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domenica 22 dicembre 2013

Nel primo pomeriggio di venerdì 20 dicembre 2013, le forze israeliane di occupazione hanno ucciso un ragazzo di 27 anni, Odah Jihad Hamad, e ferito suo fratello Raddad, di 22 anni, a nord di Beit Hanoun, nel nord della Striscia di Gaza. Il Palestinian Center for Human Rights riporta che le forze israeliane  hanno aperto il fuoco direttamente sui due civili nonostante fosse chiaro che i due stessero raccogliendo acciaio e plastica dalla discarica vicino la barriera di separazione. Raddad ha riportato al Pchr che era andato alla discarica con suo fratello Odah verso le 12.00. Verso le 15.30, le forze israeliane hanno aperto il fuoco ed un proiettile ha colpito Odah alla testa. Raddad, ha detto di aver cercato di raggiungere suo fratello ma le forze israeliane hanno sparato ferendolo alla mano destra. E' scappato ed ha cercato di chiamare la Palestine Red Crescent Society per chiedere un'ambulanza. L'ambulanza è arrivata con ritardo solo alle 16.15 quando ha ottenuto il coordinamento attraverso della Croce Rossa Internazionale. Odah è stato trasportato al Beit Hanoun hospital dove è morto poco dopo. 

Inoltre, sempre nel pomeriggio, due ragazzi palestinesi sono stati feriti dal fuoco dell' esercito israeliano vicino il cimitero ad est di Jabalia, a nord di Gaza city.  I tre feriti, Mohammad Hammouda Ayoub (23 anni), Dya Ahmad Al Natour (17 anni), e Ali Hasan Khalil (20) ,  sono stati trasportati al Kamal Odwan hospital.

Mohammad Hammouda Ayoub, 23 anni

Mohammed lavora in un negozio che vende carbone nei pressi del cimitero ad est di Jabalya, a nord della Striscia di Gaza. Mohammed ci ha raccontanto che, terminato il suo turno di lavoro, verso le 11.30, si stava allontanando quando ha visto un gruppo di ragazzi avvicinarsi al suo negozio. Ha chiesto loro di andare via, poi i soldati hanno iniziato a sparare. Questo posto si trova accanto al confine, e, soprattutto il venerdì, i ragazzi si recano lì per lanciare pietre contro i soldati. Le forze militari israeliane senza esitazione iniziano a sparare. Giovani palestinesi rimangono feriti così ogni settimana o ogni due settimane in questa zona.
Mohammed è stato colpito da un proiettile alla gamba destra. I ragazzi sono scappati. Mohammed è rimasto a terra 15 minuti prima che qualcuno arrivasse ad aiutarlo. L'ambulanza non poteva raggiungere il posto, un ragazzo in moticicletta ha preso Mohammed e l'ha trasportato all'ambulanza che aspettava vicino la moschea Abu Baker. Il negozio dove lavora Mohammed dista circa 600 mt dalla barriera di separazione. Mohammed pensa che gli spari provenivano da una delle torri di controllo poste lungo il confine, all'interno delle quali ci sono mitragliatrici automatiche.
Mohammed ci ha mostrato il proiettile che i dottori hanno estratto dalla sua gamba, si tratta di un proiettile 250mm. Il proiettile ha causato una frattura e si era spostato all'interno dell'arto. 
I dottori hanno posto un fissatore esterno. Dovrà tenerlo per 6 mesi.
La famiglia di Mohammed, del campo rifugiati di Jabalia, è composta da 11 persone. Mohammed è l'unico  membro della famiglia che ha un lavoro stabile. Suo padre lavora saltuariamente. Mohammed guadagnava 30 shekels al giorno (circa 6 euro). Ci ha detto che, a causa della mancanza di lavoro, sarebbe disposto ad accettare qualsiasi paga.
Gli altri due ragazzi rimasti feriti hanno riportato ferite minori agli arti inferiori e sono stati rilasciati dall'ospedale. 

Foto del proiettile estratto dall'arto di Mohammed


Inoltre, sempre nel pomeriggio, due ragazzi sono stati feriti ad est del villaggio di Khuza'a, a sud della Striscia di Gaza. I due feriti, Omar Sobh Qudaih, 21 anni, e Abd Halim Alnaqa, 23 anni, sono stati trasportati all' European hospital. Omar ci ha detto che verso le 14.30 stavano raccogliendo fave a circa 500 metri di distanza dalla barriera di separazione. Il proiettile non è entrato, ha colpito la sua gamba di striscio. Ha bisogno di antibiotici e necessita di cambiare le fasciature. 

la ferita di Omar Sobh Qudaih


Il giorno successivo, sabato mattina, alle 7.30 circa, soldati israeliani hanno aperto il fuoco contro contadini e lavoratori vicino il confine in Khuza'a, a sud della Striscia di Gaza. Un contadino è stato ferito alla gamba, Ismael Al Najjar, 21 anni. Eravamo appena arrivati sul posto per svolgere la quotidiana attività di interposizione quando abbiamo trovato l'ambulanza che stava andando  a recuperare Ismael.
Ismail pensa che i proiettili siano stati sparati dalle torri di controllo. Ismail ci ha detto che si trovava con altri due lavoratori a circa 600 mt dal confine e che stava camminando verso il suo allevamento di polli. Il proiettile ha colpito la sua gamba di striscio. Un infermiere ci ha detto che le sue condizioni sono stabili.

Domenica mattina in un gruppo di internazionali abbiamo accompagnato i contadini nelle loro terre in Khuza'a, nel sud della Striscia di Gaza. Le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro di noi ed i contadini che stavano arando la terra con due trattori.
Qui un video:




Gli accordi per il cessate il fuoco del 21 novembre 2012 hanno stabilito che le forze militari israeliane devono "astenersi dal colpire i residenti nelle aree lungo il confine" e "cessare le ostilità nella Striscia di Gaza, via terra, via mare e via aria, compreso le incursioni e le uccisioni mirate." 
Tuttavia attacchi militari israeliani via terra e via mare si sono susseguiti a partire dal giorno successivo al cessate il fuoco, ed aerei militari israeliani hanno sorvolato costantemente il cielo della Striscia di Gaza. Otto civili sono stati uccisi nella Striscia di Gaza dalla fine dell'offensiva militare "Pilastro di Difesa" e più di 130 sono i civili feriti.
Questi attacchi contro la popolazione civile di Gaza continuano ad avvenire nel silenzio internazionale.


domenica 15 dicembre 2013

Mohammed Rafiq El Shanbary, 17 anni


Questa mattina un giovane palestinese è rimasto ferito dal fuoco israeliano in Beit Lahia, a nord della Striscia di Gaza. 

