giovedì 30 agosto 2012

Nella mattina di ieri, 29 agosto 2012, una contadina è stata colpita da un proiettile dell'esercito israeliano e ferita da un'esplosione mentre lavorava in una terra in Abu El Ajeen, nell'area chiamata Wady Al Saga, ad est di Deir El Balah, a centro sud della Striscia di Gaza.

Verso le 8.00 del mattino, Safia Awad Abu Mughaseb, 42 anni, stava lavorando in un terreno a 500 metri dal confine con Israeli, a 200 metri dalla buffer zone, raccogliendo okra (gombo).

Siamo andati a visitare la sua famiglia, che però ci ha comunicato che Safia si trovava ancora ricoverata in ospedale. Ci siamo spostati così all' Aqsa Martyrs hospital in Deir El Balah.
Safia era distesa sul letto, accanto a lei i suoi familiari.
La terra in cui lavora non è di sua proprietà, ma i suoi familiari l'hanno presa in affitto e vi lavorano come semplici lavoratori.
Safia stava lavorando con sua sorella di 43 anni, ed altri 7 lavoratori.
Ci ha detto che i soldati avevano iniziato a sparare presto lungo il confine verso le terre dei contadini, dalle 7.30 del mattino, così, lei e gli altri lavoratori avevano deciso di interrompere il lavoro e tornare a casa. 
Al confine erano schierate 4 jeep e 3 carro armati.
Poco prima che i contadini lasciassero la terra, però, i soldati hanno nuovamente sparato ed un proiettile ha colpito Safia, ferendola al braccio sinistro. "Prima di andare via, ho sentito qualcosa entrare nel mio corpo - ci ha detto Safia - temevo che anche i miei parenti fossero rimasti feriti". 
Il proiettile è entrato ed uscito, fortunatamente senza provocare lesioni gravi. Safia però, è rimasta ferita anche in altre parti del corpo da pezzi di esplosivo. Safia ha detto infatti di aver sentito una forte esplosione, provocata probabilmente da un colpo di carro armato. Quattro frammenti di esplosivo l'hanno ferita alla schiena , 3 frammenti alle gambe. E'stata sottoposta ad un'operazione per poter estrarre i pezzi di esplosivo dalla sua schiena e dalla gamba sinistra. Tuttavia un pezzo di esplosivo è ancora all'interno della sua gamba destra.
Ho chiesto a Safia ed ai suoi familiari se i soldati usano sempre sparare in quell'area. Ci hanno riferito che sparano spesso, ma non sempre. Credono però che ciò che accaduto ieri sia dovuto alla situazione di tensione degli ultimi giorni iniziata con l'attacco militare israeliano su Gaza nella notte tra il 27 e il 28 agosto. 

La sorella di Safia ci ha detto che l' International Committee of the Red Cross ha contattato le autorità israeliane chiedendo loro il motivo di sparare sui civili. Le autorità israeliane hanno risposto che Safia, così come sua sorella, avevano il volto totalmente coperto, e che quindi "poteva trattarsi di terroristi". Le autorità israeliane usano utlizzare queste assurde e ridicole risposte per giustificare gli attacchi contro i civili, giustificazione utilizzata anche a volte per giustificare gli attacchi contro i pescatori.
Safia fa parte di una comunità beduina. Le donne usano utilizzare un hijab bianco, e , durante il lavoro nei campi, usano coprire completamente il volto.

Accompagneremo questi contadini nei prossimi giorni durante il loro lavoro, sperando, con la nostra presenza internazionale, di evitare ulteriori attacchi e per riportare le continue violazioni dei diritti umani sulla popolazione civile di Gaza da parte dell'esercito di occupazione israeliano.


Safia Awad Abu Mughaseb, 42 anni



martedì 28 agosto 2012

Dopo una notte segnata dagli attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza, il cui bollettino è stato di 7 feriti, questa mattina le navi della Marina militare israeliana hanno arrestato 2 pescatori palestinesi e, successivamente, hanno attaccato altre imbarcazioni di pescatori entrando nelle acque territoriali di Gaza ad una distanza di circa 400 mt dalla costa.


