccisioni mirate." Questi accordi non sono stati mai rispettati dall'esercito israeliano. 
Inoltre, all'interno dello spazio marittimo concesso ai pescatori palestinesi non c'è quantita' di pesce sufficiente ed i pescatori di Gaza non possono sostenere le proprie famiglie. 
I pescatori di Gaza devono lavorare all'interno di una vera e propria prigione i cui limiti sono imposti con l'uso delle armi.



Background 
Israele ha progressivamente imposto restrizioni ai pescatori palestinesi sull'accesso al mare. Le 20 miglia nautiche stabilite sotto gli accordi di Jericho nel 1994 tra Israele e l'Organizzazione di Liberazione della Palestina  (OLP), sono state ridotte a 12 miglia sotto l'Accordo Bertini nel 2002. Nel 2006, l'area acconsentita alla pesca è stata ridotta a 6 miglia nautiche dalla costa. A seguito della offensiva militare israeliana "Piombo Fuso" (2008-2009) Israele ha imposto un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, impedendo ai palestinesi l'accesso all' 85% delle acque a cui hanno diritto secondo gli accordi di Jericho del 1994.
Gli accordi raggiunti tra Israele e la resistenza palestinese dopo l'offensiva militare israeliana di novembre 2012, "Pilastro di Difesa", hanno acconsentio ai pescatori di Gaza di raggiungere nuovamente le 6 miglia nautiche dalla costa. Nonostante questi accordi, la marina militare israeliana non ha cessato gli attacchi contro i pescatori di Gaza, anche all'interno di questo limite. A Marzo 2013, Israele ha imposto nuovamente un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, affermando che tale decisione era stata presa a seguito dell'invio di alcuni razzi palestinesi verso il sul di Israele. Mercoledi' 22 maggio, le autorità militari israeliane hanno diffuso attraverso alcuni media la decisione di estendere nuovamente il limite a 6 miglia nautiche dalla costa.



Ibrahim Al-Najjar

Le radiografie di Ibrahim Al-Najjar:
foto 1: dopo l'operazione
foto 2: prima dell'operazione



Ismael Al-Bardaweel 

La radiografia di Ismael



lunedì 29 luglio 2013

 Awad Rafat Abdel Aty


Giovedì pomeriggio, 25 luglio 2013, un ragazzo di 19 anni, Awad Rafat Abdel Aty è rimasto ferito mentre lavorava in un terreno chiamato "Jamarik", vicino Beit Hanoun, nel nord della Striscia di Gaza.

Awad, ricoverato attualmente al Kamal Odwan hospital, ci ha raccontato che stava raccogliendo legna da rivendere a circa 500 metri dalla barriera di separazione con Israele.
"Verso le 14.00 ho sentito improvvisamente sparare", ci ha detto Awad.
Un proiettile ha colpito Awad alla gamba destra, e diversi frammenti di esplosivo l'hanno ferito su tutto l'arto inferiore e sul torace.Il proiettile infatti, che è entrato ed uscito dalla gamba, è poi esploso ferendo Awad con piccoli frammenti.
"Alcune persone hanno tentato di avvicinarsi a me ma i soldati hanno gridato loro di tornare indietro", ci ha raccontato Awad, che poi è stato trasportato da un'ambulanza al Beit Hanoun hospital e successivamente trasferito al Kamal Odwan hospital.
Un dottore ci ha spiegato che Awad ha bisogno di bendaggio quotidiano, il proiettile non ha causato frattura. Probabilmente alcuni frammenti verranno rimossi, altri resteranno all'interno del corpo.

Nelle ultime due settimane due civili sono rimasti feriti nell'area di Beit Hanoun, nel Nord della Striscia.
Questi lavoratori "invisibili" agli occhi dei media, spesso ragazzini che non raggiungono la maggiore età, girano di solito con dei carretti trainati da asini e si recano nei terreni lungo il confine per raccogliere metallo, plastica, rame, legna ed altro materiale che possono rivendere. La scarsa quantità di materiali causata dall'assedio, rende necessario alle aziende il riciclo ed il riutilizzo. Di solito le famiglie di questi giovani sono molto povere, o ciò che guadagnano non è sufficiente ad autosostenersi. Spesso, non hanno altro modo per sopravvivere.

Awad riesce a guadagnare circa 25 shekels al giorno.
Suo padre Rafat ci ha detto di aver ricevuto una chiamata da un amico di Awad quando è rimasto ferito. "Ero molto preoccupato, pensavo di diventare pazzo, perché di solito quando qualcuno chiama per dire che il proprio figlio è rimasto ferito significa che è morto", ci ha detto Rafat. 
Rafat non aveva nemmeno i soldi per pagare un taxi per raggiungere l'ospedale. Alcune persone l'hanno accompagnato in auto da suo figlio.

Rafat ci ha detto che precedentemente lavorava come pescatore. "Ho smesso di lavorare come pescatore perché non c'è abbastanza pesce nel mare", ci ha detto Awad, che ci ha spiegato le difficoltà che affrontano i pescatori di Gaza a causa del limite delle 6 miglia imposto dalle autorità israeliane ed ora anche a causa della mancanza di carburante. Rafat quindi non lavora. L'unica persona della famiglia che lavora è suo figlio Awad, che ora è ricoverato in ospedale. 
La loro famiglia, originaria del villaggio di Majda (Palestina del 1948) è composta da 11 persone, tra cui 5 figli maschi (Awad, 19 anni, Mohammed, 7 anni, Ahmed, 14 anni, Saqer, 8 anni, Yousef, 3 anni) e 4 figlie femmine (Monaz, 21 anni, Soha, 13 anni, Nesma, 4 anni, Ghazal, 1 anno). Vivono grazie ai coupon rilasciati dalla Unrwa o alle donazioni di Ong.
"Non so come portare un iftar (intendendo il pasto con cui si rompe il digiuno durante il Ramadan) alla mia famiglia,ora mio figlio è ferito", ci ha detto Rafat.
Il futuro è incerto per la famiglia di Rafat, che non può permettersi di pagare gli studi universitari per i propri figli.

Rafat vorrebbe che la comunità internazionale ponesse fine all'assedio sulla Striscia di Gaza e che le persone possano finalmente vivere da "esseri umani". 


Dall'inizio del cessate il fuoco del mese di novembre 2012, le forze israeliane hanno ucciso 4 civili palestinesi e ferito almeno 100 persone, incluso 24 minori, nelle aree lungo il confine. Eppure, secondo quegli accordi, le forze israeliane avrebbero dovuto cessare gli attacchi aerei, via terra e via mare.
Un numero che sarà probabilmente destinato presto a salire quello dei feriti nelle terre lungo il confine, quando inizierà nuovamente la stagione della semina e molti contadini lavoreranno nelle loro terre agricole, terre che costituiscono per queste famiglie l'unica fonte di sussistenza.





Radiografie alla gamba destra di Awad Rafat Abdel Aty





 frammento di esplosivo


Rafat con alcuni dei suoi figli


due  figli di Rafat