Mohammed El Shanbary, 17 anni, stava raccogliendo patate in un terreno agricolo in Beit Lahia, a nord della Striscia di Gaza. "Sono andato a lavoro alle 9.00 del mattino, dopo circa 30 minuti i soldati hanno iniziato a sparare", ci ha raccontato Mohammed. 
Mohammed si trovava con un altro lavoratore ed il proprietario del terreno, a circa 500 mt di distanza dal muro che separa la Striscia di Gaza dai territori che Israele ha occupato nel 1948, tra Beit Lahia ed il villagio beduino. 
Mohammed e suo padre Rafiq pensano che i proiettili siano stati sparati dalle torri di controllo disposte lungo il confine, all'interno di cui si trovano mitragliatrici automatiche. 
Un proiettile ha ferito Mohammed alla tibia sinistra. Mohammed ha perso i sensi, il proprietario del terreno ha chiamato suo padre chiedendo di chiamare un'ambulanza. L'ambulanza ha trasportato Mohammed al Kamal Odwan hospital.

Il proiettile è entrato ed uscito dalla tibia provocando una frattura. Mohammed sarebbe stato poi operato mezz'ora dopo la nostra visita. Il dottore ci ha detto che avrebbero inserito un fissaggio in platino all'interno della gamba. 

Mohammed aveva iniziato a lavorare nei campi un mese fa. Il lavoro dipende dalle stagioni del raccolto.
Suo padre non ha un lavoro stabile, quindi Mohammed ed il suo fratello maggiore di 21 anni lavorano per aiutare l'intera famiglia composta da 10 persone. 
Mohammed può guadagnare dai 25 ai 40 shekels giornalieri, dipende da quante casse di patate raccoglie. Per una cassa di patate guadagna 2 shekels. 

"Prima sparavano solo per spaventarci, non direttamente sui nostri corpi", ci ha detto Mohammed.
"Noi lavoriamo solo per poter comprare il pane per la nostra famiglia, e loro ci colpiscono", ci ha detto suo padre Rafiq.

Gli accordi per il cessate il fuoco del 21 novembre 2012 hanno stabilito che le forze militari israeliane devono "astenersi dal colpire i residenti nelle aree lungo il confine" e "cessare le ostilità nella Striscia di Gaza, via terra, via mare e via aria, compreso le incursioni e le uccisioni mirate." 
Tuttavia attacchi militari israeliani via terra e via mare si sono susseguiti a partire dal giorno successivo al cessate il fuoco, ed aerei militari israeliani hanno sorvolato costantemente il cielo della Striscia di Gaza. Sette civili sono stati uccisi dalla fine dell'offensiva militare "Pilastro di Difesa" e più di 130 sono i civili feriti.
Questi attacchi contro la popolazione civile di Gaza continuano ad avvenire nel silenzio internazionale.


Radiografie su cui appare la frattura alla tibia 



lunedì 3 giugno 2013

Domenica mattina un giovane contadino palestinese è rimasto ferito dal fuoco dell' esercito israeliano in un'area chiamata Abu Safiyeh, ad est di Jabalia, nel nord di Gaza. 
Il giovane, Ahmad Hamdan, 21 anni, è stato ricoverato al Kamal Odwan hospital.

Siamo andati a fargli visita in ospedale dove abbiamo incontrato anche alcuni dei suoi familiari.
Secondo quanto ci ha raccontanto suo zio Eyad Hamdan, verso le 6.00 del mattino di domenica 2 giugno Ahmad stava andando a raccogliere angurie insieme ad altri 4-5 lavoratori. La famiglia di Ahmad non è proprietaria di terre, Ahmad è un semplice lavoratore nei campi.
Quella mattina nell'area vi erano famiglie di contadini, bambini, cacciatori di uccelli. C'erano jeeps israeliane al confine ed i lavoratori hanno avvertito degli spari, ma non si sono preoccupati perché erano distanti dalla barriera che separa Israele dalla Striscia di Gaza.
Ahmad e gli altri lavoratori si stavano dirigendo a lavoro su un carro nel momento in cui il proiettile ha colpito Ahmad. Ahmad è stato ferito quindi prima che iniziasse il lavoro, verso le 6.30 del mattino. Il carro su cui si trovava era a circa 400-500 metri dalla barriera di separazione. I soldati dell'esercito israeliano hanno sparato probabilmente da una delle torri di controllo o da una piccola collina dietro cui usano appostarsi. 
Il cugino di Ahmad, Ammar Hamdan, 22 anni, era con loro. "Quando Ahmad è rimasto ferito, alcuni si sono nascosti per mettersi al riparo dai proiettili, altri sono rimasti con Ahmad ed hanno chiamato l'ambulanza. Una macchina privata ha trasportato Ahmad in un'area lontana dal pericolo ed un'ambulanza e' arrivata li' dopo 10 minuti."
I familiari ci hanno detto che usano andare a lavorare in quella zona 2-3 giorni alla settimana per raccogliere angurie. 
"E' la prima volta che sparano a quella distanza dalla barriera. A causa delle condizioni economiche della famiglia Ahmad deve lavorare in zone pericolose", ci ha detto lo zio Eyad.
La famiglia di Ahmad è composta da 11 membri, i due genitori ed i 9 figli, di cui 2 femmine e 7 maschi. Ahmad è il più grande dei figli.
Il padre non ha un lavoro fisso. Come suo figlio Ahmad, è un lavoratore, raccoglie macerie ed altro materiale per rivenderlo e poter mantenere la propria famiglia. Vivono in Beit Hanoun, nel nord della Striscia di Gaza.