Verso le 6.45 di questa mattina, la marina israeliana ha attaccato ed arrestato 2 pescatori, a largo delle coste di Beit Lahia, a nord della Striscia di Gaza.
I due pescatori sono Kamel Deep Alonqah, 60 anni, ed il figlio Mahmoud Kamel Alonqah, 16 anni.
I soldati li hanno costretti, sotto il fuoco dei proiettili, a fermarsi, a tuffarsi in acqua e a salire sulla nave israeliana. I due pescatori sono stati ammanettati e bendati e portati al porto di Ashdod e la loro barca è stata confiscata.

Verso le 10.30 del mattino , ci trovavamo in un locale sulla spiaggia di Soudania, a nord di Gaza city, dove si stava svolgendo un evento per i bambini orfani. Abbiamo sentito una forte esplosione, causata da una sonic bomb. Tuttavia la festa è continuata tra musica e sorrisi dei bambini. Quanta forza hanno queste persone - pensavo dentro di me - dopo una notte segnata dagli attacchi israeliani.
Ma la gioia che provavo durante la festa è stata interrotta, verso le 10.50 am, alla vista della marina israeliana che, a 400 metri dalla spiaggia, stava attaccando pescatori palestinesi.
Le navi della marina israliana hanno circondato 6 imbarcazioni di pescatori. L'attacco è durato quasi 15 minuti.
La marina israeliana ha aperto il fuoco su una delle imbarcazioni.
A bordo di questa imbarcazione erano presenti: Malek Al Shobaky, Salam Kamel Baker (20 anni), Mohammed El Louh (21 anni), Ahmed El Louh (17 anni).
Dopo l'attacco, tutte le imbarcazioni sono scappate tornando al porto di Gaza city.
Ci siamo così diretti al porto dove ho fotografato l'imbarcazione colpita dai proiettili.
I segni dei cinque proiettili sono visibili sulla parte frontale del corpo della barca.
Questi attacchi sono estremamente pericolosi, i pescatori possono essere colpiti dai proiettili o da pezzi di proiettili.

Israele ha imposto un limite di 3 miglia entro cui i pescatori di Gaza possono pescare, nonostante gli accordi israelo-palestinesi di Jericho del 1994 (sotto gli accordi di Oslo) concedano loro 20 miglia nautiche dalla costa.
Ciò che è assurdo è che la stessa Marina israeliana non rispetta questo limite che Israele stesso ha imposto, entrando all'interno delle 3 miglia ed arrivando, come questa mattina, a poche centinaia di metri dalla costa, impedendo del tutto ai pescatori di pescare.

I pescatori sono sottoposti a continue violazioni dei diritti umani da parte della Marina militare israeliana.


le due navi della Marina militare israeliana (foto che ho scattato dalla spiaggia)

una nave della Marina militare israeliana attacca una delle imbarcazioni (foto che ho scattato dalla spiaggia)

l'attacco visto dalla spiaggia

i fori provocati dai proiettili sul corpo dell'imbarcazione

i fori provocati dai proiettili sul corpo dell'imbarcazione

i fori provocati dai proiettili sul corpo dell'imbarcazione

uno dei fori provocati dai proiettili sul corpo dell'imbarcazione

ancora un segno lasciato dai proiettili sul corpo dell'imbarcazione


segni lasciati dai proiettili sul corpo dell'imbarcazione

uno dei fori provocati dai proiettili sul corpo dell'imbarcazione

il corpo frontale dell'imbarcazione segnato dai fori provocati dai proiettili

Non ci si abitua mai alle esplosioni provocate dai missili o dalle bombe israeliane su Gaza.
E così, nella notte tra il 27 ed il 28 agosto 2012, verso mezzanotte, il mio corpo ha tremato ininterrottamente per diversi minuti quando missili sono caduti a poca distanza dalla mia abitazione in Gaza city.
Diventa difficile anche scrivere un messaggio perché le dita non riescono più a premere con esattezza i pulsanti della tastiera del cellulare o del computer.
I vetri sembravano dover venir giù. Una fortissima esplosione, dopo pochi minuti una seconda.
Durante quei momenti si pensa che uno dei missili potrebbe da un momento all'altro far venire giù tutto.

Dopo pochi minuti ambulanze hanno iniziato a sfrecciare per le strade di Gaza city.
I locali aperti hanno chiuso velocemente le serrande. Anche le automobili correvano a gran velocità nel panico generale.

