lunedì 17 settembre 2012


Ore 10.00, ci siamo ritrovati al tribunale militare di Gaza city. L'udienza è iniziata dopo quasi due ore di attesa, intorno alle 12.00.
La corte era affollata di molti familiari, amici, giornalisti. Verso le 11.30 il caldo iniziava a salire. Non ci sono negozi che vendono acqua nei paraggi della corte. All'emozione si sono uniti giramenti di testa. Un militare della corte mi offerto gentilmente due bicchieri di acqua.
Finalmente l'udienza è iniziata. Prima dell'ingresso nell'aula tutti gli uomini sono stati perquisiti. All'interno dell'aula si sono schierati diversi uomini della polizia. L'aula era colma di persone, i posti a sedere sono finiti, io ed altri abbiamo assistito in piedi all'udienza.
I tre imputati in gabbia apparivano tranquilli, inizialmente a tratti sorridevano, come sempre hanno fatto nel corso delle udienze.
Il colpo del giudice sulla scrivania, tutti in piedi, ecco la sentenza.

La Corte ha ritenuto colpevoli Mahmoud Salfiti e Tamer Hasasnah di omicidio premeditato e di rapimento. Entrambi sono stati condannati ad ergastolo con lavori forzati e a 10 anni di prigione con lavori forzati. Verrà applicata la più dura delle due pene (ergastolo con lavori forzati).
La corte inoltre ha condannato il terzo imputato, Khader Jram, accusato di essere coinvolto nel rapimento, a 10 anni di carcere con lavori forzati.
Infine la corte ha condannato il quarto imputato, Amer Abu-Ghoula, accusato di aver dato protezione agli assassini in fuga, ad un anno di carcere. Amer Abu Ghoula, a piede libero perché accusato di reati minori, non si è da tempo presentato in aula, ed è scappato probabilmente in Egitto.

Un cumulo di emozioni dentro di me dopo aver assistito alla sentenza finale del processo per il rapimento e l'uccisione di Vik. 

Al termine dell'udienza, fuori il tribunale, alcuni parenti dei quattro salafiti condannati hanno gridato contro noi internazionali e palestinesi amici di Vik, insultandoci e minacciandoci pesantemente, fino dire, in preda alla rabbia, che "devono sgozzarci tutti" , fino a quando è intervenuta la polizia presente nel tribunale e si sono allontanati. Abbiamo salutato i militari e siamo andati via.
Posso dire di sentirmi contenta della sentenza finale, credo sia giusta. 
Credo che i giudici abbiano voluto dare una condanna esemplare, e credo inoltre che abbiano voluto rispettare la volontà della famiglia di Vik di non applicare la pena di morte, credo questo sia un gesto molto importante. 
Forse non sapremo mai chi sono i veri mandati dell'assassinio di Vik, forse non verrà mai detto, 
però posso dire che oggi dopo l'udienza ho respirato un'aria diversa, difficile spiegarlo in parole, un vento di serenità e di pace che ha riempito il mio cuore.





lunedì 10 settembre 2012


Nella notte fra il 9 ed il 10 settembre 2012 una serie di raids israeliani hanno colpito la Striscia di Gaza in più punti. Sei i feriti, fra cui cinque bambini.

Mi trovavo in un locale all'aperto in Gaza city con alcuni amici intorno alla mezzanotte quando abbiamo sentito un'enorme esplosione. Caccia F-16 hanno colpito un sito della resistenza delle brigate al Qassam a nord ovest di Tuffah, quartiere di Gaza city. L'attacco ha provocato un enorme incendio e molte case sono state danneggiate.

Successivamente, caccia F-16 hanno bombardato l'area dei tunnels in Rafah, a sud della Striscia di Gaza.
Un bambino è stato ferito da schegge di missile ed è stato ricoverato all'Abu Yousef al-Najjar hospital e successivamente trasferito all'European hospital in Khan Younis per essere sottoposto ad intervento chirurgico. Il suo nome è Mohammed Ayuob Al Rmelat ed ha 5 anni e mezzo.

L'aviazione militare israeliana ha poi bombardato il campo di rifugiati di Nuseirat, al centro della Striscia di Gaza. Un missile ha colpito un'area vuota accanto ad un'abitazione. Cinque persone sono rimaste ferite, fra queste 4 bambini: Sager Hammad Abu Khalil, 7 anni, ed i suoi tre fratelli, Jasser, 6 anni , Sohaib, 4 anni , Emad, 3 anni, ed il loro padre. Sono stati trasferiti all'Aqsa Martyrs hospital in Deir el Balah. Hanno riportato ferite lievi e moderate.