Il proiettile è entrato ed uscito dalla gamba destra di Ahmad ed ha provocato una frattura femorale. I dottori hanno posto un fissaggio esterno alla gamba. All'interno della gamba vi sono frammenti di ossa .I familiari ci hanno detto che i dottori faranno poi una valutazione sulla condizione dei muscoli e dei nervi.
"Dopo quello che abbiamo visto non torneremo a lavorare li'", ci ha detto Eyad.
Accanto il letto di Ahmad era seduta una sua zia i cui occhi non smettevano di lacrimare.

Dopo la visita ad Ahmad abbiamo incontrato il Dr. Bassam Al Masri, capo del Reparto Ortopedia dell'ospedale  Kamal Odwan. Il Dr. Al Masri ci ha detto che Ahmed ha riportato una frattura scomposta al femore destro. Si tratta di una frattura aperta di terzo grado,  che non presenta ferita neurovascolare. La ferita aperta  ha una grandezza di circa 10-15 cm. Il dottor Al Masri ci ha detto che i dottori hanno posto alla gamba un fissaggio esterno e che Ahmad necessiterà di una nuova operazione in cui il fissaggio esterno verrà rimosso e verrà posto un fissaggio interno e verrà effettuato trapianto di ossa. Questa seconda operazione avverra' tra le 2-3 settimane od un mese. 
Dopo l'intervento, la riabilitazione durerà 6 mesi od un anno.
"Il colpo di arma da fuoco ritarda la formazione delle ossa. Generalmente una normale frattura richiede 4 mesi di riabilitazione", ci ha spiegato il Dr. Al Masri.

Gli accordi per il cessate il fuoco raggiunti dopo l'offensiva militare israeliana "Pilastro di Difesa" del novembre 2012,  hanno stabilito che le forze militari israeliane devono "astenersi dal colpire i residenti nelle aree lungo il confine" e "cessare le ostilità nella Striscia di Gaza, via terra, via mare e via aria, compreso le incursioni e le uccisioni mirate." Tuttavia attacchi militari israeliani via terra e via mare si sono susseguiti a partire dal giorno successivo al cessate il fuoco. Dall'inizio del cessate il fuoco si contano 4 civili uccisi e piu' di 90 feriti nelle aree lungo il confine.
Nel 2005 Israele ha unilateralmente e illegalmente stabilito una cosiddetta “buffer zone” all'interno del territorio palestinese, un'area in cui i contadini non possono accedere e che viene rafforzata dall'esercito israeliano che spara contro i civili nell'area. Come riporta il Palestinian Center for Human Rights, impedire l'accesso dei palestinesi alle proprie terre ed aree marittime viola numerose disposizioni del diritto umanitario internazionale, compreso il diritto al lavoro ed il diritto ad una vita dignitosa. 

Questi attacchi contro la popolazione civile continuano ad avvenire nell'assordante silenzio internazionale. 
Continueremo a riportare queste violazioni finché non verranno riconosciuti i diritti del popolo palestinese e lacrime inascoltate continueranno a scendere sui volti delle donne di Gaza. 











lunedì 14 gennaio 2013


14 gennaio 2013
Erano circa le 14.00 quando ho saputo che un giovane era rimasto ferito dal fuoco dell'esercito israeliano in Beit Lahia.

Mostafa Abd Al Halkeem Abu Jarad aveva 21 anni.

Era stato trasportato al Kamal Odwan hospital in condizioni critiche. Un proiettile l'aveva colpito alla testa.

Ci siamo diretti subito in Beit Lahia per incontrare i familiari. Durante il tragitto abbiamo appreso che il giovane era stato trasferito dal Kamal Odwan hospital allo Shifa hospital in Gaza city. Ci siamo così diretti allo Shifa insieme ad un familiare della vittima.

Mustafa era ricoverato nel reparto di Terapia Intensiva. Erano le 18.10 circa.

Fuori il reparto, in attesa, i suoi genitori e tanti suoi familiari.

Suo padre, con gli occhi sbarrati, non riusciva a dire una parola. sua madre era seduta con altre donne della famiglia in silenzio.

Un membro della famiglia ci ha raccontato che Mustafa stava lavorando con altre persone in una terra a circa 1 chilometro di distanza dal confine. 
La terra non era di proprietà della famiglia, Mustafa era un semplice lavoratore. 

I soldati avevano iniziato a sparare pesantemente. I contadini erano scappati e poi erano tornati a lavoro.


Poi un soldato ha sparato direttamente alla fronte di Mustafa.


Il fratello di Mustafa era stato ucciso dall'esercito israeliano in un attacco aereo circa 2 mesi e mezzo fa, il suo nome era Loay, aveva circa 26-28 anni
ed era membro della resistenza.

Mustafa era un semplice lavoratore. In quell'area sono soliti sparare contro i contadini. Ma non a quella distanza. Mustafa e gli altri non si trovavano nella "buffer 
zone". Si trovavano ben lontano. 
Uno dei familiari ci comunica che Mostafa aveva emorragia interna alla testa.

Un altro familiare ci ha detto che il soldato ha sparato da una delle torri di controllo poste al confine.

Nel frattempo avevo ricevuto unincredibile sorpresa. Tra i familiari di Mustafa, c'era il padre di Fahmi Abu Ryash, il pescatore ucciso dall'esercito israeliano
quel maledetto venerdì del 28 settembre 2012. Avevo condiviso con la sua famiglia l'agonia e la morte, le lacrime, e il dolore della perdita. Quello stesso dolore
condiviso ha creato un enorme legame di affetto tra me e la famiglia di Fahmi. Quando l'ho visto lì, tra i parenti del govane Mustafa, il dispiacere ha iniziato ha esplodere dentro di me. Guardavo il padre di Fahmi, avrei voluto piangere, cacciare tutte le lacrime che ho chiuse dentro, aprire la porta per far uscire il dolore.

Quello in atto è un genocidio lento e costante. Queste famiglie vivono una tragedia dopo un 'altra.

Siamo entrati nel reparto di Terapia Intensiva. 
Mostafa aveva una fascia sulla testa, ed il cuscino era impregnato di sangue. 