L'aviazione militare israeliana ha bombardato diversi siti del governo di Hamas e della resistenza palestinese.
- in Gaza city, un sito di Hamas chiamato "Al Safeena", con 7 missili
- in Gaza city, "Badr" un sito della resistenza delle brigate "Qassam", con un missile
- in Deir el Balah, area centrale della Striscia di Gaza,  un sito della resistenza delle brigate "Qassam", con un missile
- in Khan Younis, a sud della Striscia di Gaza, un sito della sicurezza di Hamas

Inoltre carro armati israeliani hanno fatto irruzione nel campo profughi di al Burej, al centro della Striscia di Gaza.

Questi attacchi avvengono quasi tutti in centri abitati.
Israele ha dichiarato di aver colpito siti di Hamas in risposta ad alcuni missili lanciati qualche giorno prima da Gaza verso il sud di Israele. Questi missili lanciati da Gaza non provocano danni, e, in quest'ultimo caso, sono stati lanciati da gruppi salafiti. Gruppi salafiti. Eppure, Israele accusa Hamas del lancio dei missili. In tutto mondo Israele comunica che la responsabilità del lancio di questi missili è di Hamas, non parla di gruppi salafiti, e quindi, dietro questa scusa, bombarda siti di Hamas in centri abitati.

Il bollettino degli attacchi di questa notte è di 7 feriti.

Verso le 2.00 di notte ho deciso di scendere e di spostarmi allo Shifa hospital, accompagnata da un attivista spagnolo e da un amico palestinese.


Il nostro taxi correva veloce tra le strade deserte di Gaza city terrorizzata dalle esplosioni.
Correva veloce perché in quei momenti si teme che un missile possa cadere da un momento all'altro proprio nel punto in cui ti trovi. Come se la velocità potesse farci scampare al missile, e per arrivare quanto prima al posto da raggiungere.

Allo Shifa hospital un dottore ci ha comunicato che sono arrivati 6 feriti.
Cinque donne, tra i 12 ed i 45 anni, di cui una è incinta.
Le cinque donne hanno subito ferite lievi e sono state rilasciate tranne una ragazza di 12 anni. Il sesto ferito è un uomo di circa 18 anni.
Abbiamo notizia di un altro ferito a sud in Khan Younis.

Usciti dall'ospedale, ci siamo chiesti se questo sia stato l'inizio di un'altra serie di attacchi.
Speriamo di no. Abbiamo preso un altro taxi per tornare a casa, il cielo non mi sembrava ancora sicuro.



sabato 11 agosto 2012

Un contadino di 17 anni, Mohammed Al Qarra, è stato ferito questa mattina dai proiettili dell'esercito israeliano mentre si trovava nella propria terra nell'area di Bawabat Suraij, ad est di Khan Younis, a sud della Striscia di Gaza.

Il ragazzo è stato dapprima trasportato al Nasser hospital e successivamente all'European hospital, dove è stato operato.

Mohammed è sdraiato sul letto dell'ospedale, con gli occhi chiusi.
Due  proiettili l'hanno ridotto in questa condizione. Un proiettile l'ha colpito al braccio sinistro. Un secondo proiettile l'ha colpito alla gamba destra.
I proiettili utilizzati sono chiamati "dum-dum", si disintegrano all'interno del corpo provocando enormi lesioni interne.
Questi proiettili sono stati vietati dalle convenzioni internazionali.

Sudqui, il padre di Mohammed muove le dita del braccio ferito di suo figlio, poi si avvicina a lui e gli accarezza la testa.
Sudqui ha iniziato a raccontare quello che è successo questa mattina.
Verso le 5.45-6.00 del mattino, suo figlio Mohammed, un altro fratello ed altri due lavoratori, cugini di Mohammed, stavano raccogliendo frutta e verdura nella propria terra.
La terra dista circa 700 mt dal confine con Israele.
" C'era una jeep posizionata al confine - racconta Sudqui - ma non ci sono stati spari di avvertimento".
Cinque colpi, improvvisi, due dei quali diretti a Mohammed.

