venerdì 20 settembre 2013

Saleem El Faseh, 57 anni


Mercoledì 18 settembre un pescatore palestinese è rimasto ferito dal fuoco della marina militare israeliana mentre pescava su un peschereccio davanti alle coste di Gaza.

Saleem El Faseh è un pescatore di 57 anni. L'abbiamo incontrato nell' ospedale Shifa di Gaza city dove è stato ricoverato. Saleem ci ha detto che era andato a pescare verso le 14.30  su un peschereccio a bordo del quale vi erano altri 4 pescatori.Verso le 17.00 una nave della marina militare israeliana ha aperto il fuoco, senza preavviso, direttamente contro la loro imbarcazione. I pescatori si trovavano a circa 6 miglia dalla costa, entro il limite consentito dalle autorità israeliane. I soldati hanno sparato per 5 minuti e due proiettili hanno colpito subito la mano destra di Saleem, di cui uno ha tranciato il mignolo. 

I pescatori sono scappati e si sono diretti verso la costa di Gaza. Hanno chiamato la polizia costiera che ha raggiunto il peschereccio con un hasaka (piccola barca) dal motore più veloce, per trasportare Saleem quanto prima sulla costa. Un' ambulanza lo stava attendendo ed al suo arrivo l'ha trasportato all'ospedale Shifa.

I due proiettili hanno colpito la mano destra di Saleem causando perdita di un mignolo e di parte del tessuto interno.
Alcuni dei suoi parenti ci hanno mostrato una foto scattata con il cellulare in cui si vedono due tagli profondi sul dorso della mano. Saleem è stato sottoposto ad operazione chirurgica attraverso cui è stato impiantato un fissatore interno all'arto. Saleem deve rimanere sotto osservazione, bisogna verificare se il sangue è in grado di raggiungere le altre dita della mano. Un' infezione inoltre lo costringe a prendere antibiotici.

Saleem è sposato ed ha 13 figli, 5 maschi e 6 femmine. E' l'unico pescatore della sua famiglia, che vive nel campo rifugiati di Shati e che non ha altre fonti di reddito se non la pesca. 
"E' da 46 anni che sono pescatore, ho iniziato all'età di 10 anni", ci ha detto Saleem.
"Tornerai a pescare?", gli abbiamo chiesto. "Certo, ho perso solo l'uso di una mano", ci ha detto.
Abbiamo chiesto a Saleem un messaggio da inviare ai  nostri governi ed  alla comunuta internazionale. "Chiedo che ci sostengano, chiedo che sostenagno soprattutto i pescatori", ci ha detto Saleem.

Saleem sorrideva, nonostante tutto. La stanza dell'ospedale era piena di parenti ed amici che ci hanno ringraziati per la visita. La semplicità ed il cuore forte e puro di queste  persone mi commuove ogni volta.
Abbiamo promesso di restare in contatto e di rivederci quando Saleem sarà rilasciato dall'ospedale. 


FOTO. Radiografia: prima dell'operazione e dopo l'operazione





Saleem El Faseh, 57 anni


Foto della mano ferita di Saleem prima dell' operazione: 

 









Background 

Israele ha progressivamente imposto restrizioni ai pescatori palestinesi sull'accesso al mare. Le 20 miglia nautiche stabilite sotto gli accordi di Jericho nel 1994 tra Israele e l'Organizzazione di Liberazione della Palestina  (OLP), sono state ridotte a 12 miglia sotto l'Accordo Bertini nel 2002. Nel 2006, l'area acconsentita alla pesca è stata ridotta a 6 miglia nautiche dalla costa. A seguito della offensiva militare israeliana "Piombo Fuso" (2008-2009) Israele ha imposto un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, impedendo ai palestinesi l'accesso all' 85% delle acque a cui hanno diritto secondo gli accordi di Jericho del 1994.
Gli accordi raggiunti tra Israele e la resistenza palestinese dopo l'offensiva militare israeliana di novembre 2012, "Pilastro di Difesa", hanno acconsentio ai pescatori di Gaza di raggiungere nuovamente le 6 miglia nautiche dalla costa. Nonostante questi accordi, la marina militare israeliana non ha cessato gli attacchi contro i pescatori di Gaza, anche all'interno di questo limite. A Marzo 2013, Israele ha imposto nuovamente un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, affermando che tale decisione era stata presa a seguito dell'invio di alcuni razzi palestinesi verso il sul di Israele. Mercoledi' 22 maggio, le autorità militari israeliane hanno diffuso attraverso alcuni media la decisione di estendere nuovamente il limite a 6 miglia nautiche dalla costa.



domenica 1 settembre 2013


Ibrahim Al-Najjar


Ibrahim Abdullah Al-Najjar, 21 anni, e Ismael Wael Al-Bardaweel, 19 anni, sono stati feriti dal fuoco della marina militare egiziana il 30 agosto mentre pescavano sulle loro hasaka (piccole barche da pesca palestinesi) nelle acque di Rafah, al confine tra l'Egitto e la Striscia di Gaza. Altri cinque pescatori sono stati arrestati.

I due pescatori feriti sono stati trasferiti all' ospedale Abu Yousef Al-Najjar, in Rafah.

Siamo andati a far loro visita in ospedale. La piccola sala ospedaliera era affollata dai loro parenti.

