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lunedì 3 marzo 2014

Venerdì sera una donna palestinese di 58 anni, Amna Atia Mahmoud Qudeih, é stata uccisa dal fuoco dell'esercito israeliano in un'area chiamata Sanati, ad est di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza.

Amna era andata ad una festa di matrimonio quella sera. Poi, verso le 21.00, la donna, che soffriva di disturbi psicologici, si era allontanata e si era diretta verso il confine, ad una distanza di circa 30 metri dalla barriera che separa la Striscia di Gaza dai territori che Israele ha occupato nel 1948. 
L'esercito israeliano ha iniziato a sparare e l'ha uccisa colpendola con un proiettile nel lato sinistro dell'addome.

Successivamente le forze israeliane hanno contattato la Croce Rossa Internazionale per il recupero del corpo.
Un vicino di casa ci ha detto che verso le 22.00 la Croce Rossa Internazionale ha contattato la famiglia della donna comunicando che non era possibile accedere all'area. L'esercito israeliano infatti continuava a sparare.
Inoltre l'esercito israeliano non avrebbe comunicato alla Croce Rossa Internazionale dove si trovasse esattamente il corpo della donna. L'esercito avrebbe lanciato segnali luminosi in alcune zone del confine per indicare dove si trovava il corpo, ma non nel luogo esatto, come a prendersi gioco dello staff medico.

Il corpo della donna è stato ritrovato soltanto alle 7 del mattino. 

Probabilmente, se l'esercito israeliano avesse permesso all'ambulanza di recuperare immediatamente il corpo, se avesse indicato dove il corpo esattamente si trovava, Amna sarebbe sopravvissuta.

"Perché l'hanno uccisa? Soffriva di problemi psicologici, perché le hanno sparato?", ci ha chiesto, con gli occhi lucidi, Resga, l'anziana madre novantenne.

La donna viveva insieme alla madre e l'aiutava nelle faccende domestiche. Il padre era morto alcuni mesi fa. 

Amna è stata uccisa con il vestito tradizionale palestinese che aveva indossato per la festa di matrimonio.

Alla domanda di sua madre, non abbiamo risposta. 

Possiamo ancora osservare, riportare ed essere testimoni di queste continue orrende aggressioni che continuano ad avvenire nell'ossordante silenzio internazionale.

Resga Qudeih (photo by Rosa Schiano)

Amna Atia Manhoud Qudeih (photo by da local press)




sabato 4 gennaio 2014

Adnan Abu Khater, di anni 17, era rimasto ferito il pomeriggio di giovedì 2 gennaio dal fuoco dell'esercito israeliano lungo il confine ad est di Jabalia, nel nord di Gaza. Era stato trasportato all'ospedale Kamal Odwan in condizioni critiche. Dal Kamal Odwan hospital è stato trasferito allo Shifa hospital in Gaza city per essere operato. Data la gravità delle sue condizioni e l'impossibilità di curarlo nella Striscia per mancanza di attrezzature, è stato chiesto il coordinamento per l\attraversamento del valico di Erez ed il ricovero in un ospedale israeliano. Purtroppo, durante il percorso, il giovane è morto, all'altezza del valico di Erez. 
In ospedale abbiamo incontrato uno dei fratelli del giovane deceduto ai quali i dottori stavano ingessando un braccio. L'uomo era visibilmente scioccato. Abbiamo preferito di visitare la famiglia del giovane nei prossimi giorni.

Ieri 3 gennario, mentre ci trovavamo in ospedale per parlare con i dottori, un altro giovane veniva ferito nella stessa area lungo il confine ad est di Jabalia. Il giovane è stato trasportato in ospedale. Il suo nome è Khaled Ibrahim Owda, di anni 21. Il proiettile l'ha colpito alla gamba destra. Il giovane ci ha detto che stava pregando con altre persone presso il cimitero di Jabalia quando i soldati israeliani hanno aperto il fuoco. L'ambulanza non ha potuto raggiungere il posto. Il giovane è stato trasportato su un "tuk tuk" fino a raggiungere l'ambulanza. Le sue condizioni sono buone e la ferita è leggera.

Abbiamo successivamente lasciato l'ospedale, ma mentre eravamo in auto, abbiamo ricevuto una chiamata che ci ha avvisati che un altro ferito era appena giunto in ospedale. Velocemente siamo tornati verso l'ospedale.

Thaer Mohammed Rabaa, di anni 25, era rimasto ferito dal fuoco dell'esercito israeliano nello stesso posto dei casi precedenti, lungo il confine ad est di Jabalia. Il proiettile ha colpito Thaer al fianco sinistro. Il proeittile è entrato ed uscito. Gli infermieri ci hanno detto che le sue condizioni sono stabili. Fuori la sala in cui era stato ricoverato vi erano una decina di parenti e sua madre visibilmente scioccata. 
Alcuni parenti ci hanno detto che i ragazzi stavano lanciando pietre contro i soldati, come usano fare ogni venerdì. Ed infatti, sono molti i giovani che rimangono feriti o uccisi dall'esercito il venerdi pomeriggio lungo il confine. "Stavano gareggiando a chi si avvicinava di più alla barriera di separazione", ci ha detto un parente di Thaer. Purtroppo le forze israeliane sparano indiscriminatamente su questi giovani presi dal desiderio di sfidare l'occupazione militare.
Oggi siamo tornati in ospedale per visitare Thaer. Ci ha detto che si trovava in terreno accanto al cimitero ad est di Jabalia, a circa 300 metri di distanza dalla barriera di separazione. Ci ha detto che i soldati israeliani hanno raggiunto il confine con una jeep ed hanno aperto il fuoco sui giovani. Thaer ci ha anche detto che alcuni soldati stavano lanciando gas lacrimogeni ad un gruppo di ragazzi che lanciavano pietre. 

Sempre all'alba di ieri 3 gennaio l'aviazione militare israeliana aveva condotto diverse incursioni aeree colpendo terreni agricoli in diversi punti della Striscia. Le autorità israeliane avevano anche inspiegabilmente chiuso alla stampa il valico di Erez.