L'ambulanza non ha potuto raggiungere il corpo di Mohammed, perché gli spari da parte dei soldati israeliani erano incessanti, e l'ambulanza necessitava di un permesso per proseguire. L'ambulanza così si è fermata a circa un chilometro e mezzo dal corpo di Mohammed.
Alcune persone hanno raggiunto il corpo di Mohammed con una macchina, sotto gli spari israeliani, e l'hanno trasportato verso l'ambulanza.

"Gli israeliani sparano sempre contro di noi. Mohammed stava lavorando, improvvisamente è rimasto ferito. Da 13 anni affrontiamo quotidianamente questa situazione", continua Sudqui.
Poi aggiunge: "Una settimana fa, ero con i miei nipoti , raccoglievamo cipolle. Sono arrivati 30 soldati, io ho portato del tè per i lavoratori. Improvvisamente i soldati hanno iniziato a sparare e tutti si sono distesi sul terreno".
La loro famiglia è composta da 10 persone, la vita di tutti dipende dalla terra.

Ho chiesto a Sudqui quali sono state le prime parole di suo figlio.
"Alhamdulilah" ("Dio sia lodato"), mi ha detto il padre. Mohammed ha ringraziato Dio di essere ancora vivo, perché il proiettile avrebbe potuto colpirlo in altre parti del corpo.
Ieri Mohammed era andato all'università per scegliere il suo percorso di studi.
Ma la sua guarigione richiederà molto tempo.



Mohammed Al Qarra, 17 anni, con suo padre Sudqui Al Qarra

Mohammed Al Qarra, 17 anni


il braccio sinistro di Mohammed ancora sanguinante


Radiografie:







Quello di Mohammed è l'ennesimo caso in cui un contadino viene ferito al confine con Israele.
Spari, incursioni israeliane con bulldozers e carroarmati, sono episodi all'ordine del giorno.
Questi episodi aumentano vertiginosamente nei periodi della semina e della raccolta.

L'esercito israeliano, posizionato in jeep o nascosto dietro piccole colline, o all'interno di torri, usa sparare contro civili, contadini e residenti, nelle aree lungo il confine con Israele.

I soldati israeliani sanno bene che le persone a cui stanno sparando sono contadini.
E' ciò che ha espresso anche Sudqui, dicendo "Sono convinto che loro sanno chi è mio figlio, sono convinto che ci conoscono, perché sono dotati di potenti fotocamere."

Ma i soldati israeliani devono far "sentire" la propria presenza, il proprio incontrastato "dominio".
Umiliare i contadini, spaventarli, per evitare che tornino a coltivare le proprie terre, è il loro obiettivo.
Il popolo palestinese è dotato però di una straordinaria capacità di resistenza, e continua, sotto gli spari, ad allungare le braccia per raccogliere i frutti della propria terra.

Israele non si accontenta di aver imposto illegalmente una "no go zone" di 300 mt lungo tutto il confine di Gaza.
Vuole negare il diritto ai palestinesi a coltivare la terra anche a 500 mt o 700 mt di distanza dal confine.

Sono personalmente vittima e testimone diretta di questi attacchi. Riporto a questo proposito due video che ho girato nel mese di aprile mentre accompagnavo i contadini palestinesi a raccogliere il grano in Khuza'a, vicino Khan Younis, a sud della Striscia di Gaza.
Soldati israeliani sparano sui contadini intenti a raccogliere il grano:





Il silenzio internazionale si fa complice di queste continue violazioni dei diritti umani  da parte dell'esercito israeliano nella Striscia di Gaza, ed è responsabile quanto Israele delle ferite inferte a Mohammed e di tutti i civili feriti od uccisi dall'esercito israeliano.

Il padre di Mohammed accarezza la testa di suo figlio, muove le dita della sua mano, con amore, e con la dignità e la forza di andare avanti, nonostante tutto.







giovedì 26 luglio 2012


Basta recarsi al porto di Gaza city e fermarsi a parlare con qualche pescatore, nel momento in cui saprà che siete italiani, non potrà fare a meno di ricordare Vittorio Arrigoni. 

E' bellissimo il porto di Gaza city, con le sue barchette colorate e, sulla sinistra, i pescherecci che escono di notte in cerca di gamberi e sardine. All'ingresso, in posizione centrale, il grande monumento eretto in ricordo delle vittime della Mavi Marmara.
Si incontrano pescatori rientrare dopo una giornata in mare con casse da vendere al mercato o con qualche busta di pesce da portare a casa; altri sono invece pronti a salpare per una nottata in mare. 
Ogni venerdì, tante famiglie palestinesi si recano al porto per passeggiare o sostare davanti il mare, o per rimanere in attesa del bellissimo tramonto del sole.