Yousef al Najjar, 23 anni, fratello di Ibrahim, con lui sulla barca, ci ha raccontato: "Alle 2 del mattino siamo andati a pescare sulla nostra barca con altri tre pescatori".
Sulla loro hasaka c'erano in tutto 5 pescatori, tutti membri della stessa famiglia:
Ibrahim Al-Najjar (21 anni), 
Yousef Al-Najjar (23 anni), 
Odail Al-Najjar (18 anni), 
Jamil Al-Najjar (19 anni), 
Ali Al Najjar (23 anni).

"Verso le 3.30, una nave della marina militare egiziana ci ha attaccati, insieme ad alcuni motoscafi. Ci hanno attaccati ad una distanza di circa 2-3 metri", ci ha detto Yousef. 


La marina militare egiziana ha tentato di arrestare i pescatori che pero' hanno cercato di scappare e di raggiungere la costa. 
I militari egiziani hanno cosi' aperto il fuoco direttamente contro i pescatori, impotenti sulle loro piccole barche non veloci.


I militari egiziani hanno puntato al braccio di Ibrahim, il braccio che stava usando per manovrare la barca per scappare. Ibrahim ha riportato una ferita da arma da fuoco con frattura aperta e comminuta, ovvero l'osso è  rotto in piu' punti, con formazione di piccoli frammenti.
Ibrahim è rimasto ferito anche al suo piede destro e da frammenti di esplosivo.

Ismael Wael Al-Bardaweel si trovava invece con altri tre pescatori, membri della stessa famiglia, a bordo di un'altra barca accanto a quella di Ibrahim. 
A bordo vi erano:
i fratelli Ismael Wael Al-Bardaweel (19 anni),
Mohammed Al-Bardaweel (16 anni),
Abdallah Al-Bardaweel (12 anni),
ed il cugino Mahmoud Al-Bardaweel (11 anni).

Come si nota dalle età, molti di questi pescatori sono minori o addirittura bambini.

I pescatori hanno cercato di scappare al fuoco della marina militare egiziana insieme alla barca della famiglia Al-Najjar.

"Non eravamo lontani dalla costa. Siamo arrivati a poche centinaia di metri dalla costa ed abbiamo passato di pochi metri la linea di confine con le le acque egiziane, in tutto eravamo sei barche", ci hanno raccontato.
Dalla descrizione che ci hanno fatto i pescatori, la marina militare egiziana pare li abbia attaccati alle spalle, entrando dapprima in acque palestinesi per poi sorprenderli ed attaccarli fino a 100 mt  dalla costa. 

Un'altra barca di pescatori e' stata invece raggiunta dalla marina egiziana e cinque pescatori sono stati arrestati.
Abbiamo avuto notizia che i pescatori arrestati sono: Ismail Jamal Basala, Khaled Jamal Basala, Maher Mazen Basala, e Mahmoud Nahedh Basala, Radwan Shallouf. 
Non abbiamo notizie sulla loro detenzione, ma i pescatori che abbiamo visitato ci hanno riferito che i cinque pescatori arrestati dovrebbero essere detenuti in Al-Arish.



Le barche dei due pescatori sono state danneggiate nell'attacco. Le famiglie di entrambi dipendono dalla pesca, entrambe non hanno altre risorse per sopravvivere.

"Non possiamo vivere ora perché le nostre barche sono state danneggiate", ci ha detto Ismael.
Ed Ibrahim ha aggiunto: "Siamo senza difese, non c'è niente che possiamo fare".
"Vorremmo che la marina egiziana ci lasci fare il nostro lavoro", ha concluso Yousef.

Sembra incredibile ora ritrovarsi a riportare di attacchi contro i pescatori palestinesi da parte della marina militare egiziana, quando fino a questo momento era solo la marina militare israeliana ad attaccare, arrestare e ferire i pescatori di Gaza. 
Quanto è avvenuto è di una gravità estrema. Le autorità egiziane, dopo il colpo di stato con cui il 3 luglio è stato destituito Morsi, hanno vietato ai pescatori di Gaza di entrare nelle acque egiziane, ma ciò non dà il diritto a militari egiziani di sparare deliberatamente su civili palestinesi.

I pescatori palestinesi si avvicininano o tentano di entrare in acque egiziane a causa dei limiti imposti dalla autorità israeliane nelle acque di Gaza. Il limite, da 3 miglia è stato esteso a 6 miglia nautiche dalla costa, ma la marina militare israeliana continua ad attaccare i pescatori all'interno di questo limite, nonostante gli accordi con cui si è giunti al cessate il fuoco dopo l'offensiva militare israeliana di novembre 2012 affermino che le forze militari israeliane debbano "astenersi dal colpire i residenti nelle aree lungo il confine" e "cessare le ostilità nella Striscia di Gaza, via terra, via mare e via aria, compreso le incursioni e le uccisioni mirate." Questi accordi non sono stati mai rispettati dall'esercito israeliano. 
Inoltre, all'interno dello spazio marittimo concesso ai pescatori palestinesi non c'è quantita' di pesce sufficiente ed i pescatori di Gaza non possono sostenere le proprie famiglie. 
I pescatori di Gaza devono lavorare all'interno di una vera e propria prigione i cui limiti sono imposti con l'uso delle armi.