Un dottore nel reparto ci ha detto che Mostafa avevea subito uno sparo alla testa e che il proiettile è entrato ed uscito. Ha subito danno al cervello ed emorragia cerebrale. Era stato traferito allo shifa hospital dal Kamal Odwan hospital ed era stato sottoposto ad operazione per rimuovere frammenti di proiettile dalla testa. Dopo l'operazione è stato portato in Terapia Intensiva. "Pensiamo possa morire tra questa notte e domani", ha detto il dottore. E poi ha aggiunto "Noi cerchiamo di fare del nostro meglio, facciamo quello che possiamo fare." Lo abbiamo ringraziato e siamo usciti dal reparto.

Avevamo pensato di tornare il mattino seguente in ospedale, ma verso le 19.20 abbiamo saputo che Mostafa era appena morto.
Domani andremo alla tenda del lutto per esprimere nuovamente solidarietà alla sua famiglia.

Mostafa è stato ucciso da uno "sniper", un cecchino.

Un cecchino che da una torre ha mirato alla sua testa ed ha sparato.

Quanto successo è un altro crimine ingiustificabile ed inaccettabile. 
Ed inaccettabile è che passi sotto silenzio.
I riflettori dei media si accendono su Gaza solo quando Israele scatena la guerra. 
Ma si spengono su questi episodi pressoché quotidiani.
La sera del 21 novembre 2012, dopo gli otto giorni dell'ultima guerra, è iniziato il "cessate il fuoco". Ma da allora, attacchi israeliani via terra e via mare si sono susseguiti.
L'ultimo ragazzo è stato ucciso tre giorni fa, l'11 gennaio, con un proiettile all'addome. Anwar Al Malouk aveva 19 anni. 
Qui l'elenco di tutte le violazioni del cessate il fuoco. Si tratta di tutti attacchi contro i civili di Gaza:
http://ilblogdioliva.blogspot.co.il/2012/12/elenco-di-tutte-le-violazioni-del_21.html

Mostafa è stato ucciso da un cecchino.
Israele continua a operare impunito e a spezzare giovani vite.
La mia speranza e quella del popolo palestinese è quella che al più presto istituzioni, governi, organizzazioni internazionali, denuncino questi crimini e agiscano perché Israele si fermi e che allo stesso tempo sia condannato per queste continue aggressioni contro il popolo palestinese, aggressioni che sono crimini contro l'umanità.
A noi ed alla famiglia ora non ci resta che il dolore.
L'ennesimo, soffocante dolore. 





Mostafa Abd Al Halkeem Abu Jarad, 21 anni, in ICU allo Shifa hospital, prima di morire

Mostafa Abd Al Halkeem Abu Jarad, 21 anni, in ICU allo Shifa hospital, prima di morire

mercoledì 12 dicembre 2012


Forze Israeliane sparano contro contadini ed internazionali in Khuza'a

dagli attivisti della solidarietà internazionale

12 Dicembre 2012

Gaza- Forze israeliane hanno sparato con armi da fuoco e lacrimogeni contro contadini disarmati ed attivisti della solidarietà internazionale mentre lavoravano in Khuza'a, un piccolo villaggio vicino Khan Younis vicino il confine con Israele. Verso le 10:30 del mattino, i contadini sono arrivati ed hanno iniziato il lavoro arando la terra a circa 100 metri dalla barriera di separazione mentre gli internazionali si sono allineati tra la barriera ed i contadini. Subito si sono imbattuti in una jeep militare ed un veicolo da trasporto israeliani.  Un soldato israeliano ha lanciato un avvertimento in arabo avvisando di lasciare l'area e poi ha sparato due proiettili in aria. Contadini ed internazionali sono rimasti calmi ed hanno continuato il loro lavoro e i soldati israeliani hanno lasciato l'area.    
Verso le 11 del mattino, circa 20 palestinesi contadini e semplici cittadini hanno sostato a circa 300 metri dalla barriera di separazione. Due jeep militari sono tornate nella zona. Un soldato è uscito dal proprio veicolo ed ha sparato 4 volte in direzione dei contadini e degli attivisti. Il quarto colpo ha attraversato la linea formata dagli attivisti ed è atterrato nel terreno arato. Di nuovo, palestinesi ed internazionali non si sono fatti scoraggiare. Jeep israeliane si sono allontanate ed i contadini hanno finito il lavoro in questa zona di terra e si sono spostati  in un vicino appezzamento di terra.
Quindici minuti più tardi, due jeep israeliane sono tornate, una equipaggiata con mitragliatrice automatica.
Un soldato ha sparato tre colpi di gas lacrimogeno direttamente davanti agli attivisti.
Ha continuato sparando al trattore con arma da fuoco, danneggiando il motore e fermando il nostro lavoro.  Un internazionale stava accompagnando il conducente a bordo del trattore.
Il team di accompagnamento comprende attivisti dalla Spagna, dall'Italia, Francia, Inghilterra, Scozia, Germania e Stati Uniti.
Durante i due giorni precedenti, i contadini di Gaza avevano con successo arato la terra e seminato il grano in appezzamenti di terra adiacenti, con la presenza internazionale. Sebbene vi erano stati avvertimenti dalle forze israeliane di stare ad una distanza di 100 metri dalla barriera di separazione,  non erano stati attaccati con arma da fuoco in una simile maniera.  “Questo incidente è il primo esempio delle molestie e dell'imprevedibilità delle forze di occupazione israeliane che i contadini quotidianamente affrontano mentre lavorano nelle proprie terre in Gaza", ha detto un attivista spagnolo della solidarietà internazionale. Per un report dei giorni precedenti alla farming, vedere http://palsolidarity.org/2012/12/gazan-farmers-at-work-in-kuzaa/.
Residenti in Khuza'a hanno riferito che non avevano piantato in quest'area, dichiarata da Israele zona militare chiusa, da 13 anni. Precedentemente vi era un frutteto. Forze israeliane hanno spianato la terra con bulldozers molte volte nel corso di incursioni militari e regolarmente hanno sparato contro i contadini che tentavano di lavorare lì.  I contadini pensavano che l'area fosse ora accessibile in seguito agli accordi per il cessate il fuoco del 21 novembre secondo cui le forze israeliane dovrebbero "astenersi dal colpire i residenti nelle aree lungo il confine" e "cessare le ostilità nella Striscia di Gaza, via terra, via mare e via aria, compreso le incursioni e le uccisioni mirate." 
Questa è la stagione ottimale per piantare il grano e i contadini di Gaza hanno solo una piccola finestra di tempo in cui lavorare prima che la terra sia resa inutilizzabile.