Thaer Mohammed Rabaa, 25 anni


la ferita da arma da fuoco sul fianco sinistro di Thaer Mohammed Rabaa, 25 anni

Khaled Ibrahim Owda, 21 anni



martedì 24 dicembre 2013

Mohammed Abu Sbeikha, 6 anni, e Belal Abu Sbeikha, 4 anni


Oggi 24 dicembre 2013 le forze militari israeliane hanno eseguito una serie di incursioni aeree e terrestri colpendo diverse località della Striscia di Gaza.

Nel primo pomeriggio un soldato dell'esercito dell'occupazione era stato ucciso da un gruppo della resistenza palestinese ad est di Gaza city. Le autorità israeliane hanno dichiarato che avrebbero risposto duramente contro Gaza. Poco dopo un civile palestinese è rimasto ferito dal fuoco dell'esercito israeliano in Beit Lahia, nel nord della Striscia. Gli edifici governativi sono stati immediatamente evacuati. 

Bisogna anche ricordare ai media ed a coloro che affermano "che tutto è iniziato dell'uccisione di questo soldato"  che venerdì un giovane civile palestinese è stato ucciso dalle forze israeliane con un proiettile alla testa mentre raccoglieva materiale da una discarica, un omicidio orribile che non trova giustificazioni. E' inevitabile che una risposta palestinese sarebbe arrivata.

Nel pomeriggio di oggi un susseguirsi di attacchi ed incursioni dell'esercito israeliano su tutta la Striscia di Gaza. Poco dopo l'uccisione del soldato, media israeliani avevano riportato di aver ucciso un palestinese lungo il confine a nord della Striscia di Gaza, e successivamente anche fonti locali palestinesi hanno creduto ci fosse un martire palestinese. In realtà, abbiamo successivamente saputo che l'esercito israeliano aveva sparato su una grande tartaruga terrestre che stava muovendosi lentamente lungo il confine. La sua stazza grossa e lo spargimento di sangue dopo il missile israeliano aveva portato alcuni a parlare dell'esistenza di un martire. E' chiaro che l'esercito dell'occupazione colpisce qualsiasi cosa in movimento lungo il confine.
La tartaruga gigante era di una razza rara. Anche gli animali sono vittime della violenza dell'occupazione.

Il bollettino riporta di una bambina di 3 anni morta in un bombardamento su Maghazi, nel centro della Striscia e di un numero impreciso di feriti.

La bambina uccisa dal bombardamento si chiama Hala Ahmed Abu Sbeikha ed aveva 3 anni. Diversi membri della sua famiglia sono rimasti feriti, tra cui due bambini, Mohammed Abu Sbeikha, 6 anni, e Belal Abu Sbeikha, 4 anni.
Siamo andati all' Aqsa Martyrs hospital, dove erano ricoverati i membri della famiglia Abu Sbeikha. 
Nell'obitorio, il viso della piccola Hala è macchiato di sangue.
Nell'ospedale abbiamo incontrato gli altri membri della famiglia. Busaina Abu Sbeikha, 27 anni, ed i due bambini feriti.
Riporto qui quanto ci ha riferito una delle zie: "Ero andata a far loro visita ed eravamo seduti al primo piano dell'abitazione. Due bombe a pochi secondi l'una dall'altra. Erano circa lr 15.30-16.00. Dopo la seconda bomba, siamo saliti al secondo piano dove c'erano i nostri bambini, circa 10. Li' c'erano anche Busaina con i suoi bambini, stava aiutando loro a studiare. Abbiamo trovato una bambina morta. Poi abbiamo lasciato la casa, ed una terza bomba ha colpito l'edificio di due piani quasi completamente distruggendolo. Anche le case nelle vicinanze sono state danneggiate dal bombardamento". 
Le donne della famiglia ci hanno riferito che è la prima volta che la loro casa di due piani, in cui vivono 30 persone, è stata colpita. "Ma, neppure durante le due guerre, ci channo colpiti o ci hanno chiesto di evacuare", ci hanno detto. La loro abitazione si trova a circa 700 metri dal confine ad est di Maghazi, in una zona chiamata "Beheiri", nell'area centrale della Striscia di Gaza. Si tratta di un'area molto tranquilla.
"Gli israeliani hanno dichiarato di aver colpito un sito della resistenza palestinese, ma non è vero", ci hanno detto le signore. In effetti, nella zona non ci sono siti della resistenza. L'area, vicina al confine, è monitorata da Israele. 
Busaina Abu Sbeikha ha subito un intervento chirurgico, aveva frammenti di esplosivo su gran parte del corpo. I suoi bambini Mohammed e Belal erano stesi su un letto nella stessa stanza d'ospedale. Mohammed quasi dormiva, addormentato dagli antidolorifici, mentre Belal aveva gli occhi sgranati. Non una reazione quando ho accarezzato il suo viso ed i suoi capelli, come se davanti ai suoi occhi stesse ancora rivivendo il bombardamento. Entrambi i bambini sono rimasti feriti da frammenti di esplosivo.
All' Aqsa Martyrs hospital sono arrivati in tutto 9 civili feriti questa sera, oltre alla bambina morta. 

Hala Ahmed Abu Sbeikha, 3 anni

Hala Ahmed Abu Sbeikha, 3 anni


Busaina Abu Sbeikha, 27 anni


Mohammed (6 anni) e Belal (4 anni) Abu Sbeikha


Tengo a far notare ai media italiani che questa sera hanno riportato dell'attacco israeliano come risposta all'uccisione del soldato, che questo modo di raccontare i fatti è profondamente scorretto, in quanto precedentemente, venerdi', l'esercito israeliano aveva ucciso un civile palestinese. 

Inoltre, quanto vale la vita delle palestinesi? Violazioni, aggressioni, attacchi, da parte delle forze israeliane di occupazione sono all'ordine del giorno.

giovedì 27 dicembre 2012


Nei giorni dell' Operazione israeliana "Pillar of Cloud" (14-21 novembre 2012), il 20 e 21 novembre 2012 missili israeliani hanno colpito i piani VI e VII dell'edificio Namaa ( عمارة نعمة ) di 8 piani in Rimal al centro di Gaza city, provocando danni agli uffici interni dei media e aziende di advertising. 

Durante l'attacco del 21 novembre un frammento di uno dei missili ha colpito ed ucciso un bambino di due anni in una casa all'altro lato della strada, e ferito suo fratello e suo cugino.  
Abdul Al Rahman Naeem aveva 2 anni. Era nato il 6 gennaio 2010.