Inoltre è stato colpito con due missili un sito delle brigate Al Quds, braccio armato della Islamic Jihad, a nord ovest di Nuseirat. 

L'aviazione militare israeliana ha inoltre bombardato un sito della resistenza delle brigate al Qassam in Beit Lahia, a nord della Striscia di Gaza. Qui non si riportano feriti.

Nei giorni scorsi la resistenza palestinese aveva lanciato una serie di missili verso il sud di Israele, senza provocare danni. Netanyahu ieri ha minacciato una nuova dura offensiva militare sulla Striscia di Gaza, affermando che l'escalation su Gaza potrebbe essere vicina.

Questo pomeriggio ho fatto visita al piccolo Mohammed Ayuob Al Rmelat, ferito durante il bombardamento su Rafah. Mohammed ha 5 anni e mezzo, ha 2 fratelli e 2 sorelle, ed è il più grande. 
Mohammed era disteso sul letto in compagnia della zia, che mi ha raccontato la notte del bombardamento. Mohammed stava dormendo con i suoi fratelli al momento del bombardamento. L'attacco è avvenuto alle 00:30 circa. "C'erano pezzi di missile ovunque in casa, uno di questi è entrato nel suo corpo", ha raccontato Badra, zia di Mohammed. Il bambino è stato operato all'European hospital, i dottori hanno estratto il pezzo di missile dalla sua gamba destra. Badra ha raccontato che la madre di Mohammed ha iniziato a gridare, mentre lui piangeva e la sua gamba perdeva sangue. "Sua madre l'ha abbracciato, poi è uscita fuori casa gridando aiuto. Ha avuto una forte emorragia - continua Badra - Sua madre e gli zii l'hanno trasportato all'abu Najjar hospital, e durante la notte è stato trasferito all'European hospital"
L'intervento è durato circa un'ora. Mohammed ha ricevuto anche trasfusioni di sangue. I dottori hanno riferito che la sua situazione ora è migliorata, ma non hanno comunicato quando verrà rilasciato.
Badra racconta anche che un'ora dopo l'attacco ha cercato di liberare la casa dai resti del missile insieme a sua sorella, ma i frammenti erano ancora roventi.


Mohammed Ayuob Al Rmelat, 5 anni e mezzo


Mohammed mi sorrideva di tanto in tanto, ma era nervoso a causa dello shock subito a seguito del bombardamento e della ferita. Stringeva forte la mia mano, a tratti usava le unghie, come a voler esprimere la sua rabbia. Tornerò a fargli visita nei prossimi giorni, timorosa e consapevole dei traumi psicologici a cui sono sottoposti i bambini di Gaza a causa dei continui attacchi israeliani.



giovedì 6 settembre 2012

Al mattino una telefonata di un amico palestinese mi ha avvisata di un attacco nelle terre lungo il confine di Beit Hanoun, a nord della Striscia di Gaza. "Tre ragazzi, tre ragazzi sono stati colpiti, uno è morto, le ambulanze non possono raggiungere i corpi", mi avvisa Saber. 
I soldati israeliani continuavano a sparare in seguito all'attacco, impedendo alle ambulanze di raggiungere i corpi dei tre ragazzi. 
Così da Gaza city mi sono diretta subito verso Beit Hanoun. Purtroppo, nel frattempo, anche gli altri due giovani erano morti. I tre sono stati uccisi da un missile, tutti sono membri della resistenza palestinese, un ragazzo appartenente alle brigate al Qassam, gli altri due alle brigate Homat al Aqsa.
Sono andata allora nell'obitorio dell'ospedale di Beit Hanoun, dove ho visto il corpo di Tareq Suhil Al Kfarna, circa 25 anni. La sala dell'obitorio era colma di parenti in lacrime e di amici.
Sono andata poi a fare visita alla famiglia delle altre due vittime, due fratelli: Ehab al Zaneen, 25 anni, Akram al Zaneen, 21 anni. 
Le donne della famiglia erano sedute accanto alla madre dei due fratelli in preda alla disperazione. L'anno scorso un altro dei suoi figli era stato ucciso dall'esercito israeliano. Tre dei suoi sette figli sono morti.