E' proprio lì che Vittorio Arrigoni, attivista italiano per i diritti umani ucciso a Gaza la notte del 15 aprile 2011, si recava per accompagnare i pescatori sulle proprie imbarcazioni, cercando, come presenza internazionale, di garantir loro protezione di fronte agli attacchi della marina israeliana e di assicurar loro una maggior quantità di pescato.

Nel 2009 Israele ha imposto illegalmente un limite sulle acque di Gaza che impedisce ai pescatori palestinesi
di andare oltre le tre miglia nautiche dalla costa. Secondo gli accordi israelo-palestinesi di Jericho (sotto gli accordi di Oslo) del 1994, ai pescatori palestinesi è concesso pescare entro le 20 miglia nautiche dalla costa. Il limite fu successivamente ridotto a 12 miglia, a 6 miglia nel 2008 ed infine a 3 miglia nautiche dalla costa nel 2009.
All'interno delle 3 miglia nautiche dalla costa il pesce ormai scarseggia. Spesso le casse dei pescatori che escono sulle piccole imbarcazioni (le hasakas) rimangono vuote o piene a metà. I pescherecci che escono di notte hanno maggior fortuna, soprattutto se si dirigono verso il sud della Striscia. Tuttavia, pescando pesci di piccole dimensioni, e contando le spese per il carburante, il guadagno a fine giornata è esiguo e permette a stento ai pescatori di sopravvivere e di sostenere le proprie famiglie.
Per poter pescare maggior quantità di pesce e pesci di maggiori dimensioni, i pescatori dovrebbero raggiungere le 6 - 8 miglia dalla costa.
Ciò non è permesso dalla marina israeliana, che attacca i pescatori non appena tentano di superare il limite delle 3 miglia nautiche dalla costa. Spesso gli attacchi da parte delle navi della marina israeliana avvengono anche all'interno delle 3 miglia, a sole 2 miglia dalla costa. 
I pescatori vengono inseguiti dalle navi della marina israeliana, che spesso creano onde attorno alle loro imbarcazioni impedendo ai pescatori di pescare; i soldati sparano in mare bucando le reti o per far scappare i pesci, o sparano direttamente sulle imbarcazioni colpendo a volte anche il motore, o attaccano i pescatori con cannonate d'acqua. Spesso i pescatori vengono arrestati e portati ad Ashdod in Israele e le loro barche vengono confiscate.
A volte anche gli attivisti internazionali vengono attaccati, in quanto osservatrice internazionale sono stata vittima e testimone di queste violazioni dei diritti umani.
A causa di queste difficoltà, il numero dei pescatori palestinesi è diminuito notevolmente in questi ultimi anni. Israele sta distruggendo un'attività tradizionale nella Striscia di Gaza quale la pesca.

Ecco, la presenza di Vittorio Arrigoni sulle imbarcazioni dei pescatori dava loro coraggio, e con la sua forza ed il suo sorriso, dava loro positività.
Vittorio non faceva solo da "scudo umano" di fronte agli attacchi dell'esercito israeliano, ma voleva permettere ai pescatori di prendere maggior quantità di pescato,
e così, con Vittorio a bordo, i pescatori a volte osavano andare oltre quel limite, e riuscivano, solo spostandosi di qualche miglia in più, a prendere enormi quantità di pesce. I pescatori erano estremamente felici a fine giornata e lo ringraziavano.
Una volta, Vittorio, a bordo di una imbarcazione, è stato arrestato dai soldati della marina israeliana, ma poi è tornato a Gaza, con la stessa determinazione di prima a sostegno dei pescatori palestinesi e a sostegno della difesa dei diritti umani.

Ma Vittorio non rappresentava soltanto un aiuto, Vittorio era anche un amico per i pescatori di Gaza, condivideva con loro la semplice quotidianità, dallo scambiare due chiacchiere al porto al condividere i pasti.