Ho incontrato il padre del bambino, il Dr. Majdi Naeem.
Il Dr. Majdi Naeem lavora allo Shifa hospital, nel reparto traumatologico, sezione skin diseases (malattie della pelle).
Il 21 novembre 2012, dopo le 14.00 stava tornando a casa per riposare qualche ora e stare con la famiglia.

Tutta la sua famiglia, compresa la famiglia di suo fratello, era raccolta nella living room dell'appartamento.
Verso le 14.45 hanno sentito un'enorme esplosione. I vetri dell'abitazione si sono frantumati a causa dell'esplosione.
Uno o forse due missili avevano colpito l'edificio Naama, a 15 metri di distanza dal loro edificio.

"Eravamo tutti nella living room, la stanza più sicura della casa. Dopo l'esplosione tutta la famiglia ha iniziato a piangere", racconta il Dr. Naeem.

Uno dei nipoti del Dr. Naeem,  Sami, 16 anni, aveva problemi al respiro, era stato colpito da un frammento alla schiena . "L'ho preso e sono corso fuori direttamente verso l'ambulanza", racconta il Dr. Naeem. Sapeva che vi erano altri feriti in famiglia, almeno 1-2 bambini, ma è corso direttamente allo Shifa hospital con suo nipote.
In ospedale Sami ha ricevuto radiografia ed è stato sottoposto ad operazione chirurgica.

Il dr. Naeem poi in ospedale ha chiesto dei suoi figli e di un bambino che era stato portato in ospedale. 
Gli è stato detto che era suo figlio Abdul di 2 anni.
Il bambino era stato portato in un'altra stanza. Era morto. "Aveva emorragia di sangue dalla bocca, piccoli frammenti erano entrati nell'addome, nel petto, avevano colpito gli organi interni, è arrivato in ospedale morto", afferma il padre.

Anche un altro figlio del dr. Naeem era rimasto ferito durante l'attacco. Mahmoud, 15 anni, era rimasto ferito al ginocchio ed è stato sottoposto ad operazione chirurgica allo Shifa hospital.

"All'interno dei frammenti vi sono materiali di metallo, ringraziamo Dio che solo uno dei miei figli è morto. Migliaia di frammenti si erano riversati nel nostro edificio", continua  a raccontare il Dr. Naeem. 
Afferma che il suo edificio è probabilmente l'edificio più sicuro in tutta Gaza city.
Tutti i parenti della famiglia si erano raccolti a casa del dr. Naeem, proprio perché considerato il posto più sicuro.

"Io voglio sapere perché gli israeliani hanno ucciso mio figlio. 
Ma la mia vita deve continuare. Ho riparato tutte le finestre e messo nuovi vetri, per poter continuare la mia vita. Dopo 3 giorni sono tornato a lavoro", continua il Dr. Naeem.

Il dr. Naeem ha 3 figli maschi e 3 femmine. "Tentiamo di dare loro supporto psicologico", afferma.
Capisco in quel momento che anche il rimettere subito nuovi vetri all'abitazione è un gesto di rassicurazione verso i suoi figli.

"Noi viviamo a Gaza, è il nostro destino, è la nostra vita.
Io cerco di essere forte, lo ero anche con mio figlio morto fra le braccia. Mi manca mio figlio ma ho ricevuto meno dolore di altre famiglie. Durante questa guerra non c'era nessun posto sicuro a Gaza. Noi siamo qui, Dio ci ci ha salvato", queste le ultime parole che mi ha concesso.

Il dr. Naeem spiega che durante l'Operazione Piombo Fuso, quattro anni fa, gli attacchi erano avvenuti soprattutto nelle aree al confine. Durante l' Operazione Pillar of Cloud invece, l'aviazione militare israeliana ha bombardato ovunque in centro città, ovunque si era in pericolo.

L'esercito israeliano aveva giustificato l'attacco al settimo piano del Naama building dicendo che fosse usato da Hamas come centro di intelligence.  Il 1 dicembre, Human Rights Watch, a seguito di un'indagine, non ha trovato alcuna prova che fosse usato in operazioni militari. Le forze israeliane hanno bombardato il sesto piano il 20 novembre alle 11.00 circa, e il settimo piano il 21 novembre verso le 3.00 del pomeriggio.  

Il Dr. Naeem affronta il dolore in maniera molto forte. Ma quello stesso dolore tornava a salire forte nei suoi occhi e nella sua voce, ed ha voluto presto terminare di raccontare ciò che era successo quel giorno.

L'ho salutato ringraziandolo ed ho sentito le gambe tremare andando via. Riascoltavo le esplosioni ed il suono dei vetri in frantumi, con quella consapevolezza di cui parlava il Dr. Naeem di essere tra i "salvati", ed allo stesso tempo con un senso di preoccupazione per il futuro di queste persone.
Il Dr. Naeem ha ricostruito le finestre della sua abitazione, in Gaza si pensa alla ricostruzione degli edifici distrutti, chi può ha già iniziato. A distanza di 4 anni da Piombo Fuso, Gaza ricostruisce e si rialza ancora dalle macerie, sperando in un futuro sereno.



Dr. Majdi Naeem


video in cui si vede il Dr.Naeem trasportare il corpo del figlio in obitorio


foto del piccolo Abdul al Rahman Naeem


martedì 11 dicembre 2012


Tra le vittime della recente guerra israeliana contro Gaza, denominata "Pillar of cloud" (14 novembre 2012-21 novembre 2012) , vi sono anche tre giornalisti uccisi intenzionalmente e brutalmente in due attacchi martedì 20 novembre 2012. I giornalisti uccisi sono Hussam Mohammed Salama, 30 anni, Mahmoud Ali al-Koumi, 29 anni, uccisi in Gaza city, e Mohammed Mousa Abu Eisha, 24 anni, ucciso in Deir El Balah.

Quel pomeriggio di giovedì 20 novembre 2012, verso le 17.45, un aereo militare israeliano ha attaccato l'auto su cui viaggiavano Hussam Mohammed Salama e Mahmoud Ali al-Khoumi. I due non solo erano colleghi di lavoro, entrambi cameramen del canale televisivo al-Aqsa, erano anche amici. L'auto era chiaramente contrassegnata dalla scritta "TV", visibile anche agli aerei. I due si stavano dirigendo allo Shifa hospital per filmare l'arrivo in ospedale delle vittime degli attacchi israeliani. Proprio come io e molti fotografi/giornalisti palestinesi abbiamo fatto durante quei terribili giorni. Stessa strada, stessa voglia di testimoniare quell'orrore.