Background 
Israele ha progressivamente imposto restrizioni ai pescatori palestinesi sull'accesso al mare. Le 20 miglia nautiche stabilite sotto gli accordi di Jericho nel 1994 tra Israele e l'Organizzazione di Liberazione della Palestina  (OLP), sono state ridotte a 12 miglia sotto l'Accordo Bertini nel 2002. Nel 2006, l'area acconsentita alla pesca è stata ridotta a 6 miglia nautiche dalla costa. A seguito della offensiva militare israeliana "Piombo Fuso" (2008-2009) Israele ha imposto un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, impedendo ai palestinesi l'accesso all' 85% delle acque a cui hanno diritto secondo gli accordi di Jericho del 1994.
Gli accordi raggiunti tra Israele e la resistenza palestinese dopo l'offensiva militare israeliana di novembre 2012, "Pilastro di Difesa", hanno acconsentio ai pescatori di Gaza di raggiungere nuovamente le 6 miglia nautiche dalla costa. Nonostante questi accordi, la marina militare israeliana non ha cessato gli attacchi contro i pescatori di Gaza, anche all'interno di questo limite. A Marzo 2013, Israele ha imposto nuovamente un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, affermando che tale decisione era stata presa a seguito dell'invio di alcuni razzi palestinesi verso il sul di Israele. Mercoledi' 22 maggio, le autorità militari israeliane hanno diffuso attraverso alcuni media la decisione di estendere nuovamente il limite a 6 miglia nautiche dalla costa.



Ibrahim Al-Najjar

Le radiografie di Ibrahim Al-Najjar:
foto 1: dopo l'operazione
foto 2: prima dell'operazione



Ismael Al-Bardaweel 

La radiografia di Ismael



lunedì 29 luglio 2013

 Awad Rafat Abdel Aty


Giovedì pomeriggio, 25 luglio 2013, un ragazzo di 19 anni, Awad Rafat Abdel Aty è rimasto ferito mentre lavorava in un terreno chiamato "Jamarik", vicino Beit Hanoun, nel nord della Striscia di Gaza.

Awad, ricoverato attualmente al Kamal Odwan hospital, ci ha raccontato che stava raccogliendo legna da rivendere a circa 500 metri dalla barriera di separazione con Israele.
"Verso le 14.00 ho sentito improvvisamente sparare", ci ha detto Awad.
Un proiettile ha colpito Awad alla gamba destra, e diversi frammenti di esplosivo l'hanno ferito su tutto l'arto inferiore e sul torace.Il proiettile infatti, che è entrato ed uscito dalla gamba, è poi esploso ferendo Awad con piccoli frammenti.
"Alcune persone hanno tentato di avvicinarsi a me ma i soldati hanno gridato loro di tornare indietro", ci ha raccontato Awad, che poi è stato trasportato da un'ambulanza al Beit Hanoun hospital e successivamente trasferito al Kamal Odwan hospital.
Un dottore ci ha spiegato che Awad ha bisogno di bendaggio quotidiano, il proiettile non ha causato frattura. Probabilmente alcuni frammenti verranno rimossi, altri resteranno all'interno del corpo.

Nelle ultime due settimane due civili sono rimasti feriti nell'area di Beit Hanoun, nel Nord della Striscia.
Questi lavoratori "invisibili" agli occhi dei media, spesso ragazzini che non raggiungono la maggiore età, girano di solito con dei carretti trainati da asini e si recano nei terreni lungo il confine per raccogliere metallo, plastica, rame, legna ed altro materiale che possono rivendere. La scarsa quantità di materiali causata dall'assedio, rende necessario alle aziende il riciclo ed il riutilizzo. Di solito le famiglie di questi giovani sono molto povere, o ciò che guadagnano non è sufficiente ad autosostenersi. Spesso, non hanno altro modo per sopravvivere.

Awad riesce a guadagnare circa 25 shekels al giorno.
Suo padre Rafat ci ha detto di aver ricevuto una chiamata da un amico di Awad quando è rimasto ferito. "Ero molto preoccupato, pensavo di diventare pazzo, perché di solito quando qualcuno chiama per dire che il proprio figlio è rimasto ferito significa che è morto", ci ha detto Rafat. 
Rafat non aveva nemmeno i soldi per pagare un taxi per raggiungere l'ospedale. Alcune persone l'hanno accompagnato in auto da suo figlio.

Rafat ci ha detto che precedentemente lavorava come pescatore. "Ho smesso di lavorare come pescatore perché non c'è abbastanza pesce nel mare", ci ha detto Awad, che ci ha spiegato le difficoltà che affrontano i pescatori di Gaza a causa del limite delle 6 miglia imposto dalle autorità israeliane ed ora anche a causa della mancanza di carburante. Rafat quindi non lavora. L'unica persona della famiglia che lavora è suo figlio Awad, che ora è ricoverato in ospedale. 
La loro famiglia, originaria del villaggio di Majda (Palestina del 1948) è composta da 11 persone, tra cui 5 figli maschi (Awad, 19 anni, Mohammed, 7 anni, Ahmed, 14 anni, Saqer, 8 anni, Yousef, 3 anni) e 4 figlie femmine (Monaz, 21 anni, Soha, 13 anni, Nesma, 4 anni, Ghazal, 1 anno). Vivono grazie ai coupon rilasciati dalla Unrwa o alle donazioni di Ong.
"Non so come portare un iftar (intendendo il pasto con cui si rompe il digiuno durante il Ramadan) alla mia famiglia,ora mio figlio è ferito", ci ha detto Rafat.
Il futuro è incerto per la famiglia di Rafat, che non può permettersi di pagare gli studi universitari per i propri figli.