Video: http://www.youtube.com/watch?v=rYxZ2lVZca8 

venerdì 23 novembre 2012

All'inizio del secondo giorno di tregua, i soldati israeliani questa mattina hanno aperto il fuoco ad est di Khan Younis, a sud della Striscia di Gaza, su un centinaio di persone che si erano avvicinati al confine per celebrare la fine della "buffer zone". La buffer zone è un'area di 300 metri che delimita tutto il confine della Striscia di Gaza (a volte è di 500 mt effettivi), imposta illegalmente da Israele, ed in cui ai contadini non è permesso entrare, minacciati dal fuoco dell'esercito israeliano.
Questa mattina, l'esercito israeliano ha rotto la tregua, tra le cui condizioni vi era quella di non sparare.

I soldati hanno ucciso un giovane di 20 anni, Anwar Abed El Hady Qudaih , e ferito altre 14 persone.



Siamo andati subito al funerale e poi a visitare la famiglia. Il dolore e le lacrime della madre che ci ha mostrato la foto del figlio. "Non è possibile, non è possibile", ripeteva. Anwar era andato come altre persone a festeggiare la fine della buffer zone vicino il confine. Secondo gli accordi con cui si è giunti alla tregua infatti non ci dovrebbe esistere più la "buffer zone" (detta più correttamente "No Go Zone", perché imposta unitelarmente da Israele). Ma i soldati hanno sparato, e l'hanno ucciso.


la mamma di Anwar mostra la foto del figlio



Aveva detto ad uno dei suoi familiari "Non chiudere la porta, Anwar deve tornare a casa"
Anwar non è più tornato a casa. 

Ho lasciato la famiglia di Anwar con grande dolore e successivamente ci siamo diretti tutti nella "buffer zone".
Chissà se hanno il coraggio di spararci tutti, pensavo tra me e me. 
Tante famiglie, donne, uomini, bambini, ragazzi, tutti felici di poter finalmente rientrare nella propria terra che gli era stata tolta. "Non mettevo piede qui da anni", mi ha detto un contadino. Foto, sorrisi. Un' entusiasmo commovente. Poi ancora, gli spari dei soldati. Siamo andati via. Intere famiglie, eppure hanno sparato.


Ecco oggi Gaza, tra la disperazione per le perdite dei cari e la gioia e l'entusiasmo di un briciolo di libertà che speriamo non sia solo illusione.


Resta allora ancora da capire in che modo verranno applicate le condizioni per la tregua, o se verranno completamente ignorate.

Anwar era un ragazzo di 20 anni che è stato ucciso mentre sorrideva con altri giovani della sua età gridando "vittoria" e tentado di porre una bandiera sul recinto al confine. Forse Anwar aveva confidato troppo nelle condizioni della tregua. Forse, avvicinandosi ai soldati, aveva creduto avessero un lato di umanità, e che mai l'avrebbero ucciso.

Anwar gridava "vittoria". Un soldato gli ha sparato alla bocca. La sua bocca era piena di sangue.
Che sia questo un gesto per mettere a tacere le nostre grida di libertà?

Riposa in pace Anwar.



famiglie nella "buffer zone", questa mattina





giovedì 30 agosto 2012

Nella mattina di ieri, 29 agosto 2012, una contadina è stata colpita da un proiettile dell'esercito israeliano e ferita da un'esplosione mentre lavorava in una terra in Abu El Ajeen, nell'area chiamata Wady Al Saga, ad est di Deir El Balah, a centro sud della Striscia di Gaza.

Verso le 8.00 del mattino, Safia Awad Abu Mughaseb, 42 anni, stava lavorando in un terreno a 500 metri dal confine con Israeli, a 200 metri dalla buffer zone, raccogliendo okra (gombo).

Siamo andati a visitare la sua famiglia, che però ci ha comunicato che Safia si trovava ancora ricoverata in ospedale. Ci siamo spostati così all' Aqsa Martyrs hospital in Deir El Balah.
Safia era distesa sul letto, accanto a lei i suoi familiari.
La terra in cui lavora non è di sua proprietà, ma i suoi familiari l'hanno presa in affitto e vi lavorano come semplici lavoratori.
Safia stava lavorando con sua sorella di 43 anni, ed altri 7 lavoratori.
Ci ha detto che i soldati avevano iniziato a sparare presto lungo il confine verso le terre dei contadini, dalle 7.30 del mattino, così, lei e gli altri lavoratori avevano deciso di interrompere il lavoro e tornare a casa. 
Al confine erano schierate 4 jeep e 3 carro armati.
Poco prima che i contadini lasciassero la terra, però, i soldati hanno nuovamente sparato ed un proiettile ha colpito Safia, ferendola al braccio sinistro. "Prima di andare via, ho sentito qualcosa entrare nel mio corpo - ci ha detto Safia - temevo che anche i miei parenti fossero rimasti feriti". 
Il proiettile è entrato ed uscito, fortunatamente senza provocare lesioni gravi. Safia però, è rimasta ferita anche in altre parti del corpo da pezzi di esplosivo. Safia ha detto infatti di aver sentito una forte esplosione, provocata probabilmente da un colpo di carro armato. Quattro frammenti di esplosivo l'hanno ferita alla schiena , 3 frammenti alle gambe. E'stata sottoposta ad un'operazione per poter estrarre i pezzi di esplosivo dalla sua schiena e dalla gamba sinistra. Tuttavia un pezzo di esplosivo è ancora all'interno della sua gamba destra.
Ho chiesto a Safia ed ai suoi familiari se i soldati usano sempre sparare in quell'area. Ci hanno riferito che sparano spesso, ma non sempre. Credono però che ciò che accaduto ieri sia dovuto alla situazione di tensione degli ultimi giorni iniziata con l'attacco militare israeliano su Gaza nella notte tra il 27 e il 28 agosto. 