Hussam Mohammed Salama, 30 anni, Mahmoud Ali al-Koumi, 29 anni


Mohammed, il padre di Hussam, aveva gli occhi lucidi di pianto raccontando dell'attacco all'auto dove viaggiava il figlio. "Gli israeliani li hanno uccisi perché stavano testimoniando tutta la situazione. Dapprima hanno lanciato un missile, poi un secondo missile ha bruciato ogni cosa nell'auto, facendo in modo così che nessuno potesse rimanere vivo", mi racconta il padre di Hussam.
Sembra che l'aviazione militare israeliana abbia usato armi proibite dalla legge internazionale.
Il padre di Hussam racconta che il secondo missile era "silenzioso", non ha provocato alcun suono mentre arrivava sull'auto. I vigili del fuoco tentavano di spegnere il fuoco, hanno impiegato mezz'ora per estrapolare i corpi dall'auto. Il padre di Hussam racconta che quando poi ha posto una mano sul corpo del figlio, la sua mano era quasi bruciata. 
Il corpo del figlio era nero per le bruciature. "Non ho mostrato il suo viso alla madre ed alla moglie, ho coperto il suo corpo ed ho iniziato a piangere", continua il padre di Hussam.

"Voglio chiedere ad ogni persona di coscienza di giudicare chi ha li ha uccisi nelle corti di tutti il mondo, e mi rivolgo anche alle organizzazioni per i diritti umani, dove sono i diritti umani?", conclude il padre di Hussam.

Hussam Salama aveva 4 figli, Ayaa (4 anni), Hamza (8 mesi), Khitam (5 anni) e Mohammed (2 anni e mezzo). Bambini ora rimasti senza padre, ucciso perché testimoniava. Al figlio più grande, la famiglia ha detto che suo padre ora è andato in paradiso. La famiglia di Hussam non si aspettava una simile tragedia, non se l'aspettavano proprio perché Hussam era solo un giornalista. 

Quel giorno, Hussam era tornato a casa per prendere la batteria della videocamera, racconta suo padre. Due giorni prima era andato a girare un video presso l'abitazione della famiglia Al Dalu, distrutta da un bombardamento. "Era stato il primo ad arrivare sul posto - racconta il padre - per cercare di filmare quanto era avvenuto".

Tutte le organizzazioni per i diritti umani hanno visto quello che è successo. "In ogni paese, anche in America, quando uccidono qualcuno, non bruciano il corpo", continua Mohammed ricordando il corpo del figlio.

Ho fotografato il report dello Shifa hospital ed un certificato legale con i dati di Hussam. Sul suo corpo vi erano bruciature di 4°grado.





















Due missili hanno colpito l'auto su cui viaggiavano i due giornalisti.  Il secondo missile infatti, serviva solo a "bruciare" ciò che era all'interno dell'auto. Lanciare acqua provocava fuoco. Supponiamo siano state utilizzate armi proibite, armi all'uranio impoverito, armi probabilmente al fosforo bianco, durante quest'offensiva militare.
A questo proposito voglio invitare équipes di specialisti a condurre analisi per verificare le armi utilizzate.
Credo sia arrivato il momento di dire basta. Il silenzio internazionale non è che una vergognosa approvazione che consente ad Israele di utilizzare queste armi.

Successivamente sono salita al piano superiore dell'abitazione per salutare le donne della famiglia. Erano presenti anche mogli e madri di altre vittime di attacchi israeliani. La loro forza ed il loro coraggio è ammirevole. Ho incontrato anche i 4 bambini di Hussam, ora rimasti senza padre.

Ayaa (4 anni) ed Hamza (8 mesi)

Khitam (5 anni) e Mohammed (2 anni e mezzo)

Mohammed Salama, il padre di Hussam Mohammed Salama



Successivamente ho fatto visita alla famiglia di Mahmoud Ali al-Khoumi
Uno dei fratelli di Mahmoud , Belal, 24 anni, è infermiere presso lo Shifa hospital.
Si trovava nel reparto di Terapia Intensiva quando il corpo del fratello è stato portato in ospedale.

"Mahmoud era un fotografo. Nella sua vita lavorava come giornalista per la televisione Al-Aqsa - inizia a raccontare Belal - Durante l'ultima guerra, era tornato a casa solo 3-4 volte. Gli israeliani sapevano che l'auto sulla quale viaggiava era un'auto della televisione, c'era la scritta "TV" sull'auto".
Le autorità israeliane hanno comunicato di aver colpito l'auto dei due giornalisti perché i due sarebbero stati responsabili di lanci di missili verso Israele. Quando però è stato chiesto di fornire loro le prove di una simile accusa, non hanno fornito alcuna prova. Menzogne usate per giustificare i crimini contro l'umanità continuamente perpetrati dall'esercito israeliano.

Mahmoud aveva 3 figli piccoli, Hamza (5 anni), Ali (4 anni), Sohaib (2 anni), e sua moglie è incinta.
Hamza ha lo stesso nome della figlia del suo collega ucciso Hussam Salama. I due erano molto amici, oltre che colleghi, e per questo Mahmoud aveva chiamato sua figlia come la figlia di Hussam.

Suo fratello era un giornalista e "dovevano essere rispettati i suoi diritti come quelli di ogni giornalista", afferma Belal, che appellandosi ai paesi europei afferma che possiamo rivolgerci alle corti internazionali per giudicare gli assassini di suo fratello.
Conclude affermando che le organizzazioni locali per i diritti umani sono deboli, e c'è bisogno dell'intervento di organizzazioni internazionali per i diritti umani, che possano aver maggior peso.


Questi crimini hanno l'obiettivo di far tacere la stampa ed impedire ai giornalisti di riportare le violazioni dei diritti umani commessi dall'esercito israeliano contro i civili della Striscia di Gaza.