Esempio di sensibilità, di umanità e di coraggio, combattente pacifista, uomo forte ed allo stesso tempo dall'animo dolce, Vittorio rimane presente nel ricordo dei pescatori e non solo, dei contadini, delle vittime degli attacchi militari e di tante famiglie della Striscia di Gaza.

Ho pensato allora di far arrivare la voce di quei pescatori al di là dei confini di Gaza, al di là dell'assedio e dell'occupazione.

Da qui l'idea di realizzare alcuni video, che ho girato con una semplice fotocamera.

E' ancora qui, Vittorio, che entra all'interno del porto, e continua a salpare con quei pescatori attraverso il loro ricordo.








mercoledì 27 giugno 2012

Questa mattina, presso la corte militare di Gaza city,  si è svolta una nuova udienza del processo per il rapimento e l'uccisione di Vittorio Arrigoni.

Siamo entrati nell'aula del tribunale verso le 11.10 del mattino. Dopo una prima udienza relativa ad un altro caso, la nostra udienza è iniziata alle 11.30

La Pubblica Accusa ha iniziato il suo discorso citando una frase del Corano riportante che i musulmani devono salvare la vita delle persone delle altre religioni, se queste persone non combattono contro i musulmani. La Pubblica Accusa ha specificato che Vittorio combatteva al fianco del popolo palestinese, al fianco dei musulmani, pur non essendo musulmano. "E'una vergogna il crimine che è stato commesso e va contro lo stesso Islam", continua la Pubblica Accusa. 
La Pubblica Accusa ha poi riferito alla corte di aver consegnato tutti i documenti, secondo cui gli imputati sono coinvolti nel rapimento e nell'uccisione di Vittorio, e che a prova della loro colpa vi è anche l'interrogatorio che è stato fatto loro. La Pubblica Accusa ha così riportato a voce gli interi interrogatori fatti ai tre imputati Tamaer Hasnasnah, Mahmoud Salfiti e Khader Jram. 
La cosa più importante venuta fuori, continua la Pubblica Accusa, è che il responsabile dell'uccisione è stato Abdel Rahman Breizat che era venuto a Gaza con la delegazione giordana "Shirian Al Hiaa". Quando Breizat è arrivato a Gaza, ha iniziato a preparare ciò che voleva fare, in colaborazione con Bilal Omari.


La Pubblica Accusa ha riportato così i dettagli del rapimento e dell'uccisione.

La Pubblica accusa ha poi riportato l'interrogatorio di Mahmoud Salfiti. Salfiti aveva dichiarato di aver conosciuto Breizat dall'inizio sin da quando quest'ultimo era entrato a Gaza. Salfiti, Breizat ed Bilal Omari avevano deciso di rapire un internazionale e di chiedere al governo il rilascio del salafita Hisham Al Sa'idni e degli altri salafiti arrestati dal governo.
Infine la Pubblica Accusa ha riportato l'interrogatorio di Khader Jram, al quale gli altri avevano chiesto l'orario in cui Vittorio usciva di casa.

La Pubblica Accusa ha poi riferito di aver preso il laptop di Hasasnah e di aver girato un video ai tre imputati durante l'interrogatorio. Inoltre è stato girato anche un video all'interno dell'abitazione quando Vittorio è stato trovato. Il proprietario dell'appartamento che hanno utilizzato si chiama Khader Bahr.
La Pubblica Accusa ha specificato che la difesa non ha presentato nulla contro questi documenti. La difesa "afferma che Hasasnah e Jram non erano lì al momento dell'uccisione - continua la Pubblica Accusa - ma solo rapire Vittorio e colpirlo sono due azioni importanti e gli imputati lo sapevano, sapevano della gravità delle loro azioni. Anche chiamare il governo chiedendo di rilasciare i salafiti è stato un grande sbaglio". La Pubblica Accusa cita anche Omar Abu Ghoula, a piede libero perché accusato di reati minori, e probabilmente scappato in Egitto. La Pubblica Accusa riferisce che Abu Ghoula aveva ospitato gli imputati a casa propria offrendogli protezione sapendo che avevano commesso un omicidio, quindi anche lui ha partecipato al reato quanto loro.

Infine la Pubblica Accusa ha chiesto alla corte il massimo della pena per i 3 imputati.