Rafat vorrebbe che la comunità internazionale ponesse fine all'assedio sulla Striscia di Gaza e che le persone possano finalmente vivere da "esseri umani". 


Dall'inizio del cessate il fuoco del mese di novembre 2012, le forze israeliane hanno ucciso 4 civili palestinesi e ferito almeno 100 persone, incluso 24 minori, nelle aree lungo il confine. Eppure, secondo quegli accordi, le forze israeliane avrebbero dovuto cessare gli attacchi aerei, via terra e via mare.
Un numero che sarà probabilmente destinato presto a salire quello dei feriti nelle terre lungo il confine, quando inizierà nuovamente la stagione della semina e molti contadini lavoreranno nelle loro terre agricole, terre che costituiscono per queste famiglie l'unica fonte di sussistenza.





Radiografie alla gamba destra di Awad Rafat Abdel Aty





 frammento di esplosivo


Rafat con alcuni dei suoi figli


due  figli di Rafat

giovedì 4 luglio 2013

Nelle prime ore del mattino di domenica 30 giugno 2013, un pescatore palestinese di 30 anni, Sharif Arafat, è rimasto ferito su un peschereccio a largo delle coste di Soudania, a nord della Striscia di Gaza.
Il capitano della barca, Nafiz Al Habeel, ci ha riferito che  durante la notte il forte vento aveva spinto il peschereccio a circa 6 miglia dalla costa di Soudania. Verso mezzanotte una nave della marina militare israeliana si era avvicinata per poi andare via. Nelle prime ore del mattino, attorno alle 3.30-4.00, i pescatori hanno lanciato le reti in mare. Una nave della marina militare israeliana si è avvicinata al loro peschereccio ed ha iniziato a sparare. Nafiz ci ha riferito che i pescatori hanno cercato di nascondersi per evitare i proiettili, mentre Sharif Arafat è corso sul lato dove si trovano le reti. Sharif, pescatore inesperto, non sa bene come muoversi in caso di spari da parte dell'esercito. Una delle reti ha circondato la sua gamba. "Sharif era terrorizzato, la sua caviglia era intrappolata", ci ha detto Nafiz. Sharif si è aggrappato alla barca per non cadere in acqua, perché non sa nuotare, mentre le reti lo tiravano giù. La caviglia si è così fratturata e spezzata, e Sharif è caduto in acqua. Nafiz ci ha detto di aver cercato di tirare su le reti con il motore. "Queste reti galleggiano, ho gridato a Sharif di aggrapparsi ad una sfera della rete", ci ha detto Nafiz. Sharif è stato poi tirato a bordo e portato al porto di Gaza city attraverso un hasaka, una piccola barca che in genere accompagna i pescherecci. 
Durante l'incidente i pescatori avevano riacceso le luci delle barche, che in genere spengono quando lanciano le reti. La marina militare israeliana allora si è allontanata, probabilmente perché i soldati avevano capito che era accaduto qualcosa di grave.

Abbiamo incontrato Sharif Arafat nell'ospedale Shifa di Gaza city, dove  è stato ricoverato a seguito dell'incidente. 
Un report ospedaliero attesta che Sharif ha riportato una semiamputazione post traumatica alla caviglia destra.
Sharif Arafat non è un pescatore professionista. "Sono andato a pescare solo a causa della situazione economica, non so neanche nuotare", ci ha detto Sharif, che ha iniziato a pescare da soli 5 mesi. Sharif è sposato, ha una bambina e sua moglie è incinta di una seconda figlia.
Sharif era spaventato all'idea che il suo piede potesse essere amputato. Suo fratello Alaa, accanto a lui in ospedale, era in lacrime. La sera stessa Sharif è stato trasferito d'urgenza in un ospedale in Israele per essere operato, grazie anche all'intervento del Palestinian Center for Human Rights che ha chiesto l'accelerazione delle pratiche. Nella Striscia di Gaza infatti non è disponibilie la chirurgia di cui necessiterebbe.
Siamo tuttora in attesa di notizie sulle condizioni di Sharif Arafat.



Background 
Israele ha progressivamente imposto restrizioni ai pescatori palestinesi sull'accesso al mare. Le 20 miglia nautiche stabilite sotto gli accordi di Jericho nel 1994 tra Israele e l'Organizzazione di Liberazione della Palestina  (OLP), sono state ridotte a 12 miglia sotto l'Accordo Bertini nel 2002. Nel 2006, l'area acconsentita alla pesca è stata ridotta a 6 miglia nautiche dalla costa. A seguito della offensiva militare israeliana "Piombo Fuso" (2008-2009) Israele ha imposto un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, impedendo ai palestinesi l'accesso all' 85% delle acque a cui hanno diritto secondo gli accordi di Jericho del 1994.
Gli accordi raggiunti tra Israele e la resistenza palestinese dopo l'offensiva militare israeliana di novembre 2012, "Pilastro di Difesa", hanno acconsentio ai pescatori di Gaza di raggiungere nuovamente le 6 miglia nautiche dalla costa. Nonostante questi accordi, la marina militare israeliana non ha cessato gli attacchi contro i pescatori di Gaza, anche all'interno di questo limite. A Marzo 2013, Israele ha imposto nuovamente un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, affermando che tale decisione era stata presa a seguito dell'invio di alcuni razzi palestinesi verso il sul di Israele. Mercoledi' 22 maggio, le autorità militari israeliane hanno diffuso attraverso alcuni media la decisione di estendere nuovamente il limite a 6 miglia nautiche dalla costa.