Due giorni prima dell'attacco sull'auto dei due giornalisti, il 18 novembre, 10 giornalisti erano rimasti feriti in un bombardamento che ha colpito gli uffici del canale al-Quds e della televisione al-Aqsa
Durante i giorni della guerra, molti sono stati gli attacchi contro televisioni, centri media, uffici stampa e stazioni radio per impedire la comunicazione.

Questo è il prezzo per la verità. A volte, per essere più sicuri, muovendoci verso o dallo Shifa hospital, abbiamo utilizzato una di quelle macchine marcate dalla scritta "TV", credendo erroneamente che la scritta "TV" ci avesse protetti dai bombardamenti... non sapendo che essere giornalisti significa costituire un target per l'esercito israeliano. 


Belal Ali al-Khoumi, 24 anni, fratello di Mahmoud Ali al-Khoumi




Il terzo giornalista è Mohammed Mousa Abu Eisha, 24 anni, ucciso in Deir El Balah.
Quello stesso pomeriggio del 20 novembre 2012, verso le 18.30-19.00,  dopo la preghiera in moschea, Mohammed stava tornando a casa con un amico, Hassan Yousef al-Ostaz, 22 anni.
Mousa Mahmoud Abu Eisha, 54 anni, padre di Mohammed Mousa, li aveva incontrati per strada.
"Dopo che li ho salutati, sono andato a casa, ed ho sentito un'enorme esplosione molto vicina", ha raccontato il padre di Mohammed. Il padre è andato velocemente sul posto, ed ha trovato i corpi di suo figlio e dell'amico. Un drone israeliano aveva lanciato un missile sui due giovani.
"Il corpo di Hassan era in pezzi - racconta Mousa, il padre di Mohammed - mentre Mohammed sanguinava dal naso e dagli occhi".  Mohammed era ancora vivo ma il padre sapendo che il figlio stava morendo, gli aveva chiesto di pronunciare la Shahadah, "La ilaha illa Allah, Mohammed rasul Allah" ("Non c'è nessuno meritevole di preghiera, eccetto Allah, Mohammed è il messaggero di Allah").
"Gli ho chiesto di pronunciare la Shahadah, lui l'ha pronunciata, e poi gli ho chiesto di salutare suo fratello. Mohammed ha accennato un sì muovendo gli occhi", continua a raccontare Mousa.
Il fratello di Mohammed, Emad, 18 anni, era un combattente, ed era stato ucciso nel 2002 in uno scontro a fuoco con i soldati israeliani.
Dopo circa 15 minuti, persone sono arrivate sul posto, poi è arrivata l'ambulanza, che ha trasferito Mohammed all' Al Aqsa Martyrs hospital, dove è morto dopo qualche minuto.

Mohammed Mousa Abu Eisha si era sposato 2 mesi e mezzo fa, e sua moglie è incinta.
Era manager della al-Quds Educational radio. Questa radio trasmette programmi educativi rivolti agli studenti.
Durante i giorni della guerra, i programmi si erano fermati e la radio trasmetteva la cronaca costante degli attacchi, minuto dopo minuto.
Le poche radio che durante la guerra trasmettevano informazioni degli attacchi erano necessarie per noi attivisti, per i giornalisti e per gli infermieri che potevano così prepararsi all'arrivo improvviso di vittime.
Senza le radio non avremmo potuto sapere degli attacchi che si susseguivano lungo tutta la Striscia di Gaza, e  non avremmo potuto comunicarli in tempo reale.
Un tale sistema informativo locale così veloce dava certamente fastidio alle Autorità israeliane, che non hanno esitato quindi a colpire radio, televisioni ed uffici dei media.

Nei giorni precedenti Israele aveva bombardato la Shrouk Tower, edificio dedicato ai media, ferendo molti giornalisti, nonché altri attacchi di cui ho parlato prima. Nel frattempo, forze israeliane avevano proseguito attacchi informatici contro siti di notizie palestinesi ed interferito in radio locali.


Mohammed Mousa Abu Eisha era consapevole che Israele avrebbe potuto bombardare gli uffici della sua radio, e per questo aveva detto ai giornalisti di evacuare gli uffici e di recarsi allo Shifa hospital, per essere in posto più sicuro.  Mohammed era stato uno dei fondatori della sua radio, che era nata circa un anno fa.
Il padre di Mohammed poi ha iniziato a descrivere quella giornata densa di bombardamenti, anche nell'area di Dei El Balah.

La radio di cui Mohammed era manager continuerà a lavorare, anche se la sua morte ha lasciato un grande vuoto. I suoi colleghi intitoleranno lo studio con il suo nome.

"E'stato uno shock per la madre e soprattutto per la sorella di Mohammed che a volte viene a visitare l'appartamento di suo fratello per salutarlo", prosegue  il padre.
Mohammed aveva 4 fratelli, di cui uno morto, e due sorelle.

Mousa poi ha ricordato di nuovo il corpo di suo figlio. "La temperatura del corpo era molto alta, è scesa solo dopo 10-15 minuti. Questo tipo di missili è nuovo, è proibito dalla legge internazionale". 

Di fronte all' impotenza davanti a tanti soprusi, e parlando del riconoscimento della Palestina come stato non-membro alle Nazioni Unite, il padre di Mohammed ha poi concluso: "Noi abbiamo uno stato ora, ma nei fatti, non l'abbiamo".

Noi speriamo che con organizzazioni internazionali ci si possa rivolgere alla corte penale internazionale.

Successivamente Mousa ci invita a visitare l'appartamento del figlio. Un appartamento nuovo, dal pavimento lucido, accogliente. Ci mostra le camere da letto, quella matrimoniale, e due camere per i figli che sarebbero nati dalla giovane famiglia una camera rosa per le figlie femmine ed una camera azzurra per i figli maschi.
Poi ci  mostra i vestiti di Mohammaed nell'armadio, la cucina, dove poi improvvisamente ha smesso di parlare ed i suoi occhi sono diventati gonfi di lacrime.
Quei figli non arriveranno più, perché Israele ha ucciso Mohammed.
"Prima, questo appartamento aveva sempre le luci accese, dopo la morte di Mohammed ho spento tutte le luci. Khalas, è finito tutto", ha detto Mousa.
In quell'appartamento nuovo ora rimane solo il silenzio ed il ricordo di una famiglia che non potrà mai esistere.
La moglie di Mohammed ora vive con la propria famiglia. Il bambino che ha in grembo nascerà senza padre.