La sorella di Safia ci ha detto che l' International Committee of the Red Cross ha contattato le autorità israeliane chiedendo loro il motivo di sparare sui civili. Le autorità israeliane hanno risposto che Safia, così come sua sorella, avevano il volto totalmente coperto, e che quindi "poteva trattarsi di terroristi". Le autorità israeliane usano utlizzare queste assurde e ridicole risposte per giustificare gli attacchi contro i civili, giustificazione utilizzata anche a volte per giustificare gli attacchi contro i pescatori.
Safia fa parte di una comunità beduina. Le donne usano utilizzare un hijab bianco, e , durante il lavoro nei campi, usano coprire completamente il volto.

Accompagneremo questi contadini nei prossimi giorni durante il loro lavoro, sperando, con la nostra presenza internazionale, di evitare ulteriori attacchi e per riportare le continue violazioni dei diritti umani sulla popolazione civile di Gaza da parte dell'esercito di occupazione israeliano.


Safia Awad Abu Mughaseb, 42 anni



sabato 11 agosto 2012

Un contadino di 17 anni, Mohammed Al Qarra, è stato ferito questa mattina dai proiettili dell'esercito israeliano mentre si trovava nella propria terra nell'area di Bawabat Suraij, ad est di Khan Younis, a sud della Striscia di Gaza.

Il ragazzo è stato dapprima trasportato al Nasser hospital e successivamente all'European hospital, dove è stato operato.

Mohammed è sdraiato sul letto dell'ospedale, con gli occhi chiusi.
Due  proiettili l'hanno ridotto in questa condizione. Un proiettile l'ha colpito al braccio sinistro. Un secondo proiettile l'ha colpito alla gamba destra.
I proiettili utilizzati sono chiamati "dum-dum", si disintegrano all'interno del corpo provocando enormi lesioni interne.
Questi proiettili sono stati vietati dalle convenzioni internazionali.

Sudqui, il padre di Mohammed muove le dita del braccio ferito di suo figlio, poi si avvicina a lui e gli accarezza la testa.
Sudqui ha iniziato a raccontare quello che è successo questa mattina.
Verso le 5.45-6.00 del mattino, suo figlio Mohammed, un altro fratello ed altri due lavoratori, cugini di Mohammed, stavano raccogliendo frutta e verdura nella propria terra.
La terra dista circa 700 mt dal confine con Israele.
" C'era una jeep posizionata al confine - racconta Sudqui - ma non ci sono stati spari di avvertimento".
Cinque colpi, improvvisi, due dei quali diretti a Mohammed.

L'ambulanza non ha potuto raggiungere il corpo di Mohammed, perché gli spari da parte dei soldati israeliani erano incessanti, e l'ambulanza necessitava di un permesso per proseguire. L'ambulanza così si è fermata a circa un chilometro e mezzo dal corpo di Mohammed.
Alcune persone hanno raggiunto il corpo di Mohammed con una macchina, sotto gli spari israeliani, e l'hanno trasportato verso l'ambulanza.

"Gli israeliani sparano sempre contro di noi. Mohammed stava lavorando, improvvisamente è rimasto ferito. Da 13 anni affrontiamo quotidianamente questa situazione", continua Sudqui.
Poi aggiunge: "Una settimana fa, ero con i miei nipoti , raccoglievamo cipolle. Sono arrivati 30 soldati, io ho portato del tè per i lavoratori. Improvvisamente i soldati hanno iniziato a sparare e tutti si sono distesi sul terreno".
La loro famiglia è composta da 10 persone, la vita di tutti dipende dalla terra.

Ho chiesto a Sudqui quali sono state le prime parole di suo figlio.
"Alhamdulilah" ("Dio sia lodato"), mi ha detto il padre. Mohammed ha ringraziato Dio di essere ancora vivo, perché il proiettile avrebbe potuto colpirlo in altre parti del corpo.
Ieri Mohammed era andato all'università per scegliere il suo percorso di studi.
Ma la sua guarigione richiederà molto tempo.



Mohammed Al Qarra, 17 anni, con suo padre Sudqui Al Qarra

Mohammed Al Qarra, 17 anni


il braccio sinistro di Mohammed ancora sanguinante


Radiografie:







Quello di Mohammed è l'ennesimo caso in cui un contadino viene ferito al confine con Israele.
Spari, incursioni israeliane con bulldozers e carroarmati, sono episodi all'ordine del giorno.
Questi episodi aumentano vertiginosamente nei periodi della semina e della raccolta.

L'esercito israeliano, posizionato in jeep o nascosto dietro piccole colline, o all'interno di torri, usa sparare contro civili, contadini e residenti, nelle aree lungo il confine con Israele.

I soldati israeliani sanno bene che le persone a cui stanno sparando sono contadini.
E' ciò che ha espresso anche Sudqui, dicendo "Sono convinto che loro sanno chi è mio figlio, sono convinto che ci conoscono, perché sono dotati di potenti fotocamere."

Ma i soldati israeliani devono far "sentire" la propria presenza, il proprio incontrastato "dominio".
Umiliare i contadini, spaventarli, per evitare che tornino a coltivare le proprie terre, è il loro obiettivo.
Il popolo palestinese è dotato però di una straordinaria capacità di resistenza, e continua, sotto gli spari, ad allungare le braccia per raccogliere i frutti della propria terra.

Israele non si accontenta di aver imposto illegalmente una "no go zone" di 300 mt lungo tutto il confine di Gaza.
Vuole negare il diritto ai palestinesi a coltivare la terra anche a 500 mt o 700 mt di distanza dal confine.

Sono personalmente vittima e testimone diretta di questi attacchi. Riporto a questo proposito due video che ho girato nel mese di aprile mentre accompagnavo i contadini palestinesi a raccogliere il grano in Khuza'a, vicino Khan Younis, a sud della Striscia di Gaza.
Soldati israeliani sparano sui contadini intenti a raccogliere il grano:





Il silenzio internazionale si fa complice di queste continue violazioni dei diritti umani  da parte dell'esercito israeliano nella Striscia di Gaza, ed è responsabile quanto Israele delle ferite inferte a Mohammed e di tutti i civili feriti od uccisi dall'esercito israeliano.