 Nafiz Al Habeel, con la figlia di Sharif Arafat

sabato 15 giugno 2013

Omar Abu Muhareb, 48 anni


Venerdì pomeriggio, 14 giugno 2013, Omar Abu Muhareb, un contadino palestinese di 48 anni, è rimasto ferito dal fuoco dell’esercito israeliano nell’area di Deir El Balah, al centro della Striscia di Gaza.
Omar stava irrigando la sua terra nel villaggio di Wadi As-Salqa, a 600 metri dalla barriera che separa Israele dalla Striscia di Gaza.
Omar ha riferito che jeeps israeliane si muovevano lungo il confine mentre stava lavorando. Improvvisamente, dopo circa 10 minuti dall'inizio del lavoro,  alle 19.30 circa, un proiettile l’ha colpito alla gamba destra. I soldati hanno sparato probabilmente da una jeep hummer.
Omar era da solo nella sua terra mentre altri contadini stavano lavorando nelle terre adiacenti.
“Non ho sentito sparare, i soldati hanno usato proiettili silenziosi. Improvvisamente mi sono ritrovato ferito. Ho corso per 50 metri, poi sono caduto ed ho gridato ai miei cugini che ero ferito”, ha riferito Omar. I suoi cugini l’hanno trasportato all’Aqsa Martyrs hospital.

La famiglia di Omar è composta da 14 membri: Omar, sua moglie, 8 figli maschi e 4 figlie femmine. Cinque dei suoi figli lavorano con lui nella terra di famiglia. Tutta la famiglia dipende dal prodotto di questa terra.
Due dei suoi figli, Nedal e Tareq, hanno riferito che Omar ha riportato una ferita di livello intermedio alla tibia destra.

Il dottor Saleman Al Attar, del dipartimento di Ortopedia dell’Aqsa Martyrs hospital, ha riferito che le condizioni generali di Omar sono buone. “La ferita da colpo di arma da fuoco genera sempre complicazioni. Il proiettile ha colpito la tibia destra e vi è la presenza di frammenti”, ha riferito il dottor Al Attar. Nella sala di emergenza, i dottori hanno eseguito una pulizia della ferita, una prima rimozione chirurgica del tessuto lacerato e devitalizzato e successivamente il bendaggio. Dopo 3 giorni o 72 ore, Omar sarà sottoposto ad una ulteriore rimozione dei tessuti devitalizzati.
I dottori non rimuoveranno il proiettile. “È pericoloso rimuovere il proiettile in quanto si trova nell’area neurovascolare, dove vi sono le arterie”, ha riferito il dottor Al Attar.
La ferita verrà chiusa. Al paziente verranno poi somministrati antibiotici ed analgesici per circa 4 settimane.
Il dottor Al Attar ha sottolineato l’effetto pesicologico nei pazienti consapevoli di conservare un proiettile all’interno del proprio corpo. “Il paziente avrà sempre l’impressione di avvertire dolore nella zona dove si trova il proiettile, anche se il dolore non è reale. Il problema è che non vi sono assistenti sociali che possano fornire supporto psicologico. Ogni palestinese soffre dalla nascita di problemi psicologici”, ha concluso il dottor Al Attar.

Durante l’ultima offensiva militare di novembre 2012, l’ospedale al Aqsa ha ricevuto moltissime vittime. “L’ospedale era pieno, cercavamo di salvare chi era in migliori condizioni mentre altri pazienti in gravi condizioni morivano”, ha concluso il dottor Al Attar.

Gli accordi per il cessate il fuoco del 21 novembre 2012 hanno stabilito che le forze militari israeliane devono "astenersi dal colpire i residenti nelle aree lungo il confine" e "cessare le ostilità nella Striscia di Gaza, via terra, via mare e via aria, compreso le incursioni e le uccisioni mirate."
Tuttavia attacchi militari israeliani via terra e via mare si sono susseguiti a partire dal giorno successivo al cessate il fuoco, ed aerei militari israeliani hanno sorvolato costantemente il cielo della Striscia di Gaza. Quattro civili sono stati uccisi dalla fine dell'offensiva militare "Pilastro di Difesa" e più di 90 sono i civili feriti.
Questi attacchi contro la popolazione civile di Gaza continuano ad avvenire nel silenzio internazionale.




lunedì 10 giugno 2013



La mattina di lunedì 10 giugno, un ragazzo palestinese è rimasto ferito dal fuoco dell'esercito israeliano mentre lavorava nell'area di Sofa, nel sud della Striscia di Gaza, al confine con Israele. 