A questo punto è intervenuta la difesa.
Un primo avvocato della difesa dichiara che Hasasnah e Salfiti hanno dichiarato il vero, affermando di aver partecipato al rapimento di Vittorio, ma non sapevano che Vittorio sarebbe stato ucciso. Secondo la difesa quindi i due non sarebbero colpevoli e ne ha chiesto il rilascio.
Un secondo avvocato della difesa ha dichiarato che Jram ha detto la verità e che ha riconosciuto il suo sbaglio. Secondo la difesa Jram non sapeva dell'uccisione, di cui è venuto a conoscenza solo tre giorni dopo, e  non si era recato nell'appartamento. L'avvocato ha chiesto quindi alla corte di rilasciare Jram.

Il capo della corte militare ha chiesto ai tre imputati in cella "Che cosa ci chiedete?"
Salfiti ha risposto "nulla". Hasasnah ha risposto "di rilasciarci, di perdonarci". Jram ha risposto "Io non ho fatto nulla, per favore perdonatemi".

Dunque, la Pubblica Accusa ha chiesto per gli imputati il massimo della pena.
La difesa ha chiesto il rilascio degli imputati.

La corte ha stabilito la prossima udienza per il 29 agosto, ma un avvocato della difesa è intervenuto dicendo che quel periodo corrisponde alle festività dell'"Eid" dopo il Ramadan, ed ha quindi chiesto una settimana di tempo.
La corte ha quindi stabilito la prossima udienza per il 5 settembre, e crediamo sarà di certo l'udienza finale in cui la corte, in base ai documenti ed alle dichiarazioni della Pubblica Accusa e della difesa, dichiarerà la propria decisione.











sabato 23 giugno 2012

23 giugno 2012, sesto giorno di attacchi israeliani su Gaza.
Sale a 16 il numero dei morti, fra cui oggi un bambino di 5 anni e mezzo, e più di 60 sono i feriti.

Questa mattina, in Khan Younis, a sud della Striscia di Gaza, un carroarmato israeliano ha sparato un colpo di artiglieria uccidendo un bambino di 5 anni e mezzo, ferendo suo padre ed altre 3 persone.
Nell'obitorio dell'ospedale Nasser ho visto il corpo segnato e senza vita del bambino.
Ali Moutaz Al Shawaf aveva 5 anni e mezzo.


Ali Moutaz Al Shawaf, 5 anni e mezzo

Ali Moutaz Al Shawaf, 5 anni e mezzo

i segni dell'attacco sul corpo del piccolo Ali


Il padre di Ali si trovava in sala operatoria. Sono andata a far visita alle altre persone ferite in questo attacco, alcune delle quali erano ricoverate all'European hospital in Khan Younis.
Zaki Msabah, 53 anni, è rimasto ferito alla spalla. L'ho incontrato nella sua abitazione. Zaki inizia a raccontarmi quello che è successo. Giovani e famiglie si recano usualmente nel posto che è stato attaccato dal carro armato israeliano. C'è un campo di calcio dove i giovani tengono una sorta di campionato, ci sono tavole da ping pong ed è possibile guardare le partite in tv. Oggi sarebbe dovuta esserci una partita di calcio fra alcuni giovani. Zaki lavora lì e si era recato sul posto al mattino per pulire e preparare ogni cosa. Alcuni amici erano andati ad aiutarlo. C'erano due ragazzi con due bambini che volevano giocare a ping pong e gli avevano chiesto di aprire la sala. Improvvisamente, verso le 10.15 del mattino, Zaki ha sentito una enorme esplosione. "Ho volato per alcuni metri", racconta Zaki. 
Non c'erano stati spari di avvertimento prima dell'attacco. La situazione era calma, tranquilla. 