Il padre di Mohammed accarezza la testa di suo figlio, muove le dita della sua mano, con amore, e con la dignità e la forza di andare avanti, nonostante tutto.







venerdì 18 maggio 2012

Nella mattinata di ieri vi sono state numerose incursioni di carroarmati israeliani nella zona di Beit Lahia, a nord di Gaza.
Ulteriori incursioni si sono verificate nell'area di Shijaia, ad est di Gaza city.

I fratelli Ibrahim Ismael Abo Sultan, 19 anni, Yehya Ismael Abo Sultan, 16 anni, Mohammed Hesham Abo Sultan, 20 anni, stavano lavorando con i contadini in Beit Lahia quando i carroarmati israeliani hanno aperto il fuoco.

Ibrahim inizia a raccontarci quello che è avvenuto.
I tre fratelli stavano raccogliendo patate insieme ai contadini di Beit Lahia in una terra a pochi metri dal confine con Israele. I soldati israeliani hanno iniziato a sparare. Tutti si sono stesi sul terreno per evitare di essere colpiti dai proiettili. Gli spari si sono susseguiti per circa 3 ore.
Successivamente, l' International Commitee of the Red Cross è intervenuta per comunicare con le autorità israeliane. 
I soldati israeliani hanno risposto loro dicendo "Questi lavoratori devono lasciare l'area, entro un'ora devono finire di lavorare o verranno uccisi".
Così, dopo circa un'ora, i contadini hanno lasciato l'area.
Durante gli spari una persona è rimasta ferita.

I contadini non si aspettavano un attacco di questo tipo, non vi erano stati segnali di allarme, se non la presenza, "normale" per la gente di Gaza, di 2 bulldozer, 2 carroarmati ed una jeep.
"Noi non abbiamo nessun altra fonte di guadagno", continua Ibrahim - abbiamo bisogno di lavorare nella terra".
Il fratello piccolo, Yehya, 16 anni, interviene dicendo "Ci siamo spostati strisciando a terra fra le piantagioni di patate fino a raggiungere un piccola collina per nasconderci ed essere al riparo dai proiettili".

Le incursioni di carroarmati e bulldozer israeliani sono frequenti nella Striscia di Gaza, quasi quotidiane.
Nelle terre che delimitano il confine con Israele i contadini sono soggetti ad attacchi continui da parte dei soldati israeliani che impediscono loro di coltivare la terra.

18 maggio 2012
Gaza



Ibrahim Ismael Abo Sultan, 19 anni



Yehya Ismael Abo Sultan, 16 anni


lunedì 23 aprile 2012

E' tempo di raccogliere il grano, i contadini di Gaza si riversano a lavorare nei campi.
I soldati israeliani hanno già iniziato a sparare nelle terre lungo il confine della Striscia di Gaza.  Due feriti nei soli primi due giorni del raccolto.

Renad Salem Qdeeh, 33 anni, stava raccogliendo il grano nella sua terra quando i soldati israeliani hanno iniziato a sparare, verso le 7.30-8.00 del mattino. I contadini sono scappati, Renad ha iniziato a gridare ed è rimasta ferita alla testa quando si trovava a circa 800 metri dal confine. E'stata trasportata in una clinica in Khuza'a e la ferita le è stata saturata con 10 punti. La troviamo distesa sul letto.

"Prima ci hanno tolto 300 metri di terra, ora non possiamo lavorare nemmeno ad 800 metri dal confine, vogliono cacciarci dalle nostre terre", esordisce sua madre, che non smettere di esprimerci la sua rabbia ed il suo dolore.
"Dobbiamo guardagnare per le nostre famiglie - continua la mamma di Renad - noi aspettiamo questa stagione del raccolto per poter guadagnare. Mia figlia ha 8 bambini, li deve nutrire, non abbiamo altre risorse. Non ci lasciano vivere nelle nostre terre. Noi chiediamo supporto e protezione davanti ai soldati israeliani, per fermarli.
Siamo circondati dai soldati, sparano ovunque. Ieri un ragazzo è rimasto ferito in Khuza'a. Dove sono i diritti umani?"

Renad socchiude gli occhi. E' circondata dai familiari. Ci viene offerto del succo di frutta. Ogni persona sembra voler intervenire per poter parlare della propria condizione di vita, ogni voce sembra una richiesta di aiuto.

"Domani andrò lì a continuare la mietitura - riprende a parlare la madre di Renad - noi andremo lì comunque a lavorare anche se verremo uccisi.
Quale tipo di sentimento si può provare quando si trova la propria figlia piena di sangue?
I soldati avevano intenzione di ferirla. Dopo che l'hanno fatto se ne sono andati, volevano giusto spararle.
Abbiamo perso la maggior parte delle nostre terre. Ora rischiamo di morire anche ad 800 metri dal confine. Loro vogliono che ce ne andiamo? No, noi moriremo lì."

I parenti di Renad inoltre credono che i soldati israeliani buttino sostanze chimiche nelle loro terre. A volte ne avvertono l'odore, ma non sanno esattamente di cosa si tratti.

"Gli altri paesi possono aiutarci se vogliono - interviene la sorella di Renad - senza aiuto noi non possiamo lavorare nella nostra terra.
Hanno già preso 300 metri di terra lungo tutto il confine di Gaza, potete immaginate quanta terra abbiano preso, era terra fertile, ora è tutto distrutto."