Amer Abu Hadayed, 20 anni, stava raccogliendo pietre da rivendere come materiale da costruzione insieme ad i suoi fratelli Yasser e Saher. I tre erano andati a lavorare alle 6.00 del mattino a bordo di un tok tok. Una jeep militare israeliana si era avvicinata per poi allontanarsi e successivamente ritornare sul posto dove i tre stavano lavorando. I soldati hanno iniziato a sparare nella loro direzione attorno a loro. Verso le 7.00 i tre ragazzi, che si trovavano a circa 30 metri dalla barriera che separa Israele dalla Striscia di Gaza, hanno cercato di scappare per non essere feriti, ma Amer è stato colpito alla spalla da uno dei proiettili.
Amer ed uno dei suoi fratelli sono scappati mentre il terzo li ha seguiti con il tok tok ed ha successivamente trasportato Amer in ospedale.


I tre ragazzi guadagnano 80 shekels per una giornata di lavoro, di cui 15 shekels di solito vanno al conducente del tok tok, che oggi non era presente. In pratica in una giornata i ragazzi guardagnano circa 6 euro a testa, lavorando ogni giorno in un'area estremamente pericolosa. 

In ospedale Amer, nonostante ricorverato nel reparto di terapia intensiva, ci ha raccontato quello che e' successo ed ha aggiunto che due settimane prima i soldati avevano sparato molto verso di loro e che erano scappati. 

Amer si trova tuttora nel reparto di terapia intensiva dell' European hospital.
Il Dottor Ihab Alassal ci ha detto che il proiettile  è entrato ed uscito dal corpo di Amer. Le sue condizioni ora sono stabili. Ha riportato un accumulo di sangue nello spazio pleurico, ovvero lo spazio tra il polmone e la parete toracica. Il dottor Alassal ha aggiunto che Amer si trova ora sotto osservazione e monitoraggio degli accessi vascolari e della pressione del sangue. Ha aggiunto che se le condizioni di Amer dovessero peggiorare procederanno ad una esplorazione chirurgica.


La famiglia di Amer è composta da 10 membri, i due genitori, due figlie femmine e 6 figli maschi.
Uno dei figli, Mahmoud, 24 anni, lavora come barbiere, mentre tre dei figli maschi raccolgono pietre da rivendere, ed i restanti sono disoccupati. Vivono in Khan Younis, in una zona chiamata Al Junra, nel sud della Striscia di Gaza.
Mahmoud era con uno dei fratelli fuori il reparto di terapia intensiva. Ripeteva costantemente "Sono disperato", parlando delle dure condizioni economiche in cui versa la sua famiglia. Sogna di lasciare Gaza, di trasferirsi in Italia o altrove, per sperare in un futuro migliore. 
"Non torneremo più a raccogliere pietre", ci ha detto Yasser i cui occhi raccontavano tutto lo spavento per ciò che hanno vissuto.

L'assedio che Israele ha illegalmente imposto sulla Striscia di Gaza produce mancanza di economia e quindi altro livello di disoccupazione. La scarsa quantità di materiale da costruzione che entra attraverso il valico di Karm Abu Salem (Kerem Shalom) costringe le aziende palestinesi a raccogliere pietre per la costruzione di edifici

Gli accordi per il cessate il fuoco del 21 novembre 2012 hanno stabilito che le forze militari israeliane devono "astenersi dal colpire i residenti nelle aree lungo il confine" e "cessare le ostilità nella Striscia di Gaza, via terra, via mare e via aria, compreso le incursioni e le uccisioni mirate." 
Tuttavia attacchi militari israeliani via terra e via mare si sono susseguiti a partire dal giorno successivo al cessate il fuoco, ed aerei militari israeliani hanno sorvolato costantemente il cielo della Striscia di Gaza. Quattro civili sono stati uccisi dalla fine dell'offensiva militare "Pilastro di Difesa" ed almeno 90 sono i civili feriti. 
Questi attacchi contro la popolazione civile di Gaza continuano ad avvenire nel silenzio internazionale. 



Amer Abu Hadayed, 20 anni, ricoverato nel Reparto di Terapia Intensiva dell'European hospital


domenica 9 giugno 2013

  I due pescatori arrestati, Khader Marwan Al-Saidi, 24 anni e Hassan Ali Murad, 27 anni


Durante la notte di venerdì 7 giugno 2013 vi è stata una escalation di attacchi da parte della marina militare israeliana contro i pescatori di Gaza. Il comitato dei pescatori della Union of Agricultural Workers Committees aveva riportato attacchi lungo tutta la costa di Gaza e l'arresto di due pescatori, oltre alla distruzione di reti per la pesca.

I due pescatori arrestati, Khader Marwan Al-Saidi, 24 anni, e Hassan Ali Murad, 27 anni, sono stati arrestati verso le 3.00 del mattino di venerdì e sono stati rilasciati il giorno successivo, ma la loro barca è stata confiscata.

I due pescatori vivono nel campo rifugiati di Shati.
Giovedì pomeriggio erano usciti in mare verso le 15.00 e si erano diretti verso sud, fermandosi a pescare a sud delle coste di Shalihat. 