Gli occhi gonfi di lacrime di Mousa provocavano dentro di me un misto di rabbia e di dolore immenso.
Dar loro voce è il minimo che io possa fare.
Noi continueremo il nostro lavoro di informazione, sempre, facendo  appello alle organizzazioni per i diritti umani perché presentino questi crimini alle corti penali internazionali.


Mousa Mahmoud Abu Eisha, 54 anni, accanto alla foto del figlio ucciso, Mohammed Mousa Abu Eisha, 24 anni

la stanza dell'appartamento di Mohammed destinata alle figlie che sarebbero nate

Mousa Mahmoud Abu Eisha nella stanza dedicata ai nipotini  maschi che sarebbero nati







Hussam Mohammed Salama, Mahmoud Ali al-Khoumi, Mohammed Mousa Abu Eisha


martedì 4 dicembre 2012


Il 18 novembre 2012, nel quinto giorno dell' offensiva militare israeliana "Pillar of Cloud" contro Gaza, il bollettino di guerra riportava 72 persone uccise, incluso 19 i bambini,  670 i feriti, la maggior parte donne e bambini.

Quel giorno l'aviazione militare israeliana ha bombardato un edificio di tre piani in Nasser street, Gaza city,
sterminando una intera famiglia.

Io mi trovavo, come ogni giorno, allo Shifa hospital. Improvvisamente le ambulanze hanno portato i corpi delle piccole vittime del brutale attacco:
Ibrahim Al Dalu, 11 mesi
Jamal Al Dalu, 6 anni
Yousif Al Dalu, 5 anni
Sara Al Dalu, 3 anni

Anche la loro madre è morta: Samah Al Dalu, 22 anni, ed il loro padre, Mohammed Al Dalu, 28 anni.
Morta anche la zia dei bimbi Ranin Al Dalu, 22 anni, e la seconda zia, Yara Al Dalu, 17 anni, il cui corpo è stato ritrovato solo 4 giorni dopo tra le macerie delle'edificio. Morta anche le due nonne, Suhila Al Dalu, 75 anni, e Tahani al Dalu, 48 anni. 
Il bombardamento sull'edificio della famiglia Al Dalu ha coinvolto anche un edificio accanto, in cui due persone sono rimaste uccise: Abdallah Mzanar, 20 anni, e Amina Mznar, 80 anni.

Un'intera famiglia sterminata. il bombardamento è avvenuto sull'intero edificio di tre piani, completamente distrutto.

Ecco alcune foto che ho scattato nell'ospedale Shifa alle piccole vittime. Era presente Yasser Saluha, fratello della madre dei bambini.

 





Lunedì 3 dicembre 2012 ho avuto modo di parlare con il fratello del padre dei bambini, Abdallah Giamal Al Dalu (20 anni). Ha raccontato di quella notte. "Ero fuori con mio padre, per poter andare a prendere del cibo, quando ho ricevuto una chiamata in cui mi era stato detto che la mia casa era crollata. Sono rimasto scioccato". Abdallah ed il padre vivevano nello stesso edificio dove viveva il resto della famiglia.
A Gaza le famiglie usano vivere insieme in uno stesso edificio. Abdallah ed il padre sono così gli unici superstiti della famiglia Al Dalu. Tutti gli altri membri della famiglia sono morti sotto le macerie.
"Sono andato a casa, l'ho vista distrutta, non riuscivo a parlare - ha continuato a raccontare Abdallah - piangevo, tutta la mia famiglia era nella casa. Poi sono andato in ospedale ed ho visto i corpi, è stato un disastro".
Gli occhi di Abdallah rivivevano ciò che avevano visto quel pomeriggio.
Tre giorni dopo il bombardamento bulldozers palestinesi hanno scavanto nelle macerie ed hanno ritrovato i corpi del padre dei bimbi, Mohammed Giamal Al Dalu e della zia, Yara Al Dalu.

Ora Abdallah ed suo padre sono in affitto presso un'altra abitazione. Non hanno letti per domrire né l'arredamento necessario, né hanno vestiti da indossare.

Abdallah ha chiesto a noi internazionali di chiedere alla corte internazionale di "investigare su quello che è successo, sui bambini e le donne uccisi in questo massacro".

Prima di andar via, ho incontrato nell'edificio un altro dei fratelli di Mohammed Giamal Al Dalu, Ahmal Giamal Al Dalu. Ahmal non si trovava a Gaza durante la guerra, ma in Turchia, dove vive con moglie e famiglia. "Vogliamo giustizia - ha detto Ahmal - vogliamo giustizia più dell'aiuto economico, perché i soldi possono arrivare. Quello che è successo non è uno sbaglio, è un crimine. Non è un comportamento umano. Non è il primo crimine, sono 64 anni che si ripetono questi crimini. Viviamo senza acqua, senza elettricità. E' abbastanza".  
Ho trascritto le sue parole nel buio dell'edificio mentre un amico illuminava il mio blocco note con la sola luce del cellulare, e l'ho salutato con la promessa di rimanere in contatto.



Abdallah Giamal Al Dalu, fratello di Mohammed Giamal Al Dalu



Qui le foto dell'abitazione bombardata





L'edificio accanto all'abitazione bombardata, in cui due persone sono morte, Abdallah Mzanar, 20 anni, ed Amina Mznar, 80 anni. L'anziana donna era su una sedia a rotelle e si trovava in cucina al momento del bombardamento. La sua sedia a rotelle è stata ritrovata fra le macerie.







La foto di Abdallah Mzanar, 20 anni, ucciso nell'edificio accanto a quello della famiglia Al Dalu.




Un poster da un edificio accanto chiede "Why were they killed?"




Nostro compito ora è quello di non permettere che si dimentichino questi crimini e di far sì che la famiglia Al Dalu abbia giustizia, portando quanto accaduto nei tribunali internazionali. 







venerdì 23 novembre 2012

All'inizio del secondo giorno di tregua, i soldati israeliani questa mattina hanno aperto il fuoco ad est di Khan Younis, a sud della Striscia di Gaza, su un centinaio di persone che si erano avvicinati al confine per celebrare la fine della "buffer zone". La buffer zone è un'area di 300 metri che delimita tutto il confine della Striscia di Gaza (a volte è di 500 mt effettivi), imposta illegalmente da Israele, ed in cui ai contadini non è permesso entrare, minacciati dal fuoco dell'esercito israeliano.
Questa mattina, l'esercito israeliano ha rotto la tregua, tra le cui condizioni vi era quella di non sparare.