Video della disperazione. "Ne ho perso uno ed ora ne ho persi due. Ho perso i miei figli. Ho perso il mio amore", afferma piangendo, e poi, dopo una preghiera, "Alhamdulilah, è un onore, perché sono martiri". 




Foto gentilmente fornitemi dalla famiglia:

Akram al Zaneen, 21 anni

Ehab al Zaneen, 25 anni

Nell'obitorio dell'ospedale di Beit Hanoun ho visto il corpo dell'altro ragazzo coinvolto nell'attacco

Tareq Suhil Al Kfarna, circa 25 anni




Gli attacchi militari erano ripresi la scorsa notte, quando un drone ha colpito la zona est del campo profughi di Burej, uccidendo tre persone, tutte membri del gruppo della resistenza palestinese della Jihad Islamica. Khalil al Jarba, 27 anni, Khaled Saleh al Qrim, 23 anni, Zakaria al Giamal, sono morti sul colpo. Un quarto, Jihad Syam, è stato gravemente ferito ed è attualmente ricoverato in ospedale. I dottori ci hanno appena comunicato che ha subito un'amputazione di una gamba a seguito di un'infezione.

Intanto, Benny Gantz, capo di Stato maggiore dell'esercito israeliano, ha affermato che non esclude una nuova offensiva militare sulla Striscia di Gaza.





giovedì 30 agosto 2012

Nella mattina di ieri, 29 agosto 2012, una contadina è stata colpita da un proiettile dell'esercito israeliano e ferita da un'esplosione mentre lavorava in una terra in Abu El Ajeen, nell'area chiamata Wady Al Saga, ad est di Deir El Balah, a centro sud della Striscia di Gaza.

Verso le 8.00 del mattino, Safia Awad Abu Mughaseb, 42 anni, stava lavorando in un terreno a 500 metri dal confine con Israeli, a 200 metri dalla buffer zone, raccogliendo okra (gombo).

Siamo andati a visitare la sua famiglia, che però ci ha comunicato che Safia si trovava ancora ricoverata in ospedale. Ci siamo spostati così all' Aqsa Martyrs hospital in Deir El Balah.
Safia era distesa sul letto, accanto a lei i suoi familiari.
La terra in cui lavora non è di sua proprietà, ma i suoi familiari l'hanno presa in affitto e vi lavorano come semplici lavoratori.
Safia stava lavorando con sua sorella di 43 anni, ed altri 7 lavoratori.
Ci ha detto che i soldati avevano iniziato a sparare presto lungo il confine verso le terre dei contadini, dalle 7.30 del mattino, così, lei e gli altri lavoratori avevano deciso di interrompere il lavoro e tornare a casa. 
Al confine erano schierate 4 jeep e 3 carro armati.
Poco prima che i contadini lasciassero la terra, però, i soldati hanno nuovamente sparato ed un proiettile ha colpito Safia, ferendola al braccio sinistro. "Prima di andare via, ho sentito qualcosa entrare nel mio corpo - ci ha detto Safia - temevo che anche i miei parenti fossero rimasti feriti". 
Il proiettile è entrato ed uscito, fortunatamente senza provocare lesioni gravi. Safia però, è rimasta ferita anche in altre parti del corpo da pezzi di esplosivo. Safia ha detto infatti di aver sentito una forte esplosione, provocata probabilmente da un colpo di carro armato. Quattro frammenti di esplosivo l'hanno ferita alla schiena , 3 frammenti alle gambe. E'stata sottoposta ad un'operazione per poter estrarre i pezzi di esplosivo dalla sua schiena e dalla gamba sinistra. Tuttavia un pezzo di esplosivo è ancora all'interno della sua gamba destra.
Ho chiesto a Safia ed ai suoi familiari se i soldati usano sempre sparare in quell'area. Ci hanno riferito che sparano spesso, ma non sempre. Credono però che ciò che accaduto ieri sia dovuto alla situazione di tensione degli ultimi giorni iniziata con l'attacco militare israeliano su Gaza nella notte tra il 27 e il 28 agosto. 

La sorella di Safia ci ha detto che l' International Committee of the Red Cross ha contattato le autorità israeliane chiedendo loro il motivo di sparare sui civili. Le autorità israeliane hanno risposto che Safia, così come sua sorella, avevano il volto totalmente coperto, e che quindi "poteva trattarsi di terroristi". Le autorità israeliane usano utlizzare queste assurde e ridicole risposte per giustificare gli attacchi contro i civili, giustificazione utilizzata anche a volte per giustificare gli attacchi contro i pescatori.
Safia fa parte di una comunità beduina. Le donne usano utilizzare un hijab bianco, e , durante il lavoro nei campi, usano coprire completamente il volto.