L'attacco

Hassan Ali Murad ci ha riferito che una nave della marina militare israeliana ha iniziato ad attaccarli sparando verso le lroo barche alle 2.00 del mattino.
"Con noi c'erano altre 6-7 hasaka, stavamo pescando in gruppo. Quando i soldati hanno iniziato a sparare tutti i pescatori sono scappati, ma il motore della nostra barca era guasto e non siamo riusciti a scappare. Abbiamo cercato di accendere il generatore ma non ci siamo riusciti". I pescatori si trovavano a circa 6 miglia dalla costa. Abbiamo urlato ai soldati "Andate via, siamo a meno di 6 miglia!", ma i soldati hanno continuato a sparare", ha aggiunto Hassan.

L'arresto e l'interrogatorio

Una barca zodiac a bordo della quale vi erano 6 soldati si è avvicinata a loro. I soldati israeliani hanno ordinato ai due pescatori di svestirsi, tuffarsi in acqua e raggiungere a nuoto la barca israeliana. "I soldati hanno sparato verso di noi  mentre nuotavamo", ci ha detto Hassan. A bordo della barca israeliana i due pescatori sono stati bendati ed ammanettati. I soldati hanno poi confiscato la barca dei pescatori e tutto l'equipaggiamento. Hassan ha precisato che il generatore costa circa 6.000 dollari, la barca costa circa 3.000 dollari, l'equipaggiamento ha un valore di circa 1.000 dollari, per un totale di 10.000 dollari, che i pescatori dovranno comunque continuare a pagare perché si sono indebitati per poter affrontare queste spese.
"Siamo stati trattenuti per circa 30 minuti sulla barca israeliana, al freddo, poi i soldati ci hanno trasportati sulla nave grande della marina militare israeliana. Ci hanno stesi a terra e ci hanno colpito con i piedi dietro la testa, poi ci hanno incappucciati. Non potevo respirare, dopo mezz'ora mi sentivo morire per la mancanza di aria", ci ha detto Hassan. I pescatori sono stati trasportati al porto di Ashdod in Israele, sono stati dati loro una maglia ed un pantalone e sono rimasti ammanettati e bendati fino alle 12.00 del giorno successivo. Hassan ci ha anche raccontato che i soldati li hanno derisi e li hanno picchiati. Un dottore ha fatto poi loro visita, ed ha informato Hassan di soffrire di diversi problemi di salute. Hassan gli ha risposto:"Che cosa vuoi da noi? Avete preso la nostra barca, avete preso la nostra vita, ed ora vuoi controllare la mia salute?" Il dottore gli ha risposto che era sua responsabilità controllare la sua salute. Hassan gli ha detto:"Non sono arrabbiato per la mia salute, sono arrabbiato perché non posso più sfamare i miei bambini".  I due pescatori sono stati trattenuti 4 ore in una stanza per poi essere interrogati. Un ufficiale ha chiesto ad Hassan se conoscesse membri di Hamas, se fosse coinvolto in gruppi armati ed altre domande di questo tipo. Hassan gli ha risposto: "Stai ditruggendo la mia vita e mi fai queste domande?". L'ufficiale gli ha detto:"La nostra preoccupazione è distruggere la vita dei pescatori", intendendo che questa fosse la loro missione.
Due anni fa Hassan era stato già arrestato dalla marina militare israeliana insieme a suo cugino, che era stato ferito da un proiettile alla gamba. "Chi nutrirà i nostri bambini ora? Non abbiamo altre risorse. Chi pagherà i nostri debiti?" ha aggiunto Hassan.
Mentre ascoltavao la testimonianza di Hassan, un altro membro della famiglia è intervenuto dicendo: "Ogni pescatore preferirebbe morire ed essere sparato alla testa piuttosto che perdere la propria barca. La barca è la nostra fonte di vita".
Hassan ha aggiunto che durante l'interrogatorio in Ashdod, l'ufficiale gli ha detto: "Puoi chiedere ad un avvocato di riavere indietro la barca ma stai sicuro che non ti ridaremo il generatore". 
Hassan gli ha risposto: "L'avvocato ha bisogno di soldi, io non posso pagarlo". L'ufficiale ha replicato:"Non sono affari miei, sono affari dell'avvocato".
A Gaza Hassan ha chiesto aiuto ad un avvocato ma quest'ultimo gli ha detto che il procedimento costerebbe una somma di denaro equivalente all'acquisto di una nuova barca.
Khader Marwan Al-Saidi è poi intervenuto dicendo che l'ufficiale gli ha detto: "Vi devo osservare in mare notte e giorno e questo mi infastidisce, per questo motivo vi distruggiamo la barca.". Khader ha aggiunto che gli ufficiali israeliani sanno tutto della loro vita. Khader recentemente è diventato padre. L'ufficiale durante l'interrogatorio gli ha detto: "Come sta il tuo bambino?".
L' ufficiale inoltre gli ha detto: "State portando con voi internazionali per essere protetti. Se porti internazionali con te la volta successiva colpiremo la tua barca. Non abbiamo paura di voi e non abbiamo paura degli internazionali. Non pensare che gli internazionali possano proteggerti. Possiamo sparare quando vogliamo, nessuno ci ferma".
Oltre al dramma rappresentato dalla perdita della barca e di ogni mezzo di sussistenza, i pescatori subiscono continuamente anche violenza psicologica. Hassan ci ha mostrato i pantaloni che l'esercito israeliano aveva dato loro. I soldati gli hanno detto che hanno lo stesso valore della barca e del generatore.