La No Go Zone di 300 metri lungo tutto il confine, imposta unitelarmente da Israele, ha inglobato le terre dei contadini palestinesi. Alcuni hanno perso tutto.
Il giorno successivo abbiamo iniziato ad accompagnare i contadini in quello stesso settore di terra.
Il primo giorno i soldati israeliani ci hanno osservato senza sparare. Jeep correvano a grande velocità ed i soldati si sono posizionati sulle torrette che delemitano il confine, altri dietro una piccola collina. E' da quella collina che sparano più frequentemente.
Due giorni dopo però è andata diversamente. Soldati appostati sulla collina hanno aperto il fuoco nonostante la nostra presenza. Abbiamo gridato loro al megafono di smettere di sparare, ricordando loro che eravamo in terra palestinese. Ho preso la mia fotocamera ed ho girato un video in quel momento:



Il terzo giorno i soldati ci hanno osservato senza sparare. C'era continuamente movimento di carroarmati e jeep correvano a grande velocità. I contadini temono di più le jeep dei carroarmati, temono gli hummer militari più di tutto, quelli sui cui sono posizionate armi da fuoco pronte a sparare.
In questo caso posso dire, un esercito contro dei contadini. Soldati che non esitano a sparare contro uomini inermi intenti a mietere a mano il grano e a trasportarlo con le carrette trainate dagli asini.
Intanto, nel timore generale, caccia F-16 rombavano a bassa quota.
I contadini hanno potuto lavorare e ci hanno ringraziato per la nostra presenza.

Il giorno in cui è stato ferita Renad, anche Hassan Waled Shnano, 27 anni, è rimasto ferito. Ma lui non stava lavorando nei campi. Stava semplicemente camminando per andare a lavoro, in Khuza'a, in un'area a circa 2 chilometri dal confine, un'area non lontana dalla sua abitazione. Lo incontriamo all'European Hospital in Khan Younis. "E' una zona abitata, una zona sicura. Hanno iniziato a sparare dal mattino presto", ci dice Hassan. Hassan è coordinatore locale della Ngo Mercy Corps in Khuza'a, e si occupa di progetti educativi per gli studenti. Un proiettile l'ha colpito alla giuntura del femore destro.
Suo padre, che aveva respirato il fosforo bianco durante l'Operazione Militare Piombo Fuso, è morto di cancro . Hassan ha cinque fratelli ed una sorella. E'sposato ed ha due figlie.
Anche uno dei suoi fratelli, nel 2006, è rimasto ferito, a 15 anni, mentre tornava da scuola.

Questa mattina i soldati hanno sparato di nuovo sui contadini intenti a lavorare nei campi in Khuza'a.
Abbiamo accompagnato un gruppo di contadini in una terra vicina a quella dove eravamo andati finora. Nonostante gli spari i contadini hanno continuato a lavorare sentendosi protetti dalla nostra presenza. Ma i soldati hanno sparato anche in quella terra vicina, quella dove lavora anche la famiglia di Renad. Fremevo guardando i soldati sparare. Il mio cuore tremava ad ogni dannato colpo, i miei occhi volevano piangere al pensiero che qualcuno potesse rimanere ferito. Lì i soldati non hanno smesso di sparare fin quando i contadini non sono andati via, impossibilitati a raccogliere il grano sotto gli spari. Ho girato un video questa mattina appena i soldati hanno iniziato a sparare:



Ogni mattina noi torneremo in Khuza'a per accompagnare i contadini, fino a quando il lavoro nei campi non sarà terminato.
I contadini ci ringraziano continuamente. Rispondo loro con un grazie. Io mi sento di ringraziarli. Non immaginano quanto mi senta fortunata a poter stringere le loro mani, a poter guardare i loro occhi che nonostante tutto sorridono, non immaginano quanto mi senta fortunata a poter difendere il loro diritto alla vita.



la madre di Renad

Renad Salem Qdeeh, 33 anni

Hassan Waled Shnano, 27 anni
     

martedì 20 marzo 2012

Sabato sera verso le 19.00, i soldati israeliani hanno aperto il fuoco al confine di Karm Abu Salem, ad est di Rafah, a sud della Striscia di Gaza.

Sohaib Sultan, 6 anni, stava giocando nella sua abitazione con i fratelli  quando è stato ferito da uno dei proiettili alla parte alta della coscia.

I genitori, Majed, 45 anni, e Fayza, 44 anni, l'hanno  trasportato con la macchina in ospedale.
Sono andati prima al Nagar hospital e poi all'European hospital, in zona Khaln Younis.

Il proiettile si trova ancora nel corpo del bambino.
I suoi genitori ci hanno detto che il dottore non si è sentito di operarlo.
Ha solo detto loro "sarà vostra reponsabilità".
I genitori hanno così deciso di rivolgersi ad un altro ospedale.

Il padre ci mostra la radiografia.
Il proiettle è ben visibile all'interno del corpo del bambino.

Chiediamo a Sohaib "Kif alak"? ("Come stai?")
ci risponde "Alhamdulilah" ("Dio sia lodato"). Va tutto bene per Sohaib.
Rimango stupita davanti alla sua risposta. Alhamdulilah, come se niente fosse successo, come se il suo corpicino non fosse abitato ora da un proiettile di 215 mm.

E'un bambino forte Sohaib.
Gli accarezzo la testa sorridendogli, mi ricambia il sorriso.

Sohaib ha 3 fratelli e 5 sorelle ed è il più piccolo della famiglia. Sua madre Fayza ha problemi ai reni e suo padre Majed  è disoccupato.
Il padre è preoccupato. "Non c'è niente che possa fermare i proiettili", ci dice, facendo riferimento ai pannelli  che costituiscono il soffitto della loro abitazione e parte delle pareti, e da cui possono entrare facilmente proiettili.
Gli chiedo se se la sente di lasciare un messaggio al mondo esterno. "Mettete fine all'assedio di Gaza - ci dice - e lasciate che la gente viva una vita normale.
Noi siamo civili, per favore, non sparate. Non abbiamo armi, noi viviamo una vita civile. Lasciateci solo vivere una vita umana, in pace."

Domani andremo insieme in ospedale a parlare con un dottore e forse Sohaib sarà operato.
Saremo con loro, per ogni supporto, per far sentir loro che non sono soli, nonostante il silenzio della comunità internazionale.



Sohaib Sultan, 6 anni

Sohaib Sultan, 6 anni

la radiografia. Il proiettile è ben visibile a destra

la radiografia. Il proiettile è ben visibile a destra

la radiografia. Il proiettile è ben visibile a destra

Sohaib Sultan, 6 anni

Sohaib Sultan, 6 anni, e suo padre Majed Sultan, 45 anni

il buco provocato dal proiettile che ha colpito Sohaib


Nell'abitazione ci sono diversi fori provocati dai proiettili

una "parete" dell'abitazione