Accompagneremo questi contadini nei prossimi giorni durante il loro lavoro, sperando, con la nostra presenza internazionale, di evitare ulteriori attacchi e per riportare le continue violazioni dei diritti umani sulla popolazione civile di Gaza da parte dell'esercito di occupazione israeliano.


Safia Awad Abu Mughaseb, 42 anni



martedì 28 agosto 2012

Dopo una notte segnata dagli attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza, il cui bollettino è stato di 7 feriti, questa mattina le navi della Marina militare israeliana hanno arrestato 2 pescatori palestinesi e, successivamente, hanno attaccato altre imbarcazioni di pescatori entrando nelle acque territoriali di Gaza ad una distanza di circa 400 mt dalla costa.


Verso le 6.45 di questa mattina, la marina israeliana ha attaccato ed arrestato 2 pescatori, a largo delle coste di Beit Lahia, a nord della Striscia di Gaza.
I due pescatori sono Kamel Deep Alonqah, 60 anni, ed il figlio Mahmoud Kamel Alonqah, 16 anni.
I soldati li hanno costretti, sotto il fuoco dei proiettili, a fermarsi, a tuffarsi in acqua e a salire sulla nave israeliana. I due pescatori sono stati ammanettati e bendati e portati al porto di Ashdod e la loro barca è stata confiscata.

Verso le 10.30 del mattino , ci trovavamo in un locale sulla spiaggia di Soudania, a nord di Gaza city, dove si stava svolgendo un evento per i bambini orfani. Abbiamo sentito una forte esplosione, causata da una sonic bomb. Tuttavia la festa è continuata tra musica e sorrisi dei bambini. Quanta forza hanno queste persone - pensavo dentro di me - dopo una notte segnata dagli attacchi israeliani.
Ma la gioia che provavo durante la festa è stata interrotta, verso le 10.50 am, alla vista della marina israeliana che, a 400 metri dalla spiaggia, stava attaccando pescatori palestinesi.
Le navi della marina israliana hanno circondato 6 imbarcazioni di pescatori. L'attacco è durato quasi 15 minuti.
La marina israeliana ha aperto il fuoco su una delle imbarcazioni.
A bordo di questa imbarcazione erano presenti: Malek Al Shobaky, Salam Kamel Baker (20 anni), Mohammed El Louh (21 anni), Ahmed El Louh (17 anni).
Dopo l'attacco, tutte le imbarcazioni sono scappate tornando al porto di Gaza city.
Ci siamo così diretti al porto dove ho fotografato l'imbarcazione colpita dai proiettili.
I segni dei cinque proiettili sono visibili sulla parte frontale del corpo della barca.
Questi attacchi sono estremamente pericolosi, i pescatori possono essere colpiti dai proiettili o da pezzi di proiettili.

Israele ha imposto un limite di 3 miglia entro cui i pescatori di Gaza possono pescare, nonostante gli accordi israelo-palestinesi di Jericho del 1994 (sotto gli accordi di Oslo) concedano loro 20 miglia nautiche dalla costa.
Ciò che è assurdo è che la stessa Marina israeliana non rispetta questo limite che Israele stesso ha imposto, entrando all'interno delle 3 miglia ed arrivando, come questa mattina, a poche centinaia di metri dalla costa, impedendo del tutto ai pescatori di pescare.

I pescatori sono sottoposti a continue violazioni dei diritti umani da parte della Marina militare israeliana.


le due navi della Marina militare israeliana (foto che ho scattato dalla spiaggia)

una nave della Marina militare israeliana attacca una delle imbarcazioni (foto che ho scattato dalla spiaggia)