Zaki Msabah, 53 anni


In ospedale incontro altri due feriti, Omar Tabash, 28 anni, e Yosif Abu Tair, 24 anni.
Omar è rimasto ferito alle braccia ed alla gamba destra.
Racconta che era andato sul posto con suo figlio Ayoub di un mese e mezzo, con Moutaz (il padre di Ali) ed il piccolo Ali.
Voleva giocare a ping pong. "Ali stava parlando al cellulare con sua mamma", racconta Omar. Il piccolo Ali aveva detto a sua mamma "Mamma ti voglio vedere", sua madre gli aveva risposto "Ora sono a lavoro, ci vediamo a casa". Suo padre voleva andare a casa per cambiarsi ed indossare vestiti sportivi. E' uscito all'esterno ed ha gridato. Poi l'esplosione. 
Moutaz ha chiamato Omar "per favore vieni", ma Omar, ferito, non poteva. Omar ha chiamato alcuni amici e l'ambulanza. "Ali è morto mentre abbracciava suo padre", conclude Omar.

le gambe di Omar Tabah, 28 anni, ricoverato in ospedale

Omar Tabash, 28 anni



Nella stessa giornata di oggi 23 giugno 2012, l'aviazione militare israeliana ha attaccato diverse zone nella Striscia di Gaza.
Un primo attacco, verso le 11.00 del mattino, si è verificato ad est di Shjayah, al centro di Gaza city. La bomba non è esplosa.
L'aviazione militare israeliana ha attaccato poi l'area di Jabalia, a nord di Gaza. Una persona è morta. Era un attivista del Popular Resistance Committee, il suo nome è Khalid al-Burei ed aveva 25 anni.

Sempre al mattino di sabato, Israele ha condotto incursioni aeree contro tre siti della sicurezza di Hamas. Almeno 17 persone sono rimaste ferite.

Nel pomeriggio, un palestinese è rimasto ucciso e altre 9 persone sono rimaste ferite in attacco israeliano al centro di Gaza city, in un'area chiamata "Nasser", densamente affollata durante il giorno.

Mi sono recata allo Shifa hospital subito dopo l'attacco.
Il civile morto si chiama Osama Ali ed aveva 34 anni.
Stava attraversando la strada al momento dell'attacco.


nell'obitorio, il corpo di Osama Ali, 34 anni 

All'esterno dell'obitorio, urla e lamenti di parenti ed amici della vittima.

parenti ed amici di Osama Ali all'esterno dell'obitorio

Nello stesso attacco, 9 civili sono rimasti feriti.

Hassan Oda, 24 anni, si trovava di fornte la sua abitazione al momento dell'attacco.

Hassan Oda, 24 anni


Imad Abu Nahl, 29 anni, era in macchina al momento dell'attacco.

Imad Abu Nahl, 29 anni

Hassan Yassin, 28 anni, stava attraversando la strada.

Hassan Yassin, 28 anni



Nella giornata di ieri venerdì 22 giugno, un ragazzo è stato ucciso in un attacco israeliano ad est di Al-Bureij camp. Qassem Abdullah Ahmed aveva 24 anni. Due civili sono rimasti feriti e sono stati trasportati al' Al-Aqsa Martyrs hospital in Deir al-Balah.

La sera di venerdì 22 giugno, un attacco israeliano a nord di Gaza ha ucciso Humam Jamal Abu Qadoos, 20 anni.

In quella stessa giornata l'aviazione militare israeliana ha condotto più incursioni in diverse zone della Striscia di Gaza.

Nella notte tra venerdì e sabato, verso del 2 del mattino, Gaza city è stata scossa da una tremenda esplosione. L'aviazione militare israeliana ha colpito un complesso militare di Hamas in zona Saraya, al centro di Gaza city. 
Mi sono recata sul posto durante la notte subito dopo l'attacco. Molti abitazioni sono state danneggiate.
Tra i feriti, membri della security di Hamas e quattro civili.

ambulanze sul posto colpito durante la notte di venerdì al centro di Gaza city

uomini della sicurezza controllano l'area dopo il bombardamento

vetri  crollati in una casa nei pressi dell'area colpita

Quella notte Gaza city non ha dormito. Sono rimasta sveglia a casa di una famiglia palestinese nell'area colpita. Siamo rimasti vicini, raccontandoci lo spavento. 
La condivisione di quella paura ci ha uniti in quella notte buia scandita solo dal suono delle sirene ed illuminata solo dal fuoco che rimaneva vivo dopo il bombardamento.

16 palestinesi uccisi e più di 60 feriti dall'inizio dell'offensiva militare israeliana su Gaza, iniziata lunedì   18 giugno 2012.


C'è chi pensa che la situazione andrà a peggiorare nei prossimi giorni. La speranza è che l'orrore di questo massacro si fermi.


Gaza, 23 giugno 2012