Verso Erez, il rlascio

Dopo l'interrogatorio, durato circa 30 minuti, i due pescatori sono stati trattenuti due ore prima di essere portati ad Erez. I soldati hanno ammenattato anche le gambe dei pescatori e li hanno costretti a piegarsi per prendere uno scatolo che conteneva i loro vestiti da lavoro. Poi li hanno costretti a camminare per 500 metri con mani e piedi legati fino a raggiungere una jeep militare che li ha portati ad Erez. In Erez i due pescatori hanno docuto camminare altri 500 metri.
Il valico di Erez era chiuso. Un soldato voleva portare i pescatori nuovamente ad Ashdod, mentre un altro soldato insisteva per permettere loro di attraversare il confine. Hassan ha raccontato che fortunatamente un'anziana donna palestinese che tornava da un ospedale israeliano aveva raggiunto il confine. La donna ha chiesto ai soldati di aprire il valico per poter tornare a casa. Dopo circa 10 minuti i soldati hanno aperto il valico. I due pescatori hanno poi camminato per circa 2 chilometri per raggiungere l'ufficio palestinese, dove sono stati interrogati dalla sicurezza interna. Dopo l'interrogatorio, i due, stremati e senza auto, si sono seduti in strada. L'anziana donna che aveva attraversato il valico ha offerto loro un passaggio in auto. "Non potete immaginare quello che è successo. Anche se lo vedeste in televisione non ci credereste", ha aggiunto Khader. 

Le difficoltà economiche

Hassan è sposato ed ha quattro bambini. Nella sua piccola casa, in cui bagno e cucina sono nella stessa stanza, vivono in 6 persone. Hassan pesca da quando aveva 10 anni. Suo padre era malato e non poteva lavorare, così il piccolo Hassan dopo la scuola andava a pescare. 
Khader Marwan Al-Saidi è sposato ed ha un bambino. Nella sua casa vivono 14 persone, mentre l'intera famiglia conta 70 persone in tutto. 
Dalla barca confiscata, di cui suo padre è proprietario, dipendevano circa 24 persone.


I continui attacchi contro i pescatori e l'appello alla comunità internazionale

Mentre ascoltavamo la testimonianza dei due pescatori, abbiamo appreso che la marina militare israeliana stava attaccando barche di pescatori di fronte alle coste di Soudania, nel nord della Striscia di Gaza. Zacaria Baker, a capo del Comitato dei pescatori della Union of Agricultural Work Committes  ci ha riferito che le forze israeliane stavano aprendo il fuoco contro i pescatori palestinesi ed una delle barche era stata circondata a circa 2 miglia dalla costa. Zacaria, al telefono con un referente sul posto, non riusciva ad ascoltare bene la telefonata a causa degli spari.
Abbiamo continuato ad ascoltare la terribile testimonianza dei due pescatori mentre nell'atmosfera saliva la tensione per quanto stava accadendo nello stesso momento. 
Hassan ha lanciato un messaggio alla comunità internazionale: "Chiediamo alla comunità internazionale di sostenere i pescatori palestinesi. Le autorità israeliane hanno comunicato attraverso i media di permettere ora ai pescatori palestinesi di raggiungere le 6 miglia nautiche dalla costa, ma in realtà stanno attaccando i pescatori all'interno di questo limite, a 4-5 miglia dalla costa, chiediamo alla comunità internazionale di aiutarci. Le persone che maggiormente sono colpite a Gaza sono i pescatori . Sappiamo che la situazione a Gaza è difficile, siamo sotto assedio, noi pescatori siamo attaccati ogni giorno e mentre vi sto parlando in questo momento i soldati stanno attaccando altri pescatori. Chiediamo alla comunità internazionale di stare dalla nostra parte."
I pescatori pensano che le Ong potrebbero aiutarli nel coprire i costi della barca confiscata. 

Background

Israele ha progressivamente imposto restrizioni ai pescatori palestinesi sull'accesso al mare. Le 20 miglia nautiche stabilite sotto gli accordi di Jericho nel 1994 tra Israele e l'Organizzazione di Liberazione della Palestina  (OLP), sono state ridotte a 12 miglia sotto l'Accordo Bertini nel 2002. Nel 2006, l'area acconsentita alla pesca è stata ridotta a 6 miglia nautiche dalla costa. A seguito della offensiva militare israeliana "Piombo Fuso" (2008-2009) Israele ha imposto un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, impedendo ai palestinesi l'accesso all' 85% delle acque a cui hanno diritto secondo gli accordi di Jericho del 1994.
Gli accordi raggiunti tra Israele e la resistenza palestinese dopo l'offensiva militare israeliana di novembre 2012, "Pilastro di Difesa", hanno acconsentio ai pescatori di Gaza di raggiungere nuovamente le 6 miglia nautiche dalla costa. Nonostante questi accordi, la marina militare israeliana non ha cessato gli attacchi contro i pescatori di Gaza, anche all'interno di questo limite. A Marzo 2013, Israele ha imposto nuovamente un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, affermando che tale decisione era stata presa a seguito dell'invio di alcuni razzi palestinesi verso il sul di Israele. Mercoledi' 22 maggio, le autorità militari israeliane hanno diffuso attraverso alcuni media la decisione di estendere nuovamente il limite a 6 miglia nautiche dalla costa.