l'attacco visto dalla spiaggia

i fori provocati dai proiettili sul corpo dell'imbarcazione

i fori provocati dai proiettili sul corpo dell'imbarcazione

i fori provocati dai proiettili sul corpo dell'imbarcazione

uno dei fori provocati dai proiettili sul corpo dell'imbarcazione

ancora un segno lasciato dai proiettili sul corpo dell'imbarcazione


segni lasciati dai proiettili sul corpo dell'imbarcazione

uno dei fori provocati dai proiettili sul corpo dell'imbarcazione

il corpo frontale dell'imbarcazione segnato dai fori provocati dai proiettili

Non ci si abitua mai alle esplosioni provocate dai missili o dalle bombe israeliane su Gaza.
E così, nella notte tra il 27 ed il 28 agosto 2012, verso mezzanotte, il mio corpo ha tremato ininterrottamente per diversi minuti quando missili sono caduti a poca distanza dalla mia abitazione in Gaza city.
Diventa difficile anche scrivere un messaggio perché le dita non riescono più a premere con esattezza i pulsanti della tastiera del cellulare o del computer.
I vetri sembravano dover venir giù. Una fortissima esplosione, dopo pochi minuti una seconda.
Durante quei momenti si pensa che uno dei missili potrebbe da un momento all'altro far venire giù tutto.

Dopo pochi minuti ambulanze hanno iniziato a sfrecciare per le strade di Gaza city.
I locali aperti hanno chiuso velocemente le serrande. Anche le automobili correvano a gran velocità nel panico generale.

L'aviazione militare israeliana ha bombardato diversi siti del governo di Hamas e della resistenza palestinese.
- in Gaza city, un sito di Hamas chiamato "Al Safeena", con 7 missili
- in Gaza city, "Badr" un sito della resistenza delle brigate "Qassam", con un missile
- in Deir el Balah, area centrale della Striscia di Gaza,  un sito della resistenza delle brigate "Qassam", con un missile
- in Khan Younis, a sud della Striscia di Gaza, un sito della sicurezza di Hamas

Inoltre carro armati israeliani hanno fatto irruzione nel campo profughi di al Burej, al centro della Striscia di Gaza.

Questi attacchi avvengono quasi tutti in centri abitati.
Israele ha dichiarato di aver colpito siti di Hamas in risposta ad alcuni missili lanciati qualche giorno prima da Gaza verso il sud di Israele. Questi missili lanciati da Gaza non provocano danni, e, in quest'ultimo caso, sono stati lanciati da gruppi salafiti. Gruppi salafiti. Eppure, Israele accusa Hamas del lancio dei missili. In tutto mondo Israele comunica che la responsabilità del lancio di questi missili è di Hamas, non parla di gruppi salafiti, e quindi, dietro questa scusa, bombarda siti di Hamas in centri abitati.

Il bollettino degli attacchi di questa notte è di 7 feriti.

Verso le 2.00 di notte ho deciso di scendere e di spostarmi allo Shifa hospital, accompagnata da un attivista spagnolo e da un amico palestinese.


Il nostro taxi correva veloce tra le strade deserte di Gaza city terrorizzata dalle esplosioni.
Correva veloce perché in quei momenti si teme che un missile possa cadere da un momento all'altro proprio nel punto in cui ti trovi. Come se la velocità potesse farci scampare al missile, e per arrivare quanto prima al posto da raggiungere.

Allo Shifa hospital un dottore ci ha comunicato che sono arrivati 6 feriti.
Cinque donne, tra i 12 ed i 45 anni, di cui una è incinta.
Le cinque donne hanno subito ferite lievi e sono state rilasciate tranne una ragazza di 12 anni. Il sesto ferito è un uomo di circa 18 anni.
Abbiamo notizia di un altro ferito a sud in Khan Younis.

Usciti dall'ospedale, ci siamo chiesti se questo sia stato l'inizio di un'altra serie di attacchi.
Speriamo di no. Abbiamo preso un altro taxi per tornare a casa, il cielo non mi sembrava ancora sicuro.



sabato 11 agosto 2012

Un contadino di 17 anni, Mohammed Al Qarra, è stato ferito questa mattina dai proiettili dell'esercito israeliano mentre si trovava nella propria terra nell'area di Bawabat Suraij, ad est di Khan Younis, a sud della Striscia di Gaza.

Il ragazzo è stato dapprima trasportato al Nasser hospital e successivamente all'European hospital, dove è stato operato.

Mohammed è sdraiato sul letto dell'ospedale, con gli occhi chiusi.
Due  proiettili l'hanno ridotto in questa condizione. Un proiettile l'ha colpito al braccio sinistro. Un secondo proiettile l'ha colpito alla gamba destra.
I proiettili utilizzati sono chiamati "dum-dum", si disintegrano all'interno del corpo provocando enormi lesioni interne.
Questi proiettili sono stati vietati dalle convenzioni internazionali.