I soldati hanno ucciso un giovane di 20 anni, Anwar Abed El Hady Qudaih , e ferito altre 14 persone.



Siamo andati subito al funerale e poi a visitare la famiglia. Il dolore e le lacrime della madre che ci ha mostrato la foto del figlio. "Non è possibile, non è possibile", ripeteva. Anwar era andato come altre persone a festeggiare la fine della buffer zone vicino il confine. Secondo gli accordi con cui si è giunti alla tregua infatti non ci dovrebbe esistere più la "buffer zone" (detta più correttamente "No Go Zone", perché imposta unitelarmente da Israele). Ma i soldati hanno sparato, e l'hanno ucciso.


la mamma di Anwar mostra la foto del figlio



Aveva detto ad uno dei suoi familiari "Non chiudere la porta, Anwar deve tornare a casa"
Anwar non è più tornato a casa. 

Ho lasciato la famiglia di Anwar con grande dolore e successivamente ci siamo diretti tutti nella "buffer zone".
Chissà se hanno il coraggio di spararci tutti, pensavo tra me e me. 
Tante famiglie, donne, uomini, bambini, ragazzi, tutti felici di poter finalmente rientrare nella propria terra che gli era stata tolta. "Non mettevo piede qui da anni", mi ha detto un contadino. Foto, sorrisi. Un' entusiasmo commovente. Poi ancora, gli spari dei soldati. Siamo andati via. Intere famiglie, eppure hanno sparato.


Ecco oggi Gaza, tra la disperazione per le perdite dei cari e la gioia e l'entusiasmo di un briciolo di libertà che speriamo non sia solo illusione.


Resta allora ancora da capire in che modo verranno applicate le condizioni per la tregua, o se verranno completamente ignorate.

Anwar era un ragazzo di 20 anni che è stato ucciso mentre sorrideva con altri giovani della sua età gridando "vittoria" e tentado di porre una bandiera sul recinto al confine. Forse Anwar aveva confidato troppo nelle condizioni della tregua. Forse, avvicinandosi ai soldati, aveva creduto avessero un lato di umanità, e che mai l'avrebbero ucciso.

Anwar gridava "vittoria". Un soldato gli ha sparato alla bocca. La sua bocca era piena di sangue.
Che sia questo un gesto per mettere a tacere le nostre grida di libertà?

Riposa in pace Anwar.



famiglie nella "buffer zone", questa mattina





Ottavo giorno di guerra. 21 novembre 2012.

Gli attacchi aerei su case, automobili, strade,edifici civili e strutture del governo sono proseguiti durante tutta la giornata.

Durante la notte, verso le 00.45, attacchi aerei hanno colpito una stazione di polizia al centro di Khan Younis, a sud della Striscia di Gaza, distruggendola e danneggiando una moschea, alcune abitazioni ed una clinica. Sei civili, incluso due bambini, sono rimasti feriti.

Inoltre, sempre in nottata, a nord della Striscia di Gaza, l'esercito israeliano ha sparato colpi di artiglieria al confine tra la Striscia di Gaza ed Israele danneggiando l'ospedale di Beit Hanoun.

Verso le 02:00 del mattino, aerei israeliani hanno sparato missili sul complesso governamentale di  Abu Khadra, al centro di Gaza City, distruggendolo. Molte abitazioni vicine, negozi, banche e due uffici stampa sono stati danneggiati.

Inoltre, al primo mattino, aerei israeliani hanno bombardato il ponte di Al-Sikka, che collega il campo rifugati di Nuseirat ed il villaggio di Al-Mughraqa village, ed il ponte sulla costa che collega Gaza city con l'area centrale della Striscia di Gaza. 
I ponti sono stati distrutti e la Striscia di Gaza è stata così divisa in due parti.

Verso le 06:00, aerei israeliani hanno bombardato la casa della famiglia al-Hadidi, ad ovest del campo rifugiati di Nussairat.

Verso le 08:20, aerei israeliani hanno bombardato una casa appartenente ad Akram Hussein Abu Khaled, nel villaggio Al-Zawaida. Tre civili sono rimasti feriti.

Verso le 09:00, un drone israeliano ha lanciato un missile vicino la fattoria della famiglia Dabbour, in Jabalia, a nord di Gaza. Un giovane di 23 anni, Mustafa Abu Hmaidan, è stato ucciso.


Verso le 11:00, un aereo israeliano ha sparato un missile su un membro dellea resistenza palestinese, Fares Msnour Ahled Asbaita, 25 anni, nell'area di Shijiaia, uccidendolo.


Verso le 12:10, un drone israeliano ha attaccato un gruppo della resistenza palestinese nell'area di Beit Lahia,  a nord della Striscia di Gaza, uccidendone uno, Mohammed Adnan al-Ashqar, 22 anni.

Verso le 12.20, un aereo israeliano ha sparato un missile su civili palestinesi che stavano raccogliendo olive nell'area di Abu Nasser, nel villaggio di Abassan, ad est di Khan Younis, uccidendo due persone, tra cui una ragazzina: Ibrahim Mahmoud Nasser Abu Nasser, 80 anni e sua nipote Amira, 14 anni. 
Il figlio Mohammed, 40 anni, è rimasto ferito.

Verso le 13:00, aerei israeliani hanno colpito con quattro missili lo stadio di Al-Yarmouk in Gaza City.

Verso le 14:00, un aereo israeliano ha lanciato un missile su Nafaq street, a nord di Gaza city, uccidendo Mamhoud Atiya Abdul Raziq Abu Khousa, 13 anni.

Verso le 14:10, un drone israeliano ha colpito il giardino di un'abitazione appartenente a Talal Saadi al-Assali, 48 anni, nell'area di Jabalya.  Al-Assali, 48 anni, è stato ucciso con suo figlio Ayman, 19 anni, e sua figlia Abeer, 12 anni. 

Verso le 13.40, un attacco aereo ha colpito un gruppo della resistenza uccidendone due membri in Shijaia.