Sudqui, il padre di Mohammed muove le dita del braccio ferito di suo figlio, poi si avvicina a lui e gli accarezza la testa.
Sudqui ha iniziato a raccontare quello che è successo questa mattina.
Verso le 5.45-6.00 del mattino, suo figlio Mohammed, un altro fratello ed altri due lavoratori, cugini di Mohammed, stavano raccogliendo frutta e verdura nella propria terra.
La terra dista circa 700 mt dal confine con Israele.
" C'era una jeep posizionata al confine - racconta Sudqui - ma non ci sono stati spari di avvertimento".
Cinque colpi, improvvisi, due dei quali diretti a Mohammed.

L'ambulanza non ha potuto raggiungere il corpo di Mohammed, perché gli spari da parte dei soldati israeliani erano incessanti, e l'ambulanza necessitava di un permesso per proseguire. L'ambulanza così si è fermata a circa un chilometro e mezzo dal corpo di Mohammed.
Alcune persone hanno raggiunto il corpo di Mohammed con una macchina, sotto gli spari israeliani, e l'hanno trasportato verso l'ambulanza.

"Gli israeliani sparano sempre contro di noi. Mohammed stava lavorando, improvvisamente è rimasto ferito. Da 13 anni affrontiamo quotidianamente questa situazione", continua Sudqui.
Poi aggiunge: "Una settimana fa, ero con i miei nipoti , raccoglievamo cipolle. Sono arrivati 30 soldati, io ho portato del tè per i lavoratori. Improvvisamente i soldati hanno iniziato a sparare e tutti si sono distesi sul terreno".
La loro famiglia è composta da 10 persone, la vita di tutti dipende dalla terra.

Ho chiesto a Sudqui quali sono state le prime parole di suo figlio.
"Alhamdulilah" ("Dio sia lodato"), mi ha detto il padre. Mohammed ha ringraziato Dio di essere ancora vivo, perché il proiettile avrebbe potuto colpirlo in altre parti del corpo.
Ieri Mohammed era andato all'università per scegliere il suo percorso di studi.
Ma la sua guarigione richiederà molto tempo.



Mohammed Al Qarra, 17 anni, con suo padre Sudqui Al Qarra

Mohammed Al Qarra, 17 anni


il braccio sinistro di Mohammed ancora sanguinante


Radiografie:







Quello di Mohammed è l'ennesimo caso in cui un contadino viene ferito al confine con Israele.
Spari, incursioni israeliane con bulldozers e carroarmati, sono episodi all'ordine del giorno.
Questi episodi aumentano vertiginosamente nei periodi della semina e della raccolta.

L'esercito israeliano, posizionato in jeep o nascosto dietro piccole colline, o all'interno di torri, usa sparare contro civili, contadini e residenti, nelle aree lungo il confine con Israele.

I soldati israeliani sanno bene che le persone a cui stanno sparando sono contadini.
E' ciò che ha espresso anche Sudqui, dicendo "Sono convinto che loro sanno chi è mio figlio, sono convinto che ci conoscono, perché sono dotati di potenti fotocamere."

Ma i soldati israeliani devono far "sentire" la propria presenza, il proprio incontrastato "dominio".
Umiliare i contadini, spaventarli, per evitare che tornino a coltivare le proprie terre, è il loro obiettivo.
Il popolo palestinese è dotato però di una straordinaria capacità di resistenza, e continua, sotto gli spari, ad allungare le braccia per raccogliere i frutti della propria terra.

Israele non si accontenta di aver imposto illegalmente una "no go zone" di 300 mt lungo tutto il confine di Gaza.
Vuole negare il diritto ai palestinesi a coltivare la terra anche a 500 mt o 700 mt di distanza dal confine.

Sono personalmente vittima e testimone diretta di questi attacchi. Riporto a questo proposito due video che ho girato nel mese di aprile mentre accompagnavo i contadini palestinesi a raccogliere il grano in Khuza'a, vicino Khan Younis, a sud della Striscia di Gaza.
Soldati israeliani sparano sui contadini intenti a raccogliere il grano:





Il silenzio internazionale si fa complice di queste continue violazioni dei diritti umani  da parte dell'esercito israeliano nella Striscia di Gaza, ed è responsabile quanto Israele delle ferite inferte a Mohammed e di tutti i civili feriti od uccisi dall'esercito israeliano.

Il padre di Mohammed accarezza la testa di suo figlio, muove le dita della sua mano, con amore, e con la dignità e la forza di andare avanti, nonostante tutto.