Verso le 15:00, un aereo israeliano ha lanciato un missile sull'ufficio stampa di Al-Jeel, al settimo piano del Neima building, in zona Remal, al centro di Gaza city.  Un bambino di 2 anni, Abdul Rahman Majdi Ramadan Naeem, è stato morto.

Verso le 16:30, un drone israliano ha sparato un missile su un gruppo di civili in al-Salatin street in Beit Lahia, uccidendo una persona, Fadi Mousa Sameer al-Qatanani, 29 anni, e ferendone altre 6, incluso due bambini. 

Verso le 17.00, un drone israeliano ha attaccato membri della resistenza in Tal al-Zatar nell'area di Jabalia, uccidendone uno, Ibrahim Mohammed Shihada, 23 anni

Verso le 17:20, un drone israeliano ha sparato 2 missili su un'abitazione appartenente a Naeem Abdul Hadi Kabaja, 48 anni, ad ovest di Jabalya.  Tre civili, incluso due bambini, sono rimasti feriti. 

Verso le 18:30, un aereo militare israeliano ha lanciato un missile su due civili che stavano camminando nel villaggio di Shouka, ad est di Rafah.  I due civili uccisi sono: Mohammed Kamel Abu Edwan, 18 anni e Abdullah Talaat Ibrahim, 18 anni.

Verso le 18:50 arriva in ospedale un bambino ferito, Nabil Abu Saud, 3 anni. Nabil è rimsato ferito in un attacco aereo in Uahad street in Gaza city. La porta della sua abitazione ha tagliato gli ha amputato il dito al momento dell'esplosione.







 Nabil Abu Saud, 3 anni


Nel pomeriggio arriva anche in ospedale un uomo ferito, Naim Kabaja, 42 anni, direttore di un'associazione per bambini sordi. Il nome dell'Associazione è Aftaluna.

Naim Kabaja, 42 anni


Verso le 19:30, un attacco aereo in Deir El Balah, al centro della Striscia di Gaza, ha ucciso Nader Yousef Abu Mughassib, 14 anni.


Verso le 19:45, un aereo israeliano ha sparato un missile su un gruppo della resistenza palestinese, uccidendone un membro, Mohammed Abdul Rahman Aayesh, 34 anni, in Sheikh Radwan.

Verso le 20.30, un altro bambino ferito arriva in ospedale. Obaid Bolbod, 5 anni. Ha riportato frattura al braccio. 

Obaid Bolbod, 5 anni


Successivamente, un padre porta in ospedale una bambina ferita. Inas Al Jamal, 9 mesi, rimasta ferita in un bombardamento in Sheikh Radwan. La piccola è stata colpita da frammenti alla testa.


Inas Al Jamal, 9 mesi

Sul suo cappottino, ancora il sangue. Sulla fronte uno dei segni delle ferite.

Inas Al Jamal, 9 mesi, con il padre






I bombardamenti israeliani sono proseguiti fino alle 21:10-15 di sera, nonostante la tregua fosse stato annunciato che la tregua sarebbe iniziata alle 21.00.

Durante gli otto giorni di guerra, nessun posto era al sicuro nella Striscia di Gaza.
Gli aerei militari israeliani hanno bombardato abitazioni di civili, distruggendole completamente, edifici del governo, stazioni di polizia, moschee, scuole, ospedali, cliniche, strade, ponti. Gli attacchi sono avvenuti in aree densamente popolate, ciò ha incrementato il numero dei civili feriti.
Inoltre l'esercito israeliano ha bombardato anche il porto di Gaza city e tutta la costa, distruggendo barche dei pescatori, ed  il loro materiale, fra cui reti, le stanze dei pescatori ed uffici della sicurezza del porto.

Inoltre, l'esercito israeliano ha ucciso intenzionalmente e direttamente giornalisti e bombardato gli uffici stampa e dei media palestinesi ed internazionali, uccidendo 3 giornalisti e ferendone 12.

Intere famiglie sono state uccise, come i membri della famiglia Al Dalu.
164 al momento il numero dei morti, la maggior parte civili.
Più di 1000 sono i feriti, la maggior parte donne e bambini.

Più di 1300 attacchi aerei, a cui si aggiungono i colpi di artiglieria da terra e gli attacchi da parte della marina militare israeliana dal mare.



Nella stessa giornata, durante la mattina, ho fatto visita alle famiglie raccolte nelle scuole dell'Unrwa in Gaza city. Migliaia di persone dal nord della Striscia di Gaza si sono riversate nelle scuole di Gaza city per sfuggire ai bombardamenti.
Questa famiglie provengono dalle zone di Beit Lahia, Beit Hanoun e Jabalia.
Hanno ricevuto coperte, materassi e cibo.
Ogni classe ha raccolto circa 30 - 40 persone.
Una di queste scuole, chiamata "Gaza giadida", ha raccolto 1900 persone.

"Ricordiamo ancora l'ultima guerra, non possiamo dimenticarne l'immagine. Vogliamo la pace", dice una delle persone all'interno della scuola.
Ancora, Sharifa, una giovane donna, afferma: "Siamo venuti qui per scappare alla guerra, ma non possiamo restare in questa scuola, speriamo di tornare presto alla nostra casa".





famiglie raccolte nelle scuole dell'Unrwa durante i bombardamenti


famiglie raccolte nelle scuole dell'Unrwa durante i bombardamenti







Fathma Al Sultan, 92 anni


All'esterno della scuola, il corpo dell'auto su cui viaggiavano i due giornalisti uccisi il giorno precedente.
L'aviazione militare israeliana ha bombardato quest'auto accanto alla scuola dell'Unrwa.




Durante le notte le persone sono uscite in strada a celebrare l'inizio della tregua. La speranza è che le condizioni con cui si è giunti a questa tregua siano rispettate e che la gente di Gaza possa finalmente rivivere in pace ed inizi un processo di riconoscimento dei diritti che spettano al popolo palestinese.
La mia speranza è anche che questi crimini contro l'umanità non finiscano nel dimenticatoio né passino inosservati. Quei piccoli corpi senza vita tornano nella mia mente al ritmo dei bombardamenti che mi sembra di sentire nonostante siano terminati.
Che non si dimentichi, che se ne continui